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“Ho voglia di andare in bicicletta”. La quarantena e le speranze di Manolo

Rispetto a quella di chi vive in città, la quarantena ai piedi delle Pale di San Martino è un idillio. “So di essere un privilegiato. Vivo con mia moglie e i miei due figli in una baita a 900 metri di quota, al margine del bosco, ai piedi delle Pale di San Martino” sorride Manolo.

Vale la pena di notare che fino a due mesi fa questo era un luogo svantaggiato, scomodo, dove il postino e i corrieri non arrivavano. L’esperienza incredibile che stiamo vivendo ci può far capire che i valori possono cambiare in fretta”.

Maurizio Zanolla, in arte Manolo, il Mago per chi lo conosce di persona, è un mito dell’alpinismo e dell’arrampicata italiana. Nato a Feltre 62 anni fa, vive ai piedi delle Pale di San Martino, le Dolomiti più amate da Dino Buzzati. Le sue vie nuove e le sue scalate senza corda, dalla fine degli anni Settanta, hanno cambiato il modo di affrontare la roccia, e hanno dato una nuova immagine al mondo dell’arrampicata. 

Il suo primo libro, Eravamo immortali, pubblicato nel 2018 da Fabbri, è stato un best-seller. Anche prima dell’uscita del libro, le sue parole e le sue idee hanno avuto un’influenza profonda su chi scala o cammina in montagna. 

Come vivi, come vivete in questi giorni?

“In questi giorni, come tante famiglie, abbiamo riscoperto il piacere di stare insieme. Leggiamo, parliamo, cuciniamo. Ho rispolverato degli appigli artificiali, mi alleno, lo fanno anche i miei figli che hanno 21 e 19 anni. Giochiamo, e questo ci fa stare bene”.

Ma tu vai a fare la spesa? Guidi l’automobile rischiando di essere fermato? E quanto dista il negozio di alimentari più vicino dalla vostra baita accanto al bosco? 

“La distanza non è molta, un paio di chilometri. Ma il mio furgone si è rotto ed è rimasto a Torino. In questi giorni mi sposto a piedi, alla spesa pensa mia moglie. Io mi accollo il lavoro nei campi e nell’orto”. 

Cosa ti senti di dire a chi vive in un appartamento in città, e prima del lockdown frequentava i sentieri o la roccia? 

“In questo momento chi vive in città ha bisogno di molta più resistenza di noi. Certo, ci si può allenare anche in pochi metri quadrati, se si hanno a disposizione una stanza libera o un garage si possono usare un tapis-roulant o i rulli per la bici. Restare in forma è possibile”.

L’aspetto fisico non è tutto, però…

“Certo, e la chiave per riuscire a resistere è avere l’atteggiamento mentale giusto. Come quando si arrampica, o si cammina in montagna, la cosa fondamentale per farcela è accettare la situazione in cui ci troviamo. Paradossalmente, le settimane più difficili possono essere le prossime, quando si inizia a vedere la luce alla fine del tunnel”.

Si può paragonare la quarantena di questi giorni a una scalata impegnativa?

“Stiamo facendo tutti un’arrampicata difficile. Dobbiamo restare concentrati, muoverci da un appiglio all’altro. Nei momenti più difficili della mia vita di arrampicatore, sulla Via dei Piazaroi sulla Cima della Madonna o sul Mattino dei maghi al Totoga, avere l’atteggiamento mentale giusto mi è servito quanto la preparazione tecnica e fisica”.

Tu come fai a resistere in questi giorni? Hai una tecnica speciale? Un modo di respirare?

“No, mi basta pensare alla mia storia. A vent’anni, in un tremendo incidente d’auto, ho rischiato di diventare tetraplegico. Qualche anno fa, correndo in discesa nel bosco, sono scivolato, mi sono aggrappato a degli arbusti e mi sono distrutto i tendini di una spalla”. 

Ti sei fatto male anche in montagna, giusto?

“Certo, parecchie volte. L’incidente più serio è stato un volo di dieci metri alle Cinque Torri, con atterraggio sul ghiaione. Mi sono sfasciato le caviglie. Ogni volta ho accettato di ripartire, magari forzando un po’ i tempi. Non ho mai cercato scuse, ho sudato per mesi, alla fine mi sono rimesso in piedi”.

Tu hai passato i sessant’anni, ti sei tolto le tue soddisfazioni in parete. Per chi è più giovane, rinunciare è certamente più difficile. 

“E’ vero, ma dobbiamo accettare la situazione che stiamo vivendo. Per chi è giovane, per chi si stava preparando per qualche salita speciale, accettare l’immobilità forzata è più difficile. Ma non ci stiamo riprendendo da un incidente privato, abbiamo rinunciato a uscire per rispettare gli altri e noi stessi. Stiamo facendo una cosa importante”.

Tu mi hai sempre raccontato che non sai stare fermo, che hai bisogno di muoverti, sempre. E allora?

“Noi esseri umani siamo fatti per muoverci, per me e per tanti altri non c’è niente di peggio dell’immobilità. Per quel che mi riguarda, come ti ho detto, gli incidenti e l’età mi insegnano ad accettare la situazione. Dopo i miei incidenti non riesco più a correre, e anche lo sci è troppo traumatico per le mie ossa e i miei tendini”.

A cosa pensi in questi giorni? Quanto hai voglia di rimetterti in moto?

“Certo che ho voglia, e sono convinto che dobbiamo riprendere a vivere, questa immobilità sta diventando eccessiva. Però, spesso, penso agli infermieri e ai medici che sono stati mandati in prima linea senza protezione, e si sono sacrificati per noi. Non pensare a loro sarebbe una follia” 

Fino a qualche mese fa, come i tuoi colleghi guide alpine, hai continuato a lavorare. Pensi che riprenderete subito? Ci saranno clienti e lavoro? 

“E’ chiaro che con la crisi ci saranno meno soldi in giro. Quello che sta succedendo ridurrà il numero e la disponibilità economica dei clienti, e ci costringerà a qualche sacrificio. Ma non so fare delle previsioni precise”.

Nella prossima estate, speriamo, migliaia di appassionati di montagna torneranno su vette, sentieri e pareti. Ci saranno delle regole nuove, per metterle a punto c’è bisogno di idee. Tu ne hai?

“Ci sarà un problema serio per i rifugi, ma anche su questo è utile ricordare il passato. In questi giorni penso a quando avevo vent’anni, e in montagna dormivo sui prati o dietro ai massi. Poi, sul Monte Rosa e sul Monte Bianco, anche per me dormire nel camerone del rifugio è stata una parte dell’avventura. Forse ridiventeremo più semplici, magari tireremo fuori le tende. Non so”. 

Tu di cosa hai voglia? Cosa desideri fare, il giorno che il divieto agli spostamenti verrà tolto?   

“Prima di rimettere mani e piedi sulla roccia ho voglia di riprendere ad andare in bicicletta. Ho bisogno di vedere il paesaggio che cambia, di sentire l’aria sul volto. La gioia della montagna è fatta di cose semplici”. 

 

SLOWMOUNTAIN è l’essenzialità delle azioni, delle cose, del tempo che non è mai troppo o poco, ma giusto.
Si può arrampicare, salire un 8000, percorrere un sentiero, visitare un rifugio o una malga, salire una ferrata e guardare un panorama in modo lento.
SLOWMOUNTAIN è il modo di ritrovare la libertà, la natura e per vivere di nuovo.

Agostino Da Polenza

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Un commento

  1. Ho appena finito di leggere un articolo intitolato:
    “Fase 2: dal 4 maggio sentieri e montagne ancora chiusi, che errore professor Conte!”
    e che iniziava così: ” … La libertà di camminare su un sentiero o di pedalare su una strada di campagna, così importante per le abitudini e la salute fisica e mentale di migliaia di di italiani, non è stata rinviata…”
    Ne approvavo il contenuto, volevo condividerlo con una amica ma è sparito!
    Come mai?

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