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Atlas Mountain Race, Nico Valsesia: che avventura!

“Ho visto cose che nemmeno alla Race Across America” è il commento di Nico Valsesia all’arrivo della prima edizione della Atlas Mountain Race. “Più volte ho pensato di ritirarmi, poi mi sono detto che dovevo provarci. È stata l’occasione giusta per capire se ancora, a quasi 49 anni, ho voglia di soffrire, se ancora mi piace e mi diverte ciò che faccio.

Divertirsi si diverte e non si classifica nemmeno male, intorno alla ventesima posizione lungo un tracciato di gara massacrante: 1145 chilometri e 25mila metri di dislivello positivo da percorrere su sterrato attraverso la catena montuosa dell’Altante. “Dopo il secondo giorno senza dormire ho iniziato a percepire la presenza di un compagno con me” ricorda divertito. “Pensavo a lui in continuazione, anche quando mangiavo, a volte mi sono ritrovato ad avanzare il cibo per lui. Di notte, quando iniziavo a sentire freddo mi preoccupavo per lui. Non mi era mai capitato prima”. Gli effetti della stanchezza, uniti alla privazione del sonno, possono essere davvero bizzarri a volte. Possono portare alla rinuncia, come è accaduto a molti dei partecipanti alla gara. Nico invece è riuscito a completarla, in circa 5 giorni.

La gara

1145 chilometri e 25mila metri di dislivello positivo. Sono i numeri della prima edizione della Atlas Mountain Race, la gara non-stop che partendo da Marrakech arriva ad Agadir, sulla costa atlantica del Marocco, dopo aver attraversato le montagne dell’Atlante. Senza supporti esterni e su terreno sterrato Nico, in sella alla sua gravel, ha pedalato per un tempo di 115 ore e 29 minuti. “È stato un bel test in previsione dell’Everest”, la prossima sfida di Valsesia. “Una di quelle esperienze in cui ti porti all’estremo, un percorso veramente tosto dove in molti tratti ho dovuto spingere la bici a causa del terreno troppo sconnesso anche per una gravel”. Nonostante questo “è stata una bella occasione per scoprire il Marocco in modo diverso. Più di una volta ho pensato di essere negli Stati Uniti, e non a causa della stanchezza. Ci sono valli sull’Atlante che hanno tutto il fascino dell’Arizona o del Nevada”.

Nico e il Marocco

Quello che lega Nico e il Marocco è un rapporto di lunga, una seconda casa per il piemontese. “Vado spesso in Marocco, per alcuni anni ho anche organizzato una gara di corsa in montagna che saliva fin sulla vetta del Toubkal, la più alta cima dell’Altante” spiega. “Mi trovo molto bene qui, la popolazione è fantastica, disponibile e accogliente”, a dimostrarlo la generosità delle famiglie berbere che hanno offerto aiuto a Nico durante la gara. Una sera mi sono fermato a dormire qualche ora da una famiglia, mi hanno offerto cena e un posto per la notte. Ho riposato un poco in un letto, poi sono ripartito”. Non è stato l’unico caso di condivisione con la popolazione locale. “Durante i 5 giorni di competizione ho sempre avuto incontri piacevoli, da cui ho imparato tanto, con gli abitanti dei villaggi. Il Marocco è un Paese con cui mi sento in debito, questo forse ha spinto Valsesia a partire per l’Atlante, un anno fa, con un container di sci per i ragazzi marocchini. “Un modo per far felici i bambini di quelle montagne, niente di più. Quando li vedi sciare con assi di legno, stivali di gomma o chissà quale altro mezzo, ti viene naturale pensare di portargli giù qualche vecchio paio di sci ancora in buone condizioni. Detto fatto, solo che la cosa ha assunto proporzioni diverse e da qualche paio si è passati ad alcune migliaia. “Pensavo di andare con un furgoncino, abbiamo riempito un tir” ricorda divertivo Valsesia.

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