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Alpinismo

“Cime Tempestose”

Simone e Tamara ci riproveranno. A fare cosa? Gli esperti che hanno linee segrete di comunicazione con il Kanchenjunga (vien da pensare a Trump con il Cremlino), scrivono di discesa al campo base per una pausa, ma anche e ancora di traversata (?), quando francamente pare che il portarsi in vetta per la via normale sarebbe, allo stato delle condizioni della coppia d’alta quota e della situazione ambientale e climatica, un bel traguardo. Certo vale molto meno rispetto a quanto annunciato, ma è sempre un bell’ottomila da collezione. 

 Sempre gli esperti ben informati e privilegiati ci dicono che Barmasse e Gottler sullo Shisha Pagma sono arrivati a tre metri dalla vetta e si sono fermati per il rischio di caduta di valanghe. Barmasse s’incazza con i soliti che parlano senza sapere e si va a fare una bella dormita. Gottler ci dice stamattina che la giornata è stata stupenda e che il pericolo che una valanga gli partisse sotto i piedi era alto e che quindi con felicità e soddisfazione si sono fermati a pochi (quanti?) metri sotto la vetta. Gli uffici stampa sono come i revolver, quando hai premuto il grilletto difficile fermare la pallottola.

Revol, la Giovanna d’Arco dell’alpinismo francese, sul Lhotse ce l’ha fatta. Con qualche ansia comunicazionale, smentita e rettifica che, essendo di pubblico dominio hanno consentito, nonostante Elisabeth sia misteriosissima durante le sue salite, di capire che sulla vetta c’è arrivata davvero. Brava.

Anche Kilian Jornet ha raggiunto la vetta dell’Everest a mezzanotte fra il 21 e il 22 maggio (ora locale), in un unico tentativo, senza l’aiuto di ossigeno o corde fisse, ma qualche incertezza nella comunicazione ce l’ha lasciata, sebbene del tutto provvisoria e rimediabile. Per esempio non ci ha detto se abbia utilizzato la scala al secondo steep, parliamo della parte terminale della salita dal versante tibetano e nemmeno pare definitivamente chiaro il punto esatto di partenza e arrivo della gran corsa. Francamente poco m’importa rispetto a un’impresa sicuramente di alto valore sportivo e alpinistico, ma per i perfezionisti del record sono questioni che interessano e se questo vuoi fare devi pure adattarti e raccontarglielo.

Di questi giorni poi, per gratificazione solo statistica di Messner, ci sono altri quattro morti (ieri è stato ritrovato il corpo a colle sud un alpinista indiano disperso), per edema e mal di montagna sull’Everest. Lui ne aveva previsti dieci in questa stagione. Come dire: “avanti che c’è posto”. So di sembrare cinico per quel che scrivo e anche di essere di pessimo gusto, ma è un modo di reagire alla notizia di quattro morti per mal di montagna in poche ore, in mezzo a spedizioni super ossigenate e seguite, da sherpa e accompagnatori professionali (?), medici e ci fermiamo qui.

Per non farci mancare nulla, l’informazione alpinistica ci comunica: “It’s official – The Hillary Step is no more”. Non c’è più, è crollato! Trattasi dell’ultimo tratto della cresta dell’Everest dal versante nepalese. Notizia già data gli anni scorsi, ma riciclata. Se poi guardi le foto ti rendi conto della assurdità di questa affermazione. Semplicemente la cresta, come tutte le creste del mondo, si è leggermente modificata. È cresciuta un poco a valle e si è spianata di qualche metro a monte. Kurt Diemberger, ne sono certo, alla formidabile novità avrà reagito alzando le spalle ed esclamando: “ah ssi?”.

 

(Foto in alto @ Hervè Barmasse)  

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