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Tor des Geants: meno di un mese al via della decima edizione

Manca meno di un mese al Tor Des Geants, la gara più dura al mondo. 150 ore, al massimo, per andare da Courmayeur a Courmayeur lungo le due Alte Vie della Valle d’Aosta. Gara iconica nel mondo del trailrunning quest’anno spegnerà le sue prime dieci candeline. L’organizzazione sta lavorando macchinosamente per far si che tutto sia pronto per tempo allo start, il prossimo 8 settembre. C’è un anniversario importante da festeggiare e bisogna farlo nel miglior modo possibile. “C’è un grande lavoro dietro al Tor, una grande fatica non solo per i corridori ma anche per chi mette in moto tutta la macchina” ci racconta Alessandra Nicoletti, presidente di VdA Trailers la società che organizza il Tor e tutte le altre competizioni collaterali. Il percorso che ha portato dalla prima edizione della gara, nel settembre 2010, a oggi è molto lungo e non è stato certo facile. Dall’idea allo start sono passati due anni. Periodo fatto di riunioni, studi, riflessioni, sopralluoghi” perché quando inizi a immaginare di trasformare un’idea come quella del Tor in qualcosa di reale non puoi lasciar nulla all’immaginazione del momento. “Anche una cosa banale come la quantità di acqua necessaria per soddisfare atleti e volontari è importante”.

 

Dieci anni di Tor

“Troppo impegnativo per me” è la frase con cui l’ultrarunner piemontese Marco Olmo ha gentilmente eluso la richiesta di partecipare alla prima edizione del Tor. Opinione che il corridore continua a confermare ancora oggi quando, come spettatore, va a godersi la magia della gara. Tensione, nervosismo, preoccupazione, felicità, gioia e tristezza sono i sentimenti che si vivono al Tor. Li vivono tutti, dagli organizzatori agli atleti. “Non ho molti ricordi della prima edizione, forse perché ero molto tesa” ricorda la Nicoletti. “È stato faticoso arrivare alla prima partenza perché c’erano tante domande senza risposta. Bisognava capire se avevamo previsto tutto, se il personale disseminato lungo il tracciato era stato davvero ben istruito sui lavori da svolgere”. A tutto questo si sommava la tensione mediatica, c’era tanta attesa verso questa nuova competizione, anche da parte dei corridori”. Gli ideatori e organizzatori erano sotto riflettori internazionali, ma anche locali, a giocarsi un’opportunità. Molti erano dubbiosi su quello che sarebbe stato il risultato. Tra i dubbi anche quello più importante: sarà possibile percorrere 330 chilometri e 24mila metri di dislivello in modo continuativo, senza stop?

“Tutte le perplessità si sono dissolte alla fine della gara”. Chi riteneva che fosse fisicamente impossibile ha avuto prova diretta che si sbagliava mentre in tutti gli altri ha iniziato a prendere forma quello che oggi potremmo definire spirito Tor. “Hanno visto che la gente attirata in Valle dalla gara era entusiasta, belle persone. Così l’atteggiamento si è ribaltato”.

Un’idea diventata grande ma nata semplicemente “guardando una carta della Valle d’Aosta” con indicate le due Alte Vie, percorsi su cui “la Regione stava effettuando i lavori per collegarle tramite sentiero”. Un itinerario logico e unico perché solo qui, grazie alla piccola dimensione della regione, si può immaginare una gara che la attraversi completamente facendola conoscere nel mondo. Anno dopo anno il Tor è diventato, oltre che una delle competizioni più estreme che si conoscano, anche un mezzo di promozione per il territorio. Il Tor des Geants è un evento entrato nel cuore dei valdostani, ma non solo. “Molti corridori ci scrivono per ringraziarci. Alcuni raccontano addirittura che dopo questa esperienza la loro visione della vita è cambiata”. È il già citato spirito Tor che entra a far parte del DNA di questi uomini come anche di quello degli organizzatori.

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