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Rwenzori: il Re è un infermiere americano

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KAMPALA, Uganda — Il Rwenzururu è il nome del reame situato ai piedi del Rwenzori, in Uganda. Nel 1967 il governo ugandese sciolse tutti i tradizionali regni nel paese africano e così il legittimo erede al trono, Charles Wesley Mumbere, emigrò in America. Qui divenne infermiere in un ospizio nel Maryland ma oggi, a 56 anni, è finalmente potuto tornare al suo paese ed essere incoronato re.

Questa è la storia di Charles Wesley Mumbere, re da 2 giorni, e infermiere in America da tutta una vita. Perché Mumbere è sì nato sovrano del reame di Rwenzururu, alle pendici dell’affascinante monte del Rwenzori, ma il suo potere – per la verità del tutto rappresentativo e di nessuna valenza politica – gli è stato riconosciuto solo da pochissimo tempo.

La corona di re doveva cingergli la testa già all’età di 13 anni, a seguito della morte del padre Isaya Mukirania Kibanzanga. Nel 1967 però, il governo ugandese scioglieva tutti i tradizionali regni nel paese africano accentrando nelle mani dello Stato d’Uganda ogni potere politico. E così Mumbere finiva a cercare fortuna in America.

Oggi il governo del presidente Yoweri Museveni ha revocato la decisione e Mumbere è potuto tornare nel suo paese. Certo di acqua sotto i ponti ne è passata da allora, visto che il nuovo re ha vissuto l’intera esistenza di adulto nei panni di un infermiere, prima a Harrisburg in Pennsylvania, poi in un ospizio del Maryland.

Le radici però lo hanno infine riportato in Africa ad assolvere i suoi compiti. Soprattutto come rappresentante di un intero popolo, quello Bakonzo, 300.000 persone in tutto: una popolazione bantu di coltivatori che vive ai piedi del Rwenzori. Non avrà poteri politici, ma potrà comunque lavorare per la sua gente. Il re ha infatti già fatto sapere di voler mettere mano a una riforma sanitaria, sulla scorta dell’esperienza venticinquennale negli Usa.

Una storia incredibile insomma, di un quasi “cenerentolo” dell’età moderna, figlio di un’Africa dimenticata e in cui spesso succedono cose “dell’altro mondo”.

Valentina d’Angella

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