Ambiente

I cambiamenti climatici sono davvero pericolosi? Ci risponde la meteorologa Serena Giacomin

Lo scorso 11 dicembre ha partecipato alle celebrazioni per la Giornata Internazionale della montagna parlando di comunicazione dei cambiamenti climatici nel corso dell’evento “La musica che muove le montagne”. Serena Giacomin, meteorologa di Meteo Expert (noto come il Centro Epson Meteo), presidente dell’Italian Climate Network e divulgatrice scientifica ha toccato un tasto dolente.

Con il suo intervento ha sottolineato le difficoltà nel far comprendere i cambiamenti in atto e la loro pericolosità. Modificazioni del clima che riguardano tutti noi e che toccano tutti gli ambienti, montagna in primis. Prendendo spunto dal suo breve discorso l’abbiamo sentita per approfondire l’argomento e meglio comprendere cosa vuol dire in termini pratici cambiamento climatico.

Serena, partiamo da una considerazione banale. Fa veramente caldo quest’inverno…

“Assolutamente si, le temperature sono anomale per il periodo. Negli ultimi giorni del 2019 abbiamo avuto anomalie comprese tre i +5 e i +8 gradi in alcune località. Un clima tipico della metà di novembre, tenendo ovviamente conto della zona d’Italia che si va a considerare.

Particolarmente interessanti sono le temperature minime molto elevate, con pochi fenomeni di gelate in pianura Padana. Finora, nel mese di dicembre solo due o tre casi.”

Una condizione che si può attribuire al cambiamento climatico?

“Questa è la domanda più frequente quando si parla di questi fenomeni. Soprattutto quando anomalie come quelle di questo inverno sono messe in evidenza dal passaggio di perturbazioni particolarmente intense.

La risposta è che non esiste una risposta immediata. Bisogna sempre ricordare molto bene la differenza tra meteorologia e climatologia.”

Qual è?

“La meteorologia è la materia che ci mostra la situazione in questo momento e che, grazie a modelli matematico-fisici, è in grado di dirci come questa si potrebbe evolvere nei prossimi tre o quattro giorni.

La climatologia è invece quella scienza che studia un particolare clima, di una certa località o territorio, basandosi su una serie di dati lunga almeno trent’anni come definito dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale.”

Quindi davvero non si può dare una risposta?

“Posso dire che questo genere di situazioni, in cui si manifestano non solo delle anomalie di temperatura verso l’alto ma anche fenomeni meteorologici catalogabili come intensi che si verificano sempre più spesso, rappresentano quel che ci si aspetta dall’estremizzazione del clima. Seguono perfettamente le dinamiche descritte dai modelli climatologici. Quindi, se non posso rispondere alla domanda che vorrebbe le attuali anomalie di temperatura legate direttamente al cambiamento climatico, posso però dire che questo genere di situazioni rientra in una tendenza climatica ormai ben pronunciata.”

Spesso sentiamo dire che la Terra sta registrando un’anomalia di temperatura di un grado, cosa significa?

“Si tratta di un concetto difficile da comprendere, possiamo però spiegarlo con un esempio pratico. È come se la Terra in questo momento avesse la febbre, esattamente come se la nostra temperatura corporea si alzasse a 37,5 gradi. La cosa subito non ci farebbe allarmare perché non è una febbre a 39 gradi. Se però dopo una settimana continuassimo ad avere quel grado in più di temperatura di certo il nostro corpo inizierebbe a risentirne e noi andremmo da un medico. La stessa cosa succede alla Terra, che a causa di questa anomalia di temperatura inizia a soffrire.

Nel nostro caso il medico ci direbbe in primis le ragioni quindi ci prescriverebbe una cura. Nel caso della Terra conosciamo le ragioni di questo grado in più e la scienza ci sta suggerendo delle medicine. Il problema sta nel fatto che noi, a oggi, non le stiamo somministrando al Pianeta.”

Questo grado di temperatura medio non è però omogeneo su tutto il Pianeta…

“Esattamente. Il dato si riferisce a una media delle temperature globali. Passando però dal livello globale a quello locale ci accorgiamo che esistono zone che si stanno scaldando di più e altre di meno. Il Mediterraneo, per esempio, è un hotspot del cambiamento climatico: una zona che si sta scaldando più velocemente rendendola particolarmente vulnerabile al cambiamento climatico. La stessa cosa vale per l’Artico, oggi in enorme sofferenza a causa dell’accelerazione che ha subito la fusione dei ghiacci.”

Prima ci hai detto che l’aumento degli eventi meteorologici intensi rappresenterebbero una prova del cambiamento climatico. In che modo?

“Di per se è già un problema il verificarsi di un fenomeno estremo. Il vero problema è però quando questi eventi diventano sempre più frequenti. Per fare un esempio temporalmente vicino a noi basta pensare all’acqua alta a Venezia. Il problema non è una marea eccezionale nella città veneta, quanto il numero di volte in cui accade. La stessa cosa vale per tutti gli altri fenomeni. Non è sorprendente una tempesta molto intensa, quanto il fatto che queste vadano aumentando in numero.”

Tutto questo di cui abbiamo parlato fino a ora è davvero pericoloso? È necessario preoccuparsi?

“Io dico di si e lo affermo con la convinzione di non essere troppo catastrofista. È preoccupante perché il Pianeta sta subendo un’accelerazione dei cambiamenti che non ci permette un adattamento naturale. Un cambiamento così repentino come quello che stiamo vivendo mette in difficoltà tutti i sistemi che fanno parte del pianeta Terra: sistemi fisici, sociali, economici, sanitari. È preoccupante non solo per i dati ma anche perché se andiamo a vedere gli studi di 10 o 15 anni fa notiamo un’accelerazione che supera ogni previsione.

È preoccupante perché la nostra specie, l’uomo, fa una fatica enorme a prendere atto di questi dati e a trasformarli in strumento di decisione, di attuazione.”

Come mai?

“Occupandomi tutti i giorni di comunicazione legata ai cambiamenti climatici ho notato che abbiamo delle barriere psicologiche legate al concetto di rischio, soprattutto quando questo è legato al futuro. Se si tratta di un rischio che potrebbe riguardarci tra dieci, venti o trent’anni risulta difficile pensarci perché prima abbiamo tutte le nostre problematiche personali su cui ragionare. Il nostro cervello è programmato per risolvere problemi contingenti e vicini nello spazio. Io cerco di risolvere un problema che mi riguarda direttamente, qualcosa che accade sulle isole del pacifico difficilmente rientra nella nostra area di competenza. Tutto questo comporta altre problematiche, per esempio noi non chiediamo ai nostri rappresentanti di prendere una posizione e iniziare a lavorare su soluzioni effettive.”

Qualcosa, anche grazie a Greta, sta cambiando?

“Si l’opinione pubblica oggi si sta mobilitando in favore di una maggiore consapevolezza.”

Questo sta avendo delle ricadute?

“Sicuramente ci sono delle ricadute positive. Noi, come Italian Climate Network e come Meteo Expert, stiamo ricevendo molte richieste da parte delle scuole per i progetti educativi in cui affrontiamo il tema  del cambiamento climatico. Anche il mondo delle imprese ha sempre più bisogno di consulenze e di dati meteo-climatici per impostare le strategie di business, adattandosi ai rischi climatici. Queste richieste  sono esplose anche grazie al fervore mediatico che si è creato negli ultimi anni.”

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4 Commenti

  1. Con tutto il rispetto, basta con questo cambiamento climatico.
    Cosa dobbiamo fare? eliminiamo l’uomo dal pianeta terra? ok, ma tanto non cambia nulla.
    Come dicono in molti, stiamo vivendo un ciclo naturale.
    Adesso cè la fase di riscaldamento, fra 20/50 anni ci sarà la fase di raffreddamento come sempre fatto.
    La natura si bilancia cosi.
    Certo, dobbiamo ridurre l’inquinamento, ma basta con questo terrore mediatico.

  2. Analisi molto interessante e pertinente senza manicheismo e senza sensazionalismo.
    Molto importante é il fatto di cominciare la pedagogia dalla scuola, nel paese dove abito lo fanno a partire dalla scuola materna, forse, se non sarà troppo tardi, le nuove generazioni avranno la possibilità di invertire la tendenza, forse sapranno « rinunciare » a tutte le cose superflue e incongrue, ( concausa di questa situazione preoccupante ) alle quali le precedenti generazioni (e la « nostra ») non hanno saputo, e non sanno, rinunciare a causa del l’individualismo esasperato e anche a causa dei limiti culturali intrinsechi.
    Cordialmente

  3. Caro Lorenz, il cambiamento climatico che sta avvenendo in questo momento non ha nulla di naturale: non sono le macchie solari a causarlo o le fluttuazioni termiche del clima o un’anomalia temporanea di 20/50 anni. Questo riscaldamento ha una sola origine, l’uomo e il suo comportamento consumistico. Agricoltura intensiva, dieta a base di carne, combustibili fossili e aumento della popolazione sono solo alcune delle cause e su queste ognuno di noi deve cambiare. Dobbiamo essere la rivoluzione che vogliamo vedere nel mondo.
    Colgo l’occasione per complimentarmi con montagna.tv per gli articoli molto apprezzati.

    1. Martino, magari avrai ragione tu, ma io invece sono convinto che stiamo vivendo un ciclo naturale.
      Come detto prima, questo non vuol dire che dobbiamo continuare a inquinare, sia ben inteso!!
      Però dire che il male di tutto è “dieta a base di carne” e “aumento della popolazione”, mi sembra un pò eccessivo. Però magari avete ragione voi…….
      Ps: oggi ho visto la manifestazione di Melbourne dove i ragazzi elogiando Greta Thunberg protestano perchè a loro avviso la colpa degli incendi che stanno devastando l’australia è colpa dei cambiamenti climatici.
      Hanno intervistato il capo dei vigili del fuoco il quale ha confermato che il 90 % degli incendi sono di origine dolosa…..

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