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Mostre e convegni

Mille pennellate di Everest nei quadri di Henry Isaacs

Tra droni e fotocamere ad alta definizione, le moderne spedizioni alpinistiche ci stanno svelando ogni particolare delle pendici dell’Everest, praticamente in diretta. Ne parlavamo qualche settimana fa, viaggiando con la mente fino in Nepal attraverso le foto delle spedizioni polacche impegnate sulla montagna più alta del Pianeta. Scatti che lasciano poco spazio all’immaginazione. La potenza dell’arte risiede proprio nella capacità di colmare tale gap.

Lo dimostrano i policromatici dipinti di Henry Isaacs, pittore di Portland che ha immortalato l’Everest e la valle del Khumbu a colpi di pennellate che raccontano, tra mille sfumature, ambienti ma soprattutto sensazioni.

I colorati appunti di viaggio di Henry Isaacs

Isaacs, 68enne affetto da una patologia neurodegenerativa, è volato in Nepal la scorsa primavera, trascorrendo qualche settimana nella zona del monte Everest per realizzare un lavoro su commissione. Alcune delle opere realizzate in Himalaya sono state rese pubbliche sul suo sito e sui suoi canali social e in parte esposte in una esibizione dal titolo “Moving Pictures” presso la galleria d’arte moderna Gleason Fine Art di Boothbay Harbor, nel Maine. Quadri che l’autore definisce “appunti di viaggio”.

Un nuovo viaggio: destinazione Ama Dablam

Le opere himalayane di Henry – capirete il perché sfogliando la gallery – sono state talmente apprezzate da portarlo a ricevere le attenzioni di un nuovo cliente. Tra un mese partirà così nuovamente alla volta del Nepal, stavolta con destinazione Ama Dablam. Insieme a lui l’inseparabile moglie Donna.

Le sue esperienze himalayane non sono affatto facili. I sintomi del Parkinson, che si sono palesati in maniera più significativa lo scorso autunno, con disorientamento, vertigini e progressiva perdita di mobilità ed energia, rappresentano dei compagni di viaggio di certo non piacevoli.

Nel corso del trek nella valle del Khumbu è riuscito a raggiungere circa 3.300 metri di quota, portando con sé la sua carrozzina. Nel viaggio autunnale spera di raggiungere il campo base dell’Ama Dablam, a quota 4.570 m e salire ancora più su, fino a 4.800 m. A sostenerlo in quella che di fatto sarà per lui una vera impresa, lo staff medico del dipartimento di neurologia del Maine Medical Center.

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