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Trentino. Aumentano gli avvistamenti di ibis eremita

Nei cieli del Trentino aumentano gli avvistamenti di ibis eremita (Geronticus eremita). Una conferma dell’efficacia del programma di salvaguardia di questa specie migratrice, originaria dell’Europa Centrale, portata all’estinzione dall’uomo circa 4 secoli fa.

Il LIFE+ “Reason for hope”

Ne avevamo parlato due mesi fa del progetto LIFE+ 2014-2019 “Reason for hope”, che per 6 anni ha visto ricercatori impegnati nella reintroduzione della specie e gestione di una migrazione guidata dall’uomo, dal lago di Costanza (Germania) al sito di svernamento presso l’Oasi di Orbetello (GR).

Un lungo percorso che porta i volatili a sorvolare anche il Trentino Alto Adige. Proprio da qui, negli scorsi giorni, è giunta la notizia di un avvistamento tardo autunnale, a Panchià in Val di Fiemme. Ben 5 gli esemplari visti appollaiati sul tetto e le antenne di una casa. Una notizia che arriva dal Muse di Trento, dove l’assistente scientifico Karol Tabarelli de Fatis, tiene traccia dei vari avvistamenti, segnandone posizione e data.

“Il susseguirsi degli avvistamenti relativi a gruppi di Ibis in migrazione autonoma dimostra che una parte essenziale del progetto sta funzionando” – ha dichiarato Tabarelli de Fatis al Dolomiti.it.  Aggiungendo quanto sia importante, per il monitoraggio degli esemplari e dunque la valutazione dell’efficacia delle migrazioni assistite, il supporto dei cittadini.

Citizen science in aiuto degli ibis

Facendo appello alla cosiddetta citizen science si fa richiesta a chiunque avvistasse un ibis eremita di comunicarne la presenza, inoltrando eventuali foto, all’indirizzo del progetto info@waldrapp.eu .

“In questo modo sarà possibile mappare le presenze sul territorio, un dato utile per tutti i biologi ed etologi che seguono questi volatili”, chiarisce Tabarelli de Fatis.

Riconoscere un ibis eremita non è estremamente complicato. Hanno infatti un piumaggio peculiare: gran parte del corpo appare nera con riflessi iridescenti verdi e violacei. Le teste degli adulti presentano zone prive di piumaggio, dette apterili, circondate da una sorta di corona di penne più lunghe. Altre caratteristica particolari sono rappresentate dalla colorazione rossa delle zampe e dal lungo becco incurvato verso il basso, anch’esso rosso.

Una migrazione sempre più autonoma

Il progetto di reintroduzione della specie è iniziato nel 2002 grazie all’impegno di un team di biologi e piloti austriaci, il Waldrappteam. Al LIFE+ si sono poi uniti partner italiani e tedeschi.

Principio del progetto è stato di avvalersi di “mamme” umane adottive in grado di insegnare ai piccoli ibis, indirizzandoli a bordo di ultraleggeri, lungo la rotta migratoria da seguire annualmente. Una volta che un piccolo acquisisce memoria del percorso, è in grado di gestire in autonomia la propria migrazione e trasferire tale conoscenza alla progenie. Non si tratta infatti di una conoscenza innata ma acquisita.

Gli avvistamenti sempre più frequenti dimostrano essenzialmente che le mamme umane hanno saputo fare il loro lavoro egregiamente. Nel 2012 è stato registrato il primo caso di genitori ibis che abbiano in autonomo insegnato la rotta al proprio piccolo.

Per i più curiosi, è disponibile “Animal Tracker”, una App per smartphone che consente di seguire in real time le migrazioni degli ibis. Gratuitamente disponibile sia su Google play, che su App Store.

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