Cronaca

“Save the Mountains”, partecipazione inferiore alle aspettative

“Save the mountains”, l’evento promosso dal CAI Bergamo per portare nella giornata di domenica 7 luglio 10 mila persone nei 19 rifugi delle Orobie sotto l’insegna della sostenibilità ambientale, dopo mesi di dibattito tra favorevoli e contrari, ha mostrato una partecipazione inferiore alle aspettative.

“Mai visto così poche persone ieri in zona Calvi”, “In zona Brunone di sicuro eravamo di più sabato”, si legge in alcuni commenti degli escursionisti presenti in zona, comparsi su Facebook negli scorsi giorni.

“L’obiettivo di questo progetto era aumentare la conoscenza e la consapevolezza della montagna – ha sottolineato con rammarico il presidente del CAI Bergamo Paolo ValotiPortare una nuova consapevolezza: quella che la montagna ha valore solo se c’è chi la frequenta e la mantiene viva”.

Un evento destinato dunque agli appassionati, a chi vive la montagna quotidianamente e a chi fugge in quota nel tempo libero, che non è stato in grado di diffondere adeguatamente la sua finalità, quella di manifestazione nata “per mantenere la gente in montagna – come ha spiegato Angelo Soravia, consigliere del CAI nazionale – la montagna senza persone, senza la gente che ci lavora, è una montagna che rischia di morire”.

Il presidente dei CAI di Bergamo al termine della giornata ha annunciato che il 7 luglio è stato solo il primo atto di un progetto di educazione e sensibilizzazione che durerà nel tempo. Tanto per cominciare, i 19 rifugi partecipanti custodiranno per tutta la stagione estiva un libro dal titolo “Mi impegno”, su cui ogni escursionista avrà libertà di sottoscrivere il proprio impegno nel rendere la montagna un ambiente sostenibile, da salvaguardare per le future generazioni. Al di là della scarsa partecipazione nella giornata del 7, Valoti ha tenuto a precisare che nei mesi di preparazione all’evento si sia venuta a creare una fitta rete di associazioni, enti, fondazioni e partner che hanno appoggiato le finalità di “Save the mountains” e lavorato attivamente affinché la manifestazione avesse luogo. Soggetti che hanno continuato a collaborare nonostante le critiche crescenti.

Pienamente centrato, a detta di Valoti, l’obiettivo primario di portare nei rifugi il dialogo tra gente della montagna e abitanti delle città, affrontando molteplici tematiche, dall’ambiente alle tipicità del territorio e alle sue tradizioni. Il maggior momento di riflessione collettiva si è svolto nel campo base della manifestazione, allestito presso il rifugio Curò. I relatori si sono alternati per discutere con i presenti della possibilità di convivenza tra attività umane e ambiente montano, due elementi in equilibrio tra di loro fintanto che vi sia rispetto per la montagna.

Un ambiente da preservare ma del quale non va dimenticato il ruolo economico, come affermato da Alessandro Bigoni, presidente della Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi, parte dell’Osservatorio della Montagna Bergamasca: “I montanari sono resilienti, ma dobbiamo ricordarci che quest’ambiente può essere anche volano di economia e cultura”. Una cultura da insegnare in quota, questa l’idea del Rettore dell’Università di Bergamo Remo Morzenti Pellegrini che ha annunciato l’avvio di una masterclass che vedrà le Orobie convertirsi in aule a cielo aperto.

Un patrimonio dunque da preservare in maniera attiva, perché la montagna, come dichiarato dalla senatrice Alessandra Gallone, senza presenza umana finirebbe per rioccupare tutti i territori abbandonati.

La diatriba dei mesi scorsi

I contrari

L’annuncio da parte del CAI Bergamo nel mese di aprile di un evento da record in programma per l’estate 2019, che superasse in termini numerici i 3.000 partecipanti all’abbraccio della Presolana del luglio 2018, aveva scatenato fin da subito polemiche tra gli appassionati di montagna.

La maggiore preoccupazione del fronte dei contrari è stato il potenziale impatto ambientale di una escursione collettiva con 10.000 partecipanti dislocati tra i vari rifugi delle Orobie, promossa tra l’altro da una serie di enti (CAI, Corpo Nazionale Soccorso Alpino, Associazione Nazionale Alpini, Osservatorio per le montagne bergamasche e Provincia di Bergamo) deputati a tutelare l’ambiente montano.

Di fronte alle prime rimostranze il CAI ha effettuato un immediato cambio di rotta, mettendo da parte il termine record per sottolineare l’intento educativo della giornata, finalizzata a creare “ambasciatori di sostenibilità”.

Una modifica lessicale che non ha portato l’asse del NO a indietreggiare. Quello del 7 luglio è stato dichiarato senza mezzi termini un assalto alle Orobie, un raduno di massa, una minaccia piuttosto che un supporto all’integrità dell’ambiente montano e ne è stato richiesto l’annullamento attraverso l’avvio di una petizione sul portale Charge.org, promossa da Riccardo Paravisini e appoggiata, tra gli altri, da Alessandro Gogna, Ivo Ferrari e Maurizio Agazzi, che ha superato i 3.000 firmatari in due mesi.

I favorevoli

I sostenitori di “Save the Mountains and their cultural heritage” – questo il titolo completo della manifestazione – hanno difeso nei mesi passati, ribadendolo nella giornata del 7 luglio, l’importanza del pianificare momenti di incontro tra montagna e città portando in quota coloro che non vivono l’ambiente montano, se non saltuariamente, a scoprire natura, tradizioni e storia dei luoghi. Eventi destinati a educare gli escursionisti a vivere in maniera sostenibile la montagna, salvaguardando da un lato l’ambiente dall’altro le genti di montagna. La montagna non è di fatto un insieme di meravigliosi paesaggi creati esclusivamente da Madre Natura e pertanto da preservare intatti, ma si tratta di ambienti plasmati anche dalla mano umana, da attività quali quelle dei pastori e dei malgari, dagli interventi ingegneristici su boschi e corsi d’acqua. La presenza dell’uomo non deve essere considerata come una minaccia per l’integrità degli ecosistemi ma è necessario che si conoscano le regole di questo sottile gioco di equilibrio, da cui si rende necessaria un’opera di informazione che passi anche attraverso eventi educativi in stile “Save the Mountains”.

 

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8 Commenti

  1. Sono anni ormai che frequento i rifugi e sono consapevole di come mi devo comportare andando in montagna. I rifiuti me li sono sempre portati a casa e nn c’è bisogno di fare queste manifestazioni. La buona educazione deve partire dalle famiglie. Secondo me il kit con la maglietta e cose varie sono stati soldi buttati via. Si potevano utilizzare per fare qualcosa di utile. Io il 7 luglio nn ho partecipato e sono contenta che tante persone la pensano come me.

  2. Da avveduti escursionisti, molti avranno anche consultato previsioni meteo.Qualcuno forse non ama troppo la densita’ in montagna e rifugi , magari la patisce tutti i giorni .

  3. Vado in Montagna da anni, praticando alpinismo, arrampicata e scialpinismo. L’impatto di masse numerose di persone, la logica della montagna come divertimentificio, l’uso di moto da trial, motoslitte e le gare agonistiche, le devastazioni portate dagli impianti da discesa e dai servizi ad essi legati, le strade interpoderali, l’elisky …… è tutto ciò che in montagna si dovrebbe evitare e combattere costantemente. Questa “economia aggressiva” e priva di rispetto per l’ambiente ha fatto e farà solo disastri. Ecco, su questo i promotori dell’iniziativa dovrebbero agire per “salvare la montagna”. Altrochè queste inutili eventi sponsorizzati da politici che poi nulla dicono sul resto.

    1. Complimenti Alberto,
      condivido al 100% ciò che dici e quasi sempre le tue analisi sono specchio delle mie.

      Peccato essere in pochi a questo mondo a capire che per avere risultati diversi bisogna moltiplicare “prodotti” diversi da quelli su cui si basa l’odierna società!!

  4. Erano partiti da parole come record e guinness ed ora cambiano i commenti e le finalità. Adesso sono sostenibilità conoscenza e consapevolezza della montagna.
    Addirittura:”il primo atto di un progetto di educazione e sensibilizzazione che durerà nel tempo”.
    Le iniziative vanno condivise alla base, al Cai tutto, senza arroccarsi su posizioni egoistiche e di nicchia.
    Ma non preoccupatevi è solo un mio misero commento.
    Tuttavia uno scopo mi sembra sia stato centrato: la poca gente accorsa ( cosi mi pare di leggere ) ha salvato si le montagne dall’invasione barbarica da record…..quindi evviva Save the Mountains che con il flop ha preservato l’ambiente.

  5. Meno male! Che serva da lezione agli speculatori affaristi, che nascosti dietro cariche isrituzionali a protezione dell’ambiente ed utilizzando giustificazioni ad effetto protezionistico, ridicole e palesemente mistificatorie, cercano di portare acqua allo sfrenato liberismo economico-predatorio che imperversa sul pianeta.
    Qualquno dovrebbe insegnare alle povere menti che generano pensieri del tipo “che la montagna ha valore solo se c’è chi la frequenta e la mantiene viva”, che la Montagna trova Valore nella sua semplice esistenza e non ha bisogno che gli Umani la valorizzino. Caso mai sono gli Umani che dovrebbero ringraziarla per dar senso alle lore esistenze…
    Oppure quelli che: “la montagna senza persone, senza la gente che ci lavora, è una montagna che rischia di morire”, dovrebbero sapere che le Montagne non muoiono se non in tempi geologici smisurati, sono gli Umani che le distruggono e poi muoiono.
    E per ultimo, “la montagna, senza presenza umana finirebbe per rioccupare tutti i territori abbandonati”, uniamo tutte le nostre preghiere al Divino affinché possa accadere….

    1. Non posso che darti ragione, non al 100%, ma al 1000%.

      Io abito nelle Orobie e quando ho saputo di questa “manifestazione” perchè come Soccorso Alpino hanno chiesto la nostra presenza, bene, ho rifiutato subito.
      Umanamente non puoi organizzare una “manifestazione” simile, rischiando di portare in quota 14000 persone (questo è il numero che il Cai di Bergamo pensava di racimolare).
      Ma queste menti geniali (sopprattutto il presidente Valoti) come possono pensare che questa marea di gente possa in qualche modo valorizzare la montagna, sia in termini di sostenibilità, che in termini di ecologia?
      La montagna non è piazza Duomo o Venezia durante il carnevale.
      La montagna e pace, è solitudine, è natura.
      Certo, ci sono anche i rifugi (che sulle Orobie se la passano abbastanza bene, se non benissimo…), che sicuramente non hanno bisogno di 14000 persone assiepate per un piatto di pasta…
      Mi auguro che il Cai di Bergamo non inventi altre genialate simili, non per me, ma per le nostre fantastiche montagne.
      Saluti

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