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Sergi Mingote rinuncia all’Everest. Mohr e Fiamoncini puntano alla vetta

sergi mingote, juan pablo mohr, lhotse, everestIn direzione del C2 – Foto FB @Moses Fiamoncini

Sono stati giorni duri per Sergi Mingote quelli trascorsi dopo aver raggiunto la vetta del Lhotse. Sia in termini fisici che mentali.

A parte un mal di gola che ha colpito oltre che l’alpinista spagnolo anche il compagno Juan Pablo Mohr, a destabilizzarlo maggiormente è stata la tragedia di cui i due si sono trovati ad essere protagonisti nella fase di discesa da C4 a C2.

In un punto non ben definito tra C4 e C3 il team si è imbattuto in una coppia in difficoltà, costituita dal bulgaro Ivan Yuriev Tomov e dalla russa Nastya Runova. Mentre Nastya è in fase di ripresa a C2, non c’è stato nulla da fare per Tomov.

Il Lhotse ha preso il suo tributo” – scriveva Mingote lo scorso 19 maggio, esprimendo il suo stato di confusione al termine del salvataggio, riuscito a metà. “Ivan è morto tra le mie braccia mentre cercavamo di caricarlo su una barella improvvisata, a causa di un edema polmonare”.

Nonostante la sofferenza, domenica scorsa sembrava ancora esserci la possibilità di proseguire in direzione della vetta dell’Everest, in compagnia di Juan Pablo. Secondo i programmi i due avrebbero dovuto raggiungere il C4 del Lhotse nella giornata di lunedì, per recuperare del materiale, per poi dirigersi il 21 al Colle Sud (C4 dell’Everest) e il 22 in vetta.

Lunedì però i loro percorsi si sono separati. Sergi ha deciso infatti di scendere al campo base, cosciente di non essere in ottima forma per tentare di salire senza ossigeno supplementare. Mohr si è invece diretto, come da programma, verso il C4 del Lhotse.

Mercoledì 22 dovrebbe essere giorno di vetta non solo per Mohr ma anche per Moeses Fiamoncini, tornato negli scorsi giorni al campo base dopo aver fallito sul Lhotse. Per tentate l’Everest ha deciso di optare per ossigeno supplementare e sherpa di supporto e nella giornata di lunedì ha raggiunto C3.

Restano invece al campo base Carlos Garranzo e Iñigo Castineyra, saliti in vetta al Lhotse senza ossigeno. Con loro anche l’ultimo componente della squadra di Mingote, Ali Sadpara (che ha invece raggiunto la vetta del Lhotse con ausilio dell’ossigeno), pronto a volare per il Makalu.

 

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