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Ambiente, Primo Piano

Siccità, precipitazioni intense, dissesto del suolo e minaccia alla biodiversità principali problemi del clima in Italia

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L’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha recentemente presentato a Roma l’Annuario dei dati ambientali 2018, un report scientifico contenente dati statistici e informazioni sull’ambiente della nostra Penisola, realizzato in collaborazione con il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA).

Ben 306 gli indicatori presi in considerazione, per un totale di 150.000 dati, raccolti in 460 tabelle e 635 grafici.

Tanti i temi affrontati nel report, tra cui agricoltura, pesca, energia, trasporti, turismo, industria, biodiversità, clima, inquinamento atmosferico, indice pollinico allergenico, qualità delle acque interne, mare e ambiente costiero,consumo di suolo, rifiuti, agenti fisici, pericolosità geologiche, agenti chimici, valutazioni, autorizzazioni, controlli e certificazioni ambientali e conoscenza ambientale.

Una panoramica sull’ambiente nostrano da cui si evince, analizzando in particolare la sezione dedicata a Clima e Inquinamento, che la caratteristica climatica più rilevante in riferimento all’anno 2017, sia stata la presenza di una persistente siccità e allo stesso tempo il manifestarsi di precipitazioni di forte intensità.

Il 2017 è stato in sintesi il secondo anno tra i più siccitosi dopo il 2001, considerando la serie storica calcolata a partire dal 1961.

Il quantitativo medio di pioggia caduta durante l’anno è risultato inferiore del 22% rispetto alla norma. In termini di temperatura, la media italiana ha mostrato un valore di +0,1°C rispetto a quella mondiale, che posta a confronto con la media della serie si è attestata su un +1,20°C, segnale in ogni caso non positivo.

Di contro troviamo anche dati positivi, legati alle emissioni totali di gas serra, che risultano diminuite di un significativo 17,5% dal 1990 al 2016.

Ma analizzando i valori delle polveri sottili PM10 del 2017, risulta che il 31% delle stazioni di rilievo abbia mostrato valori superiori al limite giornaliero, pari a 50 microgrammi per metro cubo da non superare più di 35 volte per anno.

Dal 1990 al 2016 le emissioni su scala nazionale di PM10 risultano in ogni caso in diminuzione del 33,7% e le emissioni complessive di ossidi di zolfo, ossidi di azoto e ammoniaca appaiono anch’esse ridotte del 66,8%.

In continua diminuzione risultano essere anche le emissioni delle autovetture, grazie alle nuove immatricolazioni.

Altro problema significativo della Penisola è quello del dissesto del suolo. Sono circa 6 milioni gli italiani che risiedono in aree ad elevato e medio rischio di alluvioni mentre la popolazione a rischio frane, considerando in particolare le classi di pericolosità elevata e molto elevata, ammonta a oltre 1,2 milioni di abitanti.

I dati in merito presentati nell’Annuario risultano estremamente preoccupanti. Nel 2017 le frane importanti sono state 172, per un totale di 5 vittime, 31 feriti e danni prevalentemente alla rete stradale. Le regioni maggiormente interessate sono state Campania, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Marche e Abruzzo. In quest’ultima regione le frane hanno mostrato caratteristiche peculiari, in quanto sono state attivate dallo scioglimento della neve caduta nell’eccezionale nevicata del 18 gennaio del 2017 oltre che dalle intense precipitazioni.

Per quanto concerne i terremoti, il 2017 ha visto 4 eventi in cui la magnitudo è stata pari o superiore a 5, tutti verificatisi il 18 gennaio, con epicentro in provincia de L’Aquila. 16 gli eventi con magnitudo pari o superiore a 4, di cui 13 in Centro Italia. Da ricordare è anche il terremoto che ha colpito l’isola di Ischia il 21 agosto 2017, che nonostante una magnitudo 4 ha causato ingenti danni alle abitazioni e 2 vittime.

Passando ad un altro tema molto delicato, quello della biodiversità, sono risultate 3.182 le specie aliene alloctone introdotte in Italia e potenzialmente invasive, a danno delle specie autoctone, rappresentate in termini di fauna da oltre 60.000 entità e per quanto concerne la flora da 8.195 entità di piante vascolari e 3.873 entità non vascolari. Delle 202 specie tutelate dalla Direttiva Habitat, circa il 42% risulterebbe a rischio.

L’Italia, come dichiarato dall’ISPRA, gode di un valore di biodiversità senza pari a livello europeo. Basti pensare che gli Ortotteri (grilli e cavallette) sono presenti in numero triplo rispetto a quelli della Polonia, dieci volte se comparati con le presenze in Gran Bretagna e Norvegia e oltre 150 volte rispetto a quelli dell’Islanda.

Nel dettaglio, risultano essere 120 le specie di vertebrati minacciate dalla perdita e la degradazione di habitat, con particolare riferimento agli anfibi (36%) e ai pesci ossei di acqua dolce (48%).

Restando sul tema acque, su 7.493 fiumi e 347 laghi totali analizzati, rispettivamente il 43% e il 20% ha raggiunto l’obiettivo di qualità in termini ecologici, il 75% e il 48% per lo stato chimico. Lo sversamento di pesticidi continua però ad essere un problema. Il 23,6% dei punti di monitoraggio di acque superficiali ha mostrato concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali. Valore che scende a 8,6% per le acque sotterranee. Tra le regioni italiane le differenze sul tema sono decisamente significative ma di complessa analisi, in quanto dovute ad una disomogeneità nei sistemi di monitoraggio locale.

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