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Netflix annuncia un film su Tenzing Norgay Sherpa

Netflix starebbe lavorando alla realizzazione di un film sulla vita di Tenzing Norgay Sherpa, primo salitore dell’Everest al fianco di Sir Edmund Hillary nel 1953. La regia  sarà affidata all’australiana Jennifer Peedom, già regista dei documentari “Sherpa” e “Mountain”.

È  quanto emerge dalla pubblicazione negli USA dell’avviso di avvio casting per ricoprire il ruolo dell’attore principale. Purtroppo le selezioni, come si legge su alcuni quotidiani d’oltreoceano, non sono aperte agli italiani. “Maschio Sherpa, Tibetano o Himalayano – recitano le specifiche del casting – tra I 25 e i 40 anni. Residente in UK, New York o in Nepal”.

Non ci resta che attendere di poter almeno essere spettatori della pellicola. Intanto andiamo a ripercorrere insieme le tappe della vita di Tenzing Norgay Sherpa, che ritroveremo, a data ancora da destinarsi, nel nuovo documentario della Peedom.

Tenzing Norgay Sherpa e il sogno dell’Everest

A tutto il mondo è noto che Tenzing Norgay Sherpa sia stato uno dei due primi salitori dell’Everest. Non tutti però sanno che alle spalle di tale epico successo vi siano 20 anni di storia, durante i quali Tenzing cercò di partecipare a ogni spedizione con l’obiettivo di toccare il Tetto del Mondo. Spedizioni cui prese parte a volte come portatore, altre come membro del team di salita.

Se dovessimo parlare di record, potremmo dire che nel 1953, quando finalmente realizzò il suo sogno, potesse vantare di essere l’uomo al mondo ad aver trascorso più tempo della sua vita a tentare di salire l’Everest.

Qualche mese prima della spedizione vittoriosa con Sir Edmund Hillary, era riuscito ad avvicinarsi a 300 metri dalla vetta, punto cui mai nessuno era arrivato prima. Era uno Sherpa anomalo, soprattutto per quei tempi. Per lui la salita non era solo fonte di guadagno ma l’inseguimento di un desiderio da realizzare, prima o poi. “Nel mio cuore sentivo  di aver bisogno di andare – raccontava – il richiamo dell’Everest era più forte di ogni altra forza sulla Terra”.

Il suo arrivo a quota 8.848 m non rappresentò solo un successo personale ma motivo di orgoglio per l’Asia intera. Un continente sottoposto alla dominazione occidentale, che solo negli anni Cinquanta iniziava a sentire e far sentire la propria identità.

Tenzing prima dell’Everest

Facciamo un passo indietro per scoprire chi fosse Tenzing Norgay Sherpa prima dell’Everest. Era nato nel 1914 in una famiglia di contadini del villaggio montano di Thame, in Nepal. In realtà venne alla luce durante un pellegrinaggio della madre verso un luogo sacro dell’Est del Nepal, Ghang La. Lo chiamarono Namgyal Wangdi (da cui “Norgay”), nome che fu poi modificato in Tenzing da un lama.

La sua vita avrebbe dovuto essere votata all’allevamento degli yak in alta montagna. Destino che gli stava stretto. Già a 13 anni, di nascosto ai genitori, scappò alla volta di Kathmandu per assaporare lo spirito della città. Cinque anni più tardi, sempre di nascosto, raggiunse Darjeeling, in India, nella speranza di unirsi a qualche spedizione britannica diretta all’Everest. Il Nepal teneva infatti ancora ben chiuse le sue frontiere agli stranieri in quel periodo.

Tenzing riuscì con tenacia e fortuna a unirsi alla spedizione di Eric Shipton del 1935. Aveva all’epoca 21 anni e si era da poco sposato con Dawa Phuti, una giovane Sherpa che viveva a Darjeeling. Le sue prestazioni nell’ambito di quella prima impresa gli assicurarono la partecipazione alle spedizioni britanniche del 1936 e 1938.

La Seconda Guerra  Mondiale allontanò gli inglesi dai loro sogni himalayani e allora Tenzing si legò all’alpinista canadese Earl Denman per un tentativo di salita, al limite della legalità, dal versante tibetano.

Sul finire della Guerra Dawa Puthi morì e Tenzing si risposò con Ang Lahmu, anche lei Sherpa. Si dedicò in quegli anni a molteplici salite su colossi indiani, come il Nanda Devi, e pakistani, come il Tirich Mir e il Nanga Parbat, e realizzò prime ascese nel Langtang nepalese e nel Garwhal indiano. Prese parte anche a spedizioni scientifiche, come quella del tibetologo Giuseppe Tucci, alla scoperta dell’archeologia del Tibet.

Dopo la II Guerra Mondiale, a seguito dell’invasione cinese del Tibet, l’Everest poteva essere raggiunto solo dal Nepal, che aprì le sue frontiere agli stranieri. I britannici avevano perso il monopolio sul tetto del Mondo e infatti la prima spedizione cui prese parte Tenzing dopo il conflitto, nel 1952, fu con gli svizzeri guidati da Renè Dittert. Con loro condivise due tentativi di salita, il primo arrestatosi a 237 metri dalla cima, il secondo, in inverno, fallito causa maltempo.

Il 1953 il ritorno in pista dei britannici, pronti a tutto pur di raggiungere l’obiettivo inseguito da decenni, rappresentò l’anno in cui anche Tenzing riuscì a realizzare il suo sogno.

E dopo l’Everest?

Tenzing era ormai una vera celebrità. Viaggiò  molto e divenne il primo direttore del neonato Himalayan Mountaineering Institute. Ruolo che rivestì per 22 anni.

L’alpinismo rimase un ricordo. Ormai era diventato un vero e proprio simbolo politico. Una nuova vita non facile per un uomo che dentro restava semplice. La seconda moglie morì nel 1964 e ne sposò una terza, Daku. Tenzing morì nel 1986 e fu omaggiato con un corteo funebre lungo oltre un chilometro.

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