Sport estremi

Finisce il lockdown, Trento e Reichegger lo celebrano sciando la Brenva

È nata così, quasi per caso l’idea dei due scialpinisti del Centro Sportivo Esercito Denis Trento e Manfred Reichegger che, con il finire del lockdown, si sono regalati una sciata sullo sperone delle Brenva.

“Per 50 giorni ho scrutato con tutti i tipi di luce ogni piccolo mutamento della neve che faticosamente tentava di attaccarsi al ghiaccio blu ancora presente nella parte alta” racconta Trento. “Per 50 giorni ho maturato il desiderio irrefrenabile, proprio perché momentaneamente impossibile, di sciare nel cuore del Bianco”. È stato un ritorno a casa, sulla montagna di tanti progetti, dopo il buio periodo che ha coinvolto il mondo intero. Non è una prima (La prima storica discesa della Brenva, è giusto ricordarlo, risale al 30 giugno 1973 a opera di Heini Holzer) ma è un bel messaggio di rinascita. Piano piano la cima era sempre più vicina, e lo sperone era talmente bianco e invitante da far sembrare assurdo che fosse ancora lì ad aspettare chi mi dessi una mossa. In altri tempi non avrebbe certamente atteso tanto”. Una frase che significa molto, che vuol mostrare come i due mesi di chiusura possano essere stati claustrofobici all’inizio, ma come poi ci si possa abituare a questa realtà non riuscendo più a lasciare la propria bolla con apparenta facilità.

Una mattina di fine maggio poi, finalmente, la sveglia suona presto. I due partono, non ci sono più scuse. Alle 2 del mattino sono a La Palud, alle 4 e trenta escono dal Canale del Tedesco, alle 7 sono in cima allo sperone pronti a iniziare la discesa.

Il risultato è una grande giornata sugli sci, un’esperienza unica condivisa con un amico e un compagno di cordata. La dimostrazione di come la voglia di rinascere sia innata in ognuno di noi. “Ora la mia quarantena è proprio finita, chissà se lo è davvero anche la stagione dello sci in montagna”.

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