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North Face, marketing d’alta quota… con qualche disguido

Dal 27 al 29 luglio in Val di Fassa si è tenuto il The North Face Mountain Festival, un evento con svariate attività ed eventi all’insegna dell’outdoor, tra cui un “temporary pop up point” ospitato per otto giorni nel Bivacco Zeni, di proprietà della SAT, vestito di rosso e con marchione North Face per l’occasione.

Esposti all’interno di questo spazio otto capi di abbigliamento appartenuti ad altrettanti atleti North Face (Tamara Lunger, Hevé Barmasse, Xavier De La Rue, Conrad Anker, David Lama, James Peterson, David Gottler e Caroline Ciavaldini) impreziositi da una nota motivazionale da loro scritta e messi all’asta dall’azienda. I proventi raccolti saranno devoluti alla SAT per la manutenzione del bivacco stesso e degli altri di proprietà dell’associazione.  

Trattasi quindi di marketing d’alta quota, che può piacere o meno. Di recente anche la nota casa d’aste Bolaffi aveva messo all’asta abbigliamento e cimeli della spedizione al K2 del 1954, il cui pezzo forte era il piumino Moncler di Ugo Angelino venduto per 45.000 euro.

La questione per North Face è sorta però non tanto sulla trovata commerciale, quanto su alcuni disguidi segnalati da alpinisti ed escursionisti e che hanno trovato nella penna di Michele Lucco Lucchini e nel gognablog di Alessandro Gogna cassa di risonanza.

L’interno del bivacco. Foto @ The North Face

Il 23 luglio Lucchini e un compare, Giacomo Duzzi, arrivano verso sera al bivacco Zeni, l’intenzione è quella di trascorrerci la notte per fare qualche bella scalata la mattina seguente. Peccato che, come racconta, risulti essere chiuso con un lucchetto. Nessun cartello all’inizio del sentiero ad avvisare dell’inagibilità. Un bel problema per i due che contavano nel riparo offerto dallo Zeni e che quindi sono senza equipaggiamento per dormire all’aperto. Dopo qualche ricerca, trovano la chiave, ma le sorprese non si fermano qui: l’interno del bivacco è completamente spogliato di tutto, brandine comprese, e al suo interno trovano spazio solo gli otto capi di abbigliamento degli atleti North Face. Beffa vuole che per tenere in ordine l’esposizione siano stati piantati nel pavimento delle viti. La storia si conclude alla fine abbastanza bene: i due trascorrono una poco piacevole notte dormendo in terra con le viti nella schiena, ma la giornata di scalate sembra essere stata grandiosa.  Per il racconto completo e le considerazioni di Alessandro Gogna vi rimandiamo al gognablog QUI.

La SAT interpellata da Lucchini, che è riuscito a parlare con l’attuale vice-presidente Roberto Bertoldi, si è scusata per l’inconveniente ed ha spiegato che gli accordi erano diversi affinché non fosse interrotta la funzione di pubblica utilità dello Zeni. “North Face– si legge nella dichiarazione riportata sul blog di Gogna – doveva provvedere al posizionamento del cartello di avviso di non agibilità all’inizio del sentiero, doveva lasciare nel bivacco due brande per assicurare almeno un ricovero di fortuna a eventuali infortunati o ritardatari, ma anche per un eventuale soccorso, e soprattutto doveva lasciare aperto il bivacco”.

Accordo non rispettato solo il 23 luglio scorso a causa di un disguido come North Face, da noi interpellata, ci ha scritto e fedelmente riportiamo:

“Il Mountain Festival è un evento nato per offrire a più di 800 persone con vari livelli di esperienza la possibilità di vivere e godersi la montagna. Il Pinnacle Project, ospitato dal Bivacco Zeni, è frutto di una collaborazione con il SAT e nasce per condividere alcune tra le più straordinarie imprese compiute dai nostri atleti esponendo la Collezione di 8 capi che, messi all’asta, permetteranno di raccogliere proventi che verranno devoluti all’associazione alpina CAI e dunque restituiti alla montagna.

Sfortunatamente il giorno Lunedi 23 LUGLIO, un’agenzia esterna coinvolta nel progetto ha inavvertitamente chiuso il bivacco, un errore prontamente rettificato e per il quale ci scusiamo sentitamente. Per tutta la restante durata dell’evento il bivacco è rimasto aperto e custodito 24 ore su 24 e supportato da un secondo punto di bivacco poco distante in grado di offrire riparo a climber ed escursionisti.

 Noi di The North Face amiamo e supportiamo da sempre la montagna e siamo fieri di poter restituire qualcosa alla Val Di Fassa”.

 Forse non bastano i moderni eroi dell’alta quota e il loro abbigliamento messo all’asta per far il bene della montagna.

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10 Commenti

  1. La chiosa finale fa proprio ridere: “Noi di The North Face amiamo e supportiamo da sempre la montagna”.

    L’episodio, infatti, evidenzia l’esatto contrario, vale a dire che conta solo lo sponsor e il guadagno e degli alpinisti ed escursionisti chissenefrega

  2. Si subappalta ad un’agenzia esterna?Come sfruttamento commerciale, meglio la rivista che ha scelto Cortina per servizio fotografico molto glamour.Fotomodelle con sfondo 5 torri.Scelta non casuale.Eventuali escursionisti spettatori con binocoli non si accorgerebbero nemmeno di sassi puntuti.

  3. Volendo, in vicina val di San Nicolo’, la ditta avrebbe potuto accordarsi con qualche privato che possiede baite ritrutturate seguendo i canoni originali.
    Assicurandosi tra l’altro un maggior afflusso di visitatori di reliquie.Proseguendo si arriva in zona Marmolada, ColOmbert, Costabella.La frequentazione e’ assicurata piu’ che al bivaccoZeni.

  4. Sono nauseata da quello che è successo.
    Il modo di intendere montagna in Trentino mi fa allontanare da questi luoghi che la natura ci ha regalato splendidi e che qualcuno sta trasformando in circhi. Mi guarderò ben dal comperare North Face. Gli atleti che hanno donato i capi di abbigliamento spero stiano meditando sulla gravità di quello che è successo, così come i turisti, e tutti noi.

  5. Per consolazione , ho cercato su web immagini”bunker mimetizzati in Svizzera”
    Ben inseriti nell’ambiente per forza di cose.Privi di logo.Qualcuno cerchi pure la storia di Donato Zeni.

  6. Avevo una giacca NF e l’ho venduta l’inverno scorso dopo 2 utilizzi perché era a traspirazione zero nonostante fosse venduta come tale….in ogni caso anche SAT e CAI ultimamente non scherzano….sono socio da diversi anni ma credo che dal 2019 non rinnoverò il mio appoggio simbolico…

  7. Volendo realizzare esposizione indumenti in un bivacco, ci sarebbe in pieno centro di San Martino di Castrozza lo storico bivacco Berti che stava posizionato in cima alla Pala di SanMartino.Quando ne hanno collocato uno nuovo, il vecchio e’ stato sollevato dal medesimo elicottero e depositato in spazio apposito all’incrocio di passeggiate in paese.Di giorno la portaviene aperta e si vede l’interno spartano.In Veneto detto il giro dello struscio pomeridiano in cui molti si pavoneggiano in abiti alpinistici o tipici costumi del luogo. Cosi’ possono sognare di stare in cima, piuttosto ardua da raggiungere.
    Cosi’ non e’ stato fatto con capanna Margherita o altri bivacchi storici, che avrebbero potuto essere smontati e ricostruiti pezzo per pezzo …piu’ in basso .

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