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M49 – Papillon. Perplessità sulle ricerche, che riprenderanno in primavera

Inverno. Stagione di letargo per gli orsi, compreso M49 – Papillon, di cui non abbiamo notizie da un po’. Mentre il plantigrado più ricercato d’Italia si riposa in qualche anfratto tra le montagne del Trentino, emergono nuove perplessità sulla gestione delle sue ricerche negli scorsi mesi.

Dentro e fuori dalla trappola tubo

Stando alle dichiarazioni dell’assessore all’agricoltura, foreste, caccia e pesca della Provincia Autonoma di Trento Giulia Zanotelli, M49 – Papillon sarebbe entrato e uscito più volte dalla trappola tubo posizionata in alta valle del Vanoi. Ma il meccanismo di chiusura della porta di accesso non sarebbe scattato. Dopo la fuga dal Casteller, nella notte del 14 luglio 2019, i tecnici sarebbero stati dunque più volte vicini al riacciuffarlo, ma qualcosa non ha funzionato a dovere.

Come sottolineato dalla Zanotelli, un malfunzionamento del meccanismo di chiusura non è a considerarsi un evento raro nella casistica relativa alla delicata attività di cattura degli animali selvatici. In ogni caso, grazie ai diversi avvistamenti, è stato possibile nonostante questa ulteriore défaillance, seguire gli spostamenti dell’orso, e avere dunque una idea di dover andarlo a cercare una volta terminato il periodo del letargo.

Una notizia che non farà certo piacere a quanti stessero sperando che l’arrivo dell’inverno segnasse non solo l’inizio di una fase di riposo per il mammifero in fuga dall’estate, ma anche di chiusura definitiva delle ricerche.

Passato l’inverno, dunque, M49 – Papillon tornerà ad essere un ricercato, destinato a cattura.

“Intervenga il Ministro Costa”

C’è chi, come il consigliere provinciale Filippo Degasperi, auspica a questo punto un ritorno in campo del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che si era schierato in prima persona contro il Presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti, nella prima fase di inseguimento del fuggitivo, con ordine di sparare a vista. “A questo punto ci aspettiamo un intervento deciso e risolutivo del ministro – ha dichiarato Degasperi al quotidiano IlDolomiti.it – . Non bastano i selfie e le magliette, servono carabinieri forestali e tecnici dell’Ispra”.

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