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Emergenza siccità. Le Alpi ci possono salvare

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ROMA — Se il caldo afoso di questi giorni spinge gli agricoltori a proclamare lo stato d’emergenza per il settore, la Coldiretti risponde. Emergenza caldo, si. Siccità storica, ma niente allarmismi. Le Alpi possono salvarci dalla calamità.

In Italia non piove e il caldo e la siccità continuano a peggiorare una situazione che da giorni ormai preoccupa gli agricoltori. Nelle campagne manca la normale dotazione d’acqua per irrigare i campi e i danni che i lavoratori del settore lamentano sembrano profilare uno stato di irrecuperabile gravità. La Coldiretti ha chiesto una puntuale quantificazione dei danneggiamenti e una verifica del rispetto dell’obbligo previsto dalla Regione Lombardia di rilasciare le acque dei bacini alpini fino al 31 luglio. Potrebbero salvare il settore dallo stato di calamità, ha annunciato l’Associazione.
“Una corretta gestione dell’acqua proveniente dai bacini idroelettrici alpini – ha comunicato l’Associazione – è in grado di assicurare la disponibilità idrica sufficiente a soddisfare i bisogni dell’agricoltura, dei cittadini e delle altre attività economiche”.
L’organizzazione degli imprenditori agricoli sostiene che l’emergenza potrebbe essere gestita grazie ad una più razionale gestione della risorsa disponibile. “Occorre promuovere interventi strutturali per raccogliere l’acqua e un impegno sul versante del risparmio idrico, riducendo le dispersioni delle condutture e favorendo la diffusione di nuove tecnologie a basso consumo per l’irrigazione dei campi”.
Attualmente, le coltivazioni più colpite dalla mancanza di acqua per l’irrigazione sembrano essere quelle di riso, granoturco, pomodoro, soia, ortaggi e foraggi. Le aziende interessate sono quelle di pianura, ma non solo. Gravi rischi corre l’agricoltura di montagna, dove manca l’erba nei pascoli per alimentare il bestiame.
Elisa Lonini

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