Alpinismo

Folle cinismo commerciale all’Everest?

Una delle agenzie di spedizioni alpinistiche più utilizzate e note in Himalaya è certamente la Seven Summits Treks di Mingma Sherpa, che si è imposto sul mercato negli ultimi anni grazie ai prezzi competitivi rispetto alle concorrenti.

Mingma, che nel 2011 ha completato la salita di tutti i 14 8000 (“Volevo dimostrare che noi Sherpa non siamo solo buoni portatori o guide, ma anche veri scalatori“), ha rilasciato un’interessante intervista a Stefan Nestler.

Non sogno di fare grandi affari, ma offro prezzi più bassi perché voglio dare la possibilità anche a chi non ha abbastanza soldi di scalare l’Everest” spiega Mingma, accusato spesso di far pagare troppo poco le proprie spedizioni distorcendo così il mercato, a rischio a volte della sicurezza. “Se qualcuno muore – chiosa lo sherpa – è a causa delle condizioni della montagna o a quelle fisiche degli scalatori, non dal fatto che hanno pagato 20.000$ o 100.000$”. “I miei clienti sono più sicuri di quelli che hanno speso 100.000$” dichiara Mingma, giustificando questa affermazione con l’avere abbondanza di personale pronto a muoversi per eventuali operazioni di soccorso (i suoi campi base sono infatti affollatissimi, con numeri che all’Everest giungono fino a 100 alpinisti ed altrettanto personale di supporto).

Una visione molto diversa da un altro sherpa conosciuto per i risultati della sua agenzia Dreamers Destination Treks, Mingma Gyalje Sherpa, che proprio a Nestler qualche settimana fa aveva dichiarato: “Un budget basso significa poca sicurezza. Se vuoi degli alpinisti sherpa esperti e ben addestrati, quindi maggiore sicurezza, devi pagarli di più”, auspicando anche nuove regole che impongano standard di esperienza per gli alpinisti che desiderano salire il tetto del mondo: “Se qualcuno vuole scalare l’Everest deve aver scalato un altro 8000 prima, o almeno avere la qualifica di saper scalare un 7000”.

Opposta la visione del manager di Seven Summits Treks anche su quest’ultimo tema. “I clienti non hanno bisogno di aver scalato un 7000. Due o tre montagne di 6000 metri sono un’esperienza sufficiente per affrontare l’Everest. Hanno un sacco di tempo fino a campo 4 per imparare” risponde, aggiungendo: “Non tutti sono come Simone Moro o Ueli Steck”, ma “se hanno energia a sufficienza, possono andare all’Everest. Penso che sia meglio che non ci siano regole: viviamo nel 21esimo secolo e le persone sanno quello che fanno”.

Per quanto riguarda invece l’affollamento non tanto al campo base, quanto lungo la via di salita durante le finestre di bel tempo? “Non ci sono problemi. Siamo in grado di gestire un numero illimitato di scalatori sulla montagna. Se ce ne saranno anche 1000, noi forniremo percorsi diversi con corde fisse”.

Buona stagione alpinistica a tutti. 

 

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