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Valanga in Val Veny su 18 freerider, 3 morti. “Sembrava un campo di battaglia”

“Sembrava un campo di battaglia, persone che urlavano, che gridavano, tutte in lingua diversa. È stato un intervento davvero complesso”. Così Daniele Ollier, vicebrigadiere della Guardia di Finanza di Entreves. Una delle vittime è torinese, Federico Mighetto, 35 anni, grande appassionato di montagna. Gli altri due morti sono un belga e un tedesco. 

Erano molte le squadre di soccorso che hanno raggiunto oggi la Val Veny e che si sono impegnate in questo difficile soccorso.

Dai racconti di chi era in zona, sembra che ad un certo punto un folto gruppo di sciatori sia immesso nel complesso e lungo canale, la cui parte apprezzabilmente sciabile era però breve, seguendo altri freerider. L’impressione è che gli sciatori abbiano tagliato i pendii carichi di neve accumulata dal forte vento che si è alzato la notte scorsa e che ha portato nella zona il livello di pericolo da allerta 2 a 3. Altra concausa del distacco è stato il drammatico mutamento delle condizioni della temperatura, con un rialzo nel giro di un’ora di circa 10° C. 

Secondo i soccorritori la massa di neve si è infilata nel canale che i freerider stavano attraversando, che ha fatto da imbuto, trascinandoli senza scampo verso il basso su dei salti di roccia, tanto che coloro che hanno perso la vita sono morti per politraumi. Pochi sono riusciti a proteggersi dietro speroni rocciosi, altri si sono salvati galleggiando grazie al loro airbag. “Una trappola per topi” è il commento di uno dei soccorritori intervenuto sul posto.

Tutti erano “presumibilmente” esperti e dotati di ARTVA e questo ha facilitato l’individuazione dei coinvolti.

Ci si chiede per l’ennesima volta se i sistemi di allerta siano ascoltati e seguiti, se il buon senso e l’intelligenza siano esercitati a moderare la passione e l’entusiasmo. Il cambio di livello di allerta, da 2 a 3, ed il fatto che in quella zona si stavano bonificando i pendii dal pericolo di valanghe, tanto da aver chiuso un impianto di risalita, avrebbe dovuto far desistere chiunque. Tra i superstiti una guida alpina tedesca che accompagnava un suo gruppo; in zona c’erano anche altri scialpinisti, le cui guide hanno preferito evitare quell’orribile canale. 

 

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