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Kinnaur Himalaya, un documentario su un mondo in cambiamento

Innamorarsi dell’Himalaya è facile. Ospita alcune delle cime più alte del mondo oltre a montagne e vette minori ancora inesplorate. Valli intonse, esotiche, dove vivono popoli dalla cultura e dalle tradizioni antiche. Sono queste le caratteristiche che hanno attratto fin da subito Emanuele Confortin, giornalista e fotogiornalista appassionato di montagna e alpinismo. Laureatosi in Lingue e Civiltà Orientali con una tesi dedicata al Kinnaur Himalaya è rimasto stregato da questa infinitesima porzione del continente asiatico, tanto da proseguire il lavoro di studio e approfondimento sui kinnauri fino a oggi. Sedici anni di lavoro che, tra qualche mese, culmineranno nella realizzazione di un documentario volto a raccontare i cambiamenti a cui questa gente sta andando incontro. Parliamo di una “popolazione minacciata nella sua integrità dalla crisi idrica causata dal cambiamento climatico e dalle seduzioni di una delle più vivaci economie del pianeta” spiega Confortin il cui obiettivo è comprendere “fino a che punto il cambiamento climatico e i nuovi modelli socio-economici possono modificare gli equilibri in Himalaya.

Il lavoro di Emanuele in Kinnaur, distretto tribale dell’Himalaya indiano posto lungo il delicato confine indo-cinese, è iniziato nel 2003 ed è proseguito nel 2005 e nel 2018 in modo non continuativo. In totale Confortin ha trascorso sei mesi della sua vita a stretto contatto con i kinnauri, ospite di una famiglia locale, potendone apprezzare gli stili di vita e la cultura legata ai principi del buddhismo tibetano e dell’induismo amalgamati con antiche credenze animiste riguardanti ancestrali forze della natura.

La dittatura delle mele

Anni di isolamento, o semi isolamento, hanno protetto questo popolo dall’omologazione culturale. Oggi la febbrile crescita economica e lo sviluppo di nuove vie di comunicazione, con la conseguente apertura del distretto al resto del mondo, stanno evidenziando la fragilità di questo angolo d’Himalaya. Ecco allora che il lavoro di ricerca condotto da Emanuele, supportato da un team di studiosi italiani, mira a raccontare attraverso il mezzo video quella che è l’attualità di questo popolo. Negli ultimi anni, in sostituzione delle attività agro-pastorali che per secoli hanno garantito il sostentamento di queste genti, è stata introdotta la monocoltura delle mele, che Emanuele chiama “la dittatura delle mele”. Come accaduto in molte altre parti del mondo le valli si stanno trasformando in distese di meleti mentre nuovi e impattanti edifici in cemento sorgono un po’ ovunque. Simbolo del nuovo benessere, che coincide anche con una nuova grande disponibilità finanziaria. Una nuova prosperità che sta portando “a una perdita di interesse per i capisaldi dell’identità kinnauri, prima di tutto religiosa, adombrati dal fascino dei modelli importati dalla grandi città indiane. Poco conta se l’affermazione di questi ‘stili di vita’ arriva dai televisori e dagli smartphone, piuttosto che da un’esperienza diretta, personale”.

Nulla di diverso da quanto vissuto nell’Italia del dopoguerra, spiega Emanuele. “Stiamo lavorando in Himalaya, ma i dati riflettono quanto da tutti noi vissuto nel passato. Nel Kinnaur la situazione è però forse più complessa, i cambiamenti climatici stanno già infatti facendo vacillare questa nuova economia di massa. Le temperature in aumento e la diminuita disponibilità di acqua stanno portando le coltivazioni sempre più in alto (i meleti oggi si trovano a una quota di 3400 metri) e aumentando l’utilizzo di pesticidi. “Fino a qualche anno fa non avevamo parassiti, così l’uso di sostanze chimiche era limitato a una o due volte l’anno. Oggi dobbiamo spruzzare anche sei volte in una stagione. In inverno fa meno freddo e i parassiti sopravvivono facilmente” il commento di un produttore locale.

Una volta terminato, il lavoro di Emanuele mostrerà l’attuale condizione di vita in un popolo rimasto fedele per anni alla sua cultura, tradizioni oggi minate da un epocale cambiamento storico per la regione. “Sono i più giovani ad accorgersene” afferma Confortin. “Sono i più giovani a guardare con preoccupazione al Kinnaur. I figli delle mele che, paradossalmente, grazie alla ‘Melocrazia’ sono riusciti a mettere il naso fuori dal distretto e a conseguire un titolo di studio universitario”. Stiamo perdendo la nostra eredità rapidamentespiegano i ragazzi del posto. “Le aspirazioni delle persone sono cambiate e a rischio ci sono la nostra cultura, l’architettura, le arti antiche e i mestieri”. “Speriamo che il documentario e i dati raccolti possano essere utili per conoscerci un po’ meglio e magari a cogliere spunti utili per indirizzare le scelte del futuro e migliorare le nostre stesse vite”.

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Un commento

  1. davvero interessante il lavoro fatto da Emanuele, gli ho mandato un piccolo contributo grazie al sito di crownfunding indiegogo

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