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Trail running

Intervista al vincitore del Tor Oliviero Bosatelli: “Ho rischiato il ritiro, poi ho capito che ce l’avrei fatta”

Oliviero Bosatelli, trionfatore indiscusso del Tor des Géants 2019, è arrivato al traguardo dopo 72 ore 37 minuti e 13 secondi. Ad attenderlo, nel centro di Courmayeur, una folla incitante e l’affetto della moglie Nadia con torta e candeline. Due volte Tor per il cinquantenne vigile del fuoco di Gandino, già trionfatore nell’edizione 2016, che ha dimostrato di avere non solo il fisico ma soprattutto la testa per competere su distanze e dislivelli come quelli proposti dall’epica gara valdostana, quest’anno alla decima edizione.

 

Oliviero ti aspettavi questa seconda vittoria al Tor?

“Diciamo di no, anche se ci speravo soprattutto osservando i miei ultimi risultati.”

Ragionandoci a mente fredda, com’è andato questo Tor?

“È stata subito una prova molto fisica, ci siamo imbattuti in temperature molto fredde con bufere di neve. Condizioni che hanno imposto una selezione fin dalla prima notte. Io ho avuto due momenti in cui ho rischiato di mettere la parola fine alla mia avventura. Durante la prima notte ho avuto alcuni problemi a un occhio che si sono risolti in una decina di ore. Il martedì poi, verso la sera, ho iniziato ad avere alcuni problemi di bronchite.  

Ero convinto di aver fatto tutto bene, poi sono arrivai questi due intoppi che per fortuna si sono risolti al meglio.”

Qual è stato il momento più bello?

“Quando ho tagliato il traguardo.”

L’hai sentito in modo diverso questo Tor rispetto a quello del 2016?

“Sono stati due momenti di vita diversi. Nel 2016 ero il classico nessuno: nessuno mi conosceva e non avevo l’ambizione di vincere, volevo solo provare ad arrivare fino in fondo. Quindi ho fatto la mia andatura e ho finito il Tor senza grossi problemi godendomelo dall’inizio alla fine.

Quest’anno invece sono partito con gli occhi puntati addosso, ero uno dei possibili vincitori, quindi il peso è stato certamente maggiore anche se avevo la consapevolezza che lungo tutto il percorso avrei trovato dei tifosi a incoraggiami.”

Ci racconti qualcosa su di te prima del Tor?

“Ho sempre corso, fin da piccolo. Ho partecipato a qualche maratona, poi ho dovuto smettere sia per impegni familiari che di salute. Andando però avanti con l’età il fisico cambia e il metabolismo anche, così mi sono ritrovato a fare lunghe camminate e trek in montagna.”

Come ti sei approcciato a questa gara epica?

“Quando l’ho scoperta sono andando a vederla, da turista, mi sono piazzato al 250esimo chilometro e ho osservato alcuni concorrenti passare. La prima domanda ovviamente è stata ‘ma come cavolo fanno a fare tutti questi chilometri?’, poi mi sono anche detto: chissà se avrò mai la possibilità di partecipare anche io.

L’anno dopo ho provato a iscrivermi e, per mia fortuna, sono stato estratto.”

Così ti sei innamorato del Tor…

“Si, direi di si. Quando una cosa piace e arrivano anche dei bei risultati ogni volta in cui la fai, allora si è amore. Un amore particolare perché sai già che partecipando poi sarai rotto per qualche giorno e avrai postumi che ti trascinerai per un mese, ma vieni ripagato da tutto.”

Stai già pensando all’anno prossimo? Vorresti il terzo podio?

“Per ora mi godo il 2019. Per il 2020 c’è ancora tempo, bisogna vedere come starò a livello fisico verso maggio o giugno. Se sarò in forma un pensiero al Tor lo farò certamente.”

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1 Comment

  1. Ho fatto il giro del tor nel 2016 in solitaria con uno zaino da 16kg sulla schiena camminando solo di giorno chiudendo in 135 ore giro fantastico mi piacerebbe un giorno fare la gara chissà un giorno

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