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Himalaya, lo ski village della discordia

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NUOVA DEHLI, India — Costa trecento milioni di dollari il resort con tanto d’impianti sciistici che il miliardario americano Alfred Ford vorrebbe costruire fra un paio d’anni ai 2600 metri d’altezza di Manali, nell’Himalaya indiano. Peccato, però, che la popolazione locale proprio non ne voglia sapere di ristoranti, seggiovie, e alberghi che cambierebbero drasticamente il modo di vivere in questa zona.

Manali è una cittadina dell’Himachal Pradesh. Dista 45 minuti di volo da Nuova Dehli, ma anni luce dal capitalismo occidentale. Eppure proprio qui è in progetto l’Himalayan Ski Village, che nelle intenzioni dei progettisti verrà corredato dagli impianti sciistici più esclusivi al mondo.
 
L’idea di fare impianti da sci sulle pendici delle grandi montagne himalayane, a dire il vero, non è nuova. La differenza è che nel caso specifico l’accordo tra la Ford Motor Company e i vertici locali è già in fase avanzata.
 
Esiste dal 2005. E il consiglio d’amministrazione che si occupa del progetto, coordinato dalla segretaria al Turismo Manisha Nanda, ha precisato che tutto si sta svolgendo sotto la supervisione dell’Alta corte dello Stato di Himachal. Tutto secondo legge, insomma.
 
Stando al progetto, l’impianto occuperà 2.400 ettari sui versanti delle montagne. Sarà circondato da hotel di lusso con 700 camere, chalet, strutture per meeting e convention, centro divertimenti, ristoranti e negozi. E ovviamente funzionerà con impianti di risalita all’ultimo grido, in grado d’attrarre turisti da Stati Uniti, Europa, Giappone, Corea, Australia, Sudest asiatico e Medioriente.  
 
Le ricadute lavorative sulla popolazione locale saranno rilevanti. Si parla di 3500 posti di lavoro, nella quasi totalità personale proveniente dai villaggi della zona. Per l’economia locale di questa cittadina da 6200 abitanti, sarà certamente un toccasana. Per la popolazione, invece, un punto di domanda. Sono in molti a chiedersi come reagiranno i residenti – abituati a una vita libera, povera ma ricca di contemplazione, fatta di quello che offre madre natura – all’arrivo del roboante carrozzone del turismo invernale, tutto colori fosforescenti e insegne al neon.
 
Nel distretto di Kullu (nella foto), dove dovrebbe sorgere lo "Ski Village", cresce la protesta popolare. Le critiche più dure sono rivolte al governo locale, reo di aver ceduto alle lusinghe degli americani. La popolazione locale intravede il rischio concreto di perdere il proprio modo di vivere, le proprie tradizioni. In una parola sola, la propria identità.
 
Insomma, da queste parti non vogliono fare la fine degli indiani d’America, battuti, umiliati, snaturati e rinchiusi nelle riserve dall’avanzata del mondo occidentale. La paura più grande è proprio quella di essere costretti, entro poco tempo, ad emigrare verso altre regioni.
 
E poi c’è il problema ambientale. La preoccupazione per le sostanze chimiche contenute nella neve sparata dai cannoni che, secondo i rappresentanti della popolazione, possono danneggiare l’ambiente himalayano.
 
I progettisti assicurano il contrario. L’esperto finlandese di neve artificiale che sta collaborando al progetto, Mikko Martikainen, ha detto che verranno usati solo metodi naturali e nessun additivo chimico. Turismo sostenibile ed eco-compatibile, come va di moda ultimamente, insomma. A cui si aggiungeranno programmi di costuzione e operatività per mitigare l’impatto ambientale di resort e impianti. Basterà?
 
 
Wainer Preda

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