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Torna il cammino nelle Terre Mutate

Un nuovo, grande successo per il Cammino nelle Terre Mutate, il trekking di due settimane che collega Fabriano all’Aquila toccando i luoghi dell’Appennino centrale duramente colpiti dai terremoti degli scorsi anni. 

Nonostante il clima torrido, la comitiva di una cinquantina di escursionisti è partita da Fabriano il 24 giugno e ha raggiunto i Monti Sibillini toccando Camerino e Matelica per poi sostare a Visso, Campo e Norcia. Domenica 30, una faticosa salita ha portato il gruppo, salito a circa 80 persone, ad affacciarsi sul Pian Grande e poi a raggiungere Castelluccio, ai piedi della Cima del Redentore e del Vettore. Lunedì, scavalcata Forca di Presta, ha raggiunto Arquata del Tronto per poi proseguire verso Accumoli e Amatrice. Domenica 7, dopo aver costeggiato la base del Gran Sasso, la comitiva scenderà da Collebrincioni all’Aquila. L’ultimo segnavia bianco-rosso del Cammino è nel cuore della città, tra la Fontana Luminosa e il Castello.  

Il Cammino delle Terre Mutate ha otto anni di storia. Nel 2012 l’associazione Movimento Tellurico ha organizzato la prima Lunga Marcia per L’Aquila, una settimana per strade sterrate e sentieri tra Roma e lo storico capoluogo dell’Abruzzo. Negli anni successivi altre camminate solidali hanno collegato L’Aquila con l’epicentro del sisma che ha colpito nel 2012 l’Emilia e con San Giuliano di Puglia, in Molise, dove nel 2002 il crollo di una scuola a seguito di una scossa ha ucciso 27 bambini e una maestra. Poi i terremoti di Amatrice, dei Sibillini e di Campotosto hanno riportato l’attenzione sul cuore dell’Appennino.

Il Cammino, nato grazie alla passione di molti, è stato percorso interamente per la prima volta nel 2017. Un’esperienza ripetuta nel 2018 e quest’anno. 

Oltre ai soci di Movimento Tellurico, hanno lavorato al Cammino quelli dell’associazione APE Roma e di FederTrek. Per il suo impegno nella sistemazione del sentiero Peter Lerner, un escursionista di Manchester che vive nella Capitale è stato nominato “ambasciatore” del Parco Nazionale Gran Sasso-Laga. La sezione CAI di Amatrice, che dopo la tragedia del 2016 è diventata un fondamentale snodo di trekking e cammini, ha contribuito a pulire e segnare il percorso tra Arquata del Tronto, Accumoli, Amatrice e Campotosto. 

Quest’anno il Cammino che attraversa questi luoghi feriti ha due novità importanti. La prima è la guida Il Cammino delle Terre Mutate, curata da Enrico Sgarella e pubblicata da Terre di Mezzo. Il fatto che la prima tiratura (2500 copie!) sia stata esaurita in tre mesi dimostra che l’appello a visitare l’Appennino “mutato” ha fatto breccia nel cuore di molti. La presenza di segnavia e cartelli (qualcosa manca, ma non ci sono particolari problemi), oltre che dei posti-tappa necessari, fa sì che il Cammino possa essere percorso anche da singoli o gruppi autonomi. Il percorso, spesso bollente in estate, è particolarmente suggestivo nella tarda primavera e nelle prime settimane dell’autunno. 

L’altra novità, meno bella, riguarda l’atteggiamento dei residenti nei borghi colpiti dal sisma. In chi ha scelto di continuare a vivere e lavorare sul territorio, il dolore e la speranza dei primi mesi hanno lasciato il posto allo sconforto, e in molti casi alla rabbia. Nel centro dei paesi terremotati, sulle recinzioni che chiudono le “zone rosse”, sui viadotti che scavalcano la Salaria e la statale della Valnerina, sono comparsi striscioni che chiedono attenzione e investimenti. Alcuni hanno toni durissimi. 

Gli ideatori del Cammino delle Terre Mutate, e i camminatori che seguono l’itinerario, condividono queste richieste. Nell’edizione 2019, all’ingresso nei paesi, la comitiva è diventata un corteo, con in testa lo striscione “Ricostruire ora case e comunità”. Per fortuna, nonostante le lentezze delle Regioni e dello Stato, lungo il tracciato del Cammino riprendono fiato le storiche strutture (guide, agenzie, posti-tappa…) legate al turismo ambientale, e altre nascono ex-novo. Nella tappa da Norcia a Castelluccio, parte del bagaglio ha viaggiato su tre asini de La Mulattiera, l’agenzia di Roberto Canali, una firma storica dell’escursionismo in Umbria. La stessa sera si è cenato al Deltaplano, il nuovo centro commerciale dove sono stati delocalizzati i ristoranti di Castelluccio. L’indomani, ad Arquata, cena nel nuovo Rifugio degli Alpini, il ristorante di Gino Quattrociocchi che ha preso il posto di quello distrutto dal sisma a Forca di Presta. Poi una parte del gruppo ha dormito nel rifugio Mezzi Litri, appena inaugurato da Stefano Cappelli ed Elena Pascolini ai piedi del Monte Vettore. Stefano era il fornaio di Arquata del Tronto, dopo il sisma non ha avuto il permesso di riaprire il suo forno e ha scelto di cambiare mestiere.

Nelle “terre mutate”, anche grazie al Cammino, tornano il lavoro e la vita.

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