Film

Le Cholitas diventano un film

La storia delle alpiniste boliviane di etnia Aymarà sta per arrivare sullo schermo. Cholitas, un film di Jaime Murciego e Pablo Iraburu, è pronto per essere visto dal pubblico. A dicembre la pellicola arriverà in Europa al Mandi Film Festival di Bilbao. Ci auguriamo che possa essere visto anche in Italia. 

Il film

Jaime Murciego, nato nel Nord della Spagna, lavora come regista, sceneggiatore ed esperto di animazione grafica. Nel 2016, nel suo corto Boxgirls, aveva già raccontato un’esperienza femminile difficile: quella di un gruppo di ragazze del Kenya che cercano l’emancipazione attraverso il pugilato. Pablo Iraburu, nato nel Paese basco spagnolo, è noto agli appassionati di cinema e montagna grazie a Pura Vida, la drammatica ricostruzione del salvataggio di Inaki Ochoa, rimasto bloccato sull’Annapurna. Un film che è stato presentato con successo, nel 2013, al Film Festival di Trento. Iraburu è il fondatore e direttore di Arena Comunicación Audiovisual, la società che ha prodotto e che distribuirà Cholitas.

Nello scorso gennaio, Jaime Murciego e la sua troupe hanno accompagnato le alpiniste boliviane sui 6952 metri dell’Aconcagua. Scene altrettanto interessanti sono state girate a El Alto, il sobborgo di La Paz a oltre 4000 metri di quota dove tutte le Cholitas vivono.  

La storia delle Cholitas

La storia di queste alpiniste speciali merita di essere raccontata e spiegata. La parola cholo, in Sud America, non è un complimento. In Perù, in Bolivia e in Argentina, da secoli, viene usata per indicare con un pizzico di razzismo uomini e donne di etnia india. Tanto per dare un’idea, è come dare del “terrone” a qualcuno in Italia.  

Le Cholitas sono donne del popolo, tra i 25 e i 55 anni, abituate a faticare. I mariti di alcune di loro, da tempo, lavorano come guide sulle grandi montagne delle Ande. Per anni, le signore hanno lavorato lassù, accompagnando gli alpinisti stranieri come cuoche o portatrici. Prima che un exploit sportivo, il loro alpinismo è il segno di un salto culturale. 

Per anni, ai 5100 metri del campo alto dello Huayna Potosí, ho visto gli alpinisti tornare dalla cima felici” spiega Lidia Huayllas, componente e portavoce ufficiosa del gruppo. “Alcuni ci chiedevano “e voi?”, pensavano che anche noi fossimo salite a seimila metri. Invece no”. 

La svolta è arrivata quattro anni fa. Il 17 dicembre 2015, Lidia e altre dieci donne hanno raggiunto per la prima volta i 6098 metri dello Huayna Potosí. I loro mariti, scettici all’inizio, le hanno aiutate volentieri. Alla testa della spedizione, quel giorno, era infatti Elio, il marito di Lidia. “E’ stata un’esperienza straordinaria, anche se la discesa è stata resa difficile dalla neve che aveva ormai mollato” conclude Lidia Huayllas. “Pian piano ci siamo abituate. Ho imparato a godere del silenzio, di come brillano le stelle di notte. Ma il momento più importante, che giustifica tutta la fatica è l’arrivo in vetta” aggiunge Teodora Magueño, un’altra componente del gruppo. 

Negli anni, l’esperienza delle Cholitas escaladoras è cresciuta. Le signore sono tornate sullo Huayna Potosí, la grande montagna più frequentata del Paese, poi hanno salito l’Acotango (6052 metri), l’Illimani (6462 metri) e il Sajama (6542 metri), il vulcano attivo che è la cima più alta della Bolivia. Nello scorso gennaio, cinque di loro (Lidia e Teodora, e poi Ana Lia Gonzales Magueño, Cecilia Llusco Alaña ed Elena Quispe Tincutas) hanno raggiunto la vetta dell’Aconcagua, il “tetto” dell’Argentina e delle Americhe. Per farlo hanno avuto l’aiuto di un’azienda italiana, Montura.  

Ad alta quota le Cholitas utilizzano corde, piccozze e ramponi. Sopra ai pantaloni tecnici, però, indossano la pollera, la larghissima gonna di tutte le donne Aymarà. In testa, quando non c’è bisogno del casco, portano la tradizionale bombetta. Nessuna di loro ha tagliato le sue lunghe trecce. 

Oggi la Asociación de Guías de Montaña y Trekking de Bolivia raccoglie circa 70 guide, tutte di sesso maschile. In futuro, si augurano le alpiniste con la pollera, qualche donna potrebbe entrare a far parte del gruppo. 

Nel 2018 due delle Cholitas, Teodora Magueño e Ana Lía Gonzáles Magueño, madre e figlia, hanno traversato l’Atlantico per raccontare la loro storia nel Festiwal Górski di Lądek Zdrój, in Polonia. Vorrei dire a tutte le donne di andare in montagna, questo sport è bello, sano e divertente” ha dichiarato Ana Lia a Darío Rodriguez della rivista spagnola Desnivel. “Le donne devono andare in montagna, anche se possono aver paura. Le donne possono andare molto lontano”.

Per la Bolivia non sono giorni facili. Il presidente Evo Morales, che a gennaio aveva accolto trionfalmente all’aeroporto le Cholitas reduci dall’Aconcagua, ha lasciato il Paese dopo aspre manifestazioni di piazza. Come spesso in Sudamerica, la povertà di gran parte della popolazione e le esitazioni dei politici creano un cocktail esplosivo. Le ultime foto delle Cholitas le mostrano durante un corteo mentre marciano per le vie di La Paz, dietro allo striscione dell’UMSA (la Universidad Mayor de San Andrés), con cartelli che chiedono il rilancio del turismo e degli sport di montagna. Siamo state discriminate per anni, perché donne e perché Aymarà. Orsa siamo diventate famose, gli alpinisti che incontriamo in montagna ci salutano e ci fotografano” prosegue Lidia Huayllas. “Spero che la nostra notorietà porti più turismo e più lavoro, il nostro popolo ne ha bisogno. E spero che il nostro successo serva a tutte le boliviane, indie e non. La Bolivia ha bisogno che le donne abbiano un ruolo più importante”. 

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Un commento

  1. Potrebbe essere un’idea per qualche rivistona storica di montagna allegare il dvd con congruo adeguamento di prezzo.
    Come riempitivo di orario fiacco in Rai Storia son passate le puntate di documentari con giovani Carlo Mauri o Cesare Maestri…che nostalgia.

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