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Un appello per i Tatra slovacchi: il parco non deve vietare l’alpinismo- di Stefano Ardito

Trentotto anni fa Igor Koller, ingegnere e alpinista slovacco, ha scritto la storia dell’alpinismo dolomitico tracciando con il “ragazzo terribile” Jindŕich Šustr la Via attraverso il Pesce sulla parete Sud della Marmolada. 

Oggi Koller, insieme a Peter Dragúň, a Michal Káčerik e a Igor Žiak, è il promotore dell’appello “Aj my sme Tatry!”, “Anche noi siamo i Tatra!”, contro il nuovo regolamento del Parco Nazionale che tutela il massiccio, e che se accettato porrebbe dei limiti severi all’alpinismo, allo scialpinismo e all’escursionismo d’alta montagna. 

Il documento, che è stato tradotto in italiano da Luca Calvi e che si può leggere sul sito www.ajmysmetatri.sk/it, ha già avuto l’adesione di oltre 13.000 frequentatori del massiccio. Tra loro è l’alpinista Peter Hámor, che nel 2017 ha completato la collezione dei 14 “ottomila”.  

Accanto a escursionisti e alpinisti, hanno firmato l’appello scrittori, attori, personaggi noti della radio e della televisione slovacca, e i gestori di cinque dei rifugi più importanti del massiccio. 

Il nuovo regolamento del Parco, presentato dal Ministero dell’Ambiente slovacco nello scorso gennaio, è stato discusso pubblicamente a Liptovský Mikuláš e Starý Smokovec. Secondo Igor Koller e gli altri promotori di “Aj my sme Tatry!”, il regolamento in vigore da decenni già prevede “l’esclusione quasi totale delle attività alpinistiche a bassi livelli di difficoltà, cioè fino al III grado UIAA”, e pone anche “grandi limitazioni per lo sci e lo scialpinismo”.

Se la nuova proposta dovesse entrare in vigore, le regole per la frequentazione del Parco diventerebbero “ancora più restrittive nei confronti delle attività di escursionisti, sciatori ed alpinisti”. 

Verrebbe introdotto “il divieto di qualsiasi attività alpinistica per tre mesi all’anno su tutto il territorio”, accompagnato da un “assoluto divieto di movimento notturno per alpinisti, scialpinisti ed escursionisti”. Una regola che, per i promotori dell’appello, è “in contrasto con i principi di sicurezza, e va contro le raccomandazioni del Soccorso Alpino relative alle partenze di buon’ora

Gli alpinisti e gli escursionisti che frequentano il versante slovacco dei Tatra (la parte settentrionale del massiccio è in Polonia) ricordano che “la loro attività è da lungo tempo parte integrante del patrimonio culturale dei Tatra e non ha nei confronti della natura effetti o impatti negativi”.

Per sostenere le loro affermazioni, i promotori dell’appello citano l’aumento negli ultimi anni del camoscio, della marmotta dei Tatra e di altre specie vulnerabili. Dato che i Tatra sono le uniche montagne della Slovacchia, il “divieto delle attività di formazione contribuisce a mettere in pericolo gli alpinisti principianti e gli escursionisti d’alta montagna”. I quattro promotori dell’appello, e i 13.000 che lo hanno firmato, citano i documenti dell’UICN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, secondo i quali nei Parchi le “attività sportive e ricreative praticate in modo sostenibile hanno un’importanza pari a quella della tutela della natura”.

L’amministrazione del Parco, invece, “non ha presentato prove scientifiche o statistiche che possano giustificare nuove chiusure stagionali per l’alpinismo o mantenere quelle già in vigore”. Nessun dato, proseguono, “dimostra un effetto negativo delle forme di turismo leggero sulla natura dei Tatra”. 

Andiamo sui Tatra come soggetti attivamente impegnati nella loro tutela e siamo i primi ad essere contro la loro commercializzazione” proseguono Koller, Dragúň, Káčerik e Žiak. 

I quattro promotori, e i 13.000 che hanno raccolto l’appello, si dicono pronti a un confronto con l’Agenzia Statale per l’Ambiente, nel quale siano convolti anche gli operatori (guide, accompagnatori, gestori di rifugi) legati al turismo a basso impatto ambientale. 

Nell’interesse di tutti, concludono Igor Koller e gli altri, c’è bisogno di “un regolamento per la frequentazione moderno, semplice, chiaro, e non discriminatorio”. Dopo averlo letto, è possibile firmare l’appello “Aj my sme Tatry!”, che sul sito è tradotto in inglese, polacco, tedesco e italiano. 

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Un commento

  1. In ogni luogo, qual’è il senso anche educativo e di sensibilizzazione di un parco se lo si chiude? Sono questi eccessi che, paradossalmente, provocano effetti culturalmente negativi.

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