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Stasera su Rai Storia il film “Cervino, la montagna del mondo”

La storia della conquista della vetta del Cervino, che ha coinciso con l’inizio dell’alpinismo moderno. La racconta Nicolò Bongiorno, figlio di Mike, in “Cervino. La montagna del mondo”, in onda sabato 14 gennaio alle 22.00 su Rai Storia. Un viaggio personale in cui traspare anche l’amore del padre Mike per la montagna e la ricerca di un sentiero per la vetta diventa occasione di ricerca di sé.

Il film, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti, racconta la prima salita del 1865 attraverso un emozionante sviluppo narrativo e una vera e propria ascesa verso la vetta, montagna simbolo delle Alpi, commemorando l’importante impresa alpinistica, significativa anche per le questioni storico-culturali legate alla montagna e alle grandi conquiste dell’alpinismo di metà ottocento. Un viaggio personale in cui traspare anche l’amore del padre Mike per la montagna e la ricerca di un sentiero per la vetta diventa occasione di ricerca di sé.

Nel film, a creare un collegamento tra i documenti e le testimonianze storiche della via alpinistica di 150 anni fa e quella di oggi, sono le Guide alpine del Cervino. Marco Barmasse, che ha ereditato e trasmesso al figlio Hervè la tradizione di una famiglia di alpinisti e Guide Alpine, accompagna l’ascesa del protagonista, Nicolò Bongiorno, guidandolo alla scoperta di un cammino aperto molto prima da pionieri eroici, alla meraviglia per una natura grandiosa, alla pazienza dell’allievo che segue la sua guida, proprio come un figlio segue il proprio padre. Il premio è la consapevolezza che “fare una scalata”, per quanto impegnativa, sia soprattutto un percorso di comprensione ed esperienza a contatto con la natura, con la montagna e con le persone che la abitano.

“Nel film l’occasione di celebrare l’anniversario di un’icona alpina così importante, diventa un pretesto per salire, lasciare i rumori del mondo, vedere le cose dall’alto: un grande momento di incontro con la verità di se stessi e in genere la verità dell’esistenza – racconta Nicolò Bongiorno – In montagna occorre essere attenti e onesti perché un determinato passo conduce a una determinata conseguenza. Non ci sono ipocrisie, e ci si trova nella dimensione dell’autenticità delle cose”.

 

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