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Cartelli in tedesco: sequestrati gli atti

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BOLZANO — Nuovo capitolo della polemica sulla segnaletica monolingue sulle montagne altoatesine. Le indagini, volte alla verifica dell’utilizzo dei finanziamenti pubblici per la creazione di cartelli scritti esclusivamente in tedesco, hanno segnato un passo avanti. La procura infatti, ha sequestrato gli atti dagli uffici della Provincia di Bolzano.

Obiettivo della Procura è quello di verificare come siano stati spesi i finanziamenti legati al progetto "Obiettivo 2". Se, cioè, oltre alla digitalizzazione di tutta la rete sentieristica e la creazione del sito internet, i soldi dello Stato italiano siano stati usati anche per la realizzazione dei cartelli in tedesco.

Per portare avanti le indagini quindi, la polizia giudiziaria ha sequestrato gli atti interessati negli uffici della Provincia, secondo il decreto del procuratore Guido Rispoli. Si tratta di tutta la documentazione relativa al "Progetto sentieri Alto Adige»", co-finanziato dall’Unione Europea, dalla Provincia e dai fondi statali. Un’inchiesta nata dall’esposto di Guido Margheri, consigliere comunale della Sinistra Democratica.

Nel frattempo, il Commissario del governo Fulvio Testi ha spostato dal 15 al 20 ottobre il termine fissato all’Alpenverein per presentare una relazione sulla segnaletica ed effettuare i primi passi concreti di ripristino della segnaletica bilingue. Secondo il prefetto infatti, in ogni caso non ci sono dubbi che nell’allestire la segnaletica debba essere rispettato lo statuto che prevede l’uso contemporaneo di italiano e tedesco.

Georg Simeoni, presidente dell’Alpenverein, continua dal canto suo a ribadire che non sono stati usati finanziamenti statali per i cartelli monolingue, ma chiede al contempo a Bolzano di farsi carico del problema. Concorda con Luis Durnwalder, presidente della Provincia, sul fatto che sia necessaria una distinzione tra le tipologie di cartelli: nomi di Comuni, frazioni principali, fiumi, avvisi di sicurezza, termini come "rifugio" o "sentiero" richiedono il bilinguismo, ma non i nomi propri. Anche se non si capisce esattamente la differenza tra il nome proprio di un Comune e quello di un rifugio.

Valentina d’Angella

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