Quante linci ci sono sulle Alpi? Qualche indizio dal Progetto Lince Italia
Online il report 2024 del Progetto Lince Italia: nelle Alpi sud-orientali identificati 16 esemplari indipendenti e documentate 4 riproduzioni con almeno 6 cuccioli nell'ultimo anno. Dal 2020 la popolazione si conferma in crescita.
La lince eurasiatica (Lynx lynx) rappresenta in Italia una presenza elusiva ed affascinante, a conferma della correttezza del soprannome “fantasma dei boschi”. Il più grande felino europeo, caratterizzato da inconfondibili ciuffi auricolari, porta con sé la memoria di un passato drammatico: spinta fino all’estinzione sul territorio nazionale, soprattutto per mano umana, a causa di una caccia spietata e della frammentazione del suo habitat, oggi la lince sta faticosamente ma progressivamente tornando a popolare l’arco alpino. Un ritorno che segue due dinamiche differenti tra settore orientale e occidentale.
Se sul versante occidentale i rari esemplari registrati provengono da una dispersione naturale transfrontaliera, ad est la situazione è diversa: qui la sopravvivenza e l’espansione della specie sono sostenute da progetti internazionali di reintroduzione e traslocazione. Sull’intero territorio nazionale si stima che siano presenti poche decine di esemplari e l’elusività della specie non favorisce certo il conteggio.
Nuovi dati, che aiutano a comprendere come stiano le linci sulle Alpi – con particolare riferimento al settore sud-orientale, comprendendo Italia ma anche Austria e Slovenia – arrivano dal report 2024 di Progetto Lince Italia – associazione culturale di ricerca senza scopo di lucro, impegnata nello studio, comunicazione e salvaguardia della lince.
Il ritorno della lince nelle Alpi sud-orientali
Gli esemplari di lince eurasiatica (Lynx lynx) delle Alpi sud-orientali – area che abbraccia il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto in Italia, la Carinzia e la Stiria in Austria, e la Slovenia a nord dell’autostrada Trieste-Lubiana-Maribor – rappresentano una popolazione dal ruolo ecologico cruciale, in grado di fungere da ponte ideale per collegare i nuclei dei Monti Dinarici e delle Alpi occidentali con i restanti individui isolati delle Alpi orientali e centrali.
Prima dei recenti interventi di ripopolamento, la popolazione delle Alpi sud-orientali appariva criticamente ridotta ed ad alto rischio di estinzione locale. Un primo storico tentativo di inversione di tendenza è avvenuto nel 2014 con il progetto ULyCA (Urgent Lynx Conservation Action), che ha portato al rilascio di due linci nelle Alpi Giulie italiane. Sebbene la femmina abbia dato alla luce due cuccioli già nell’anno del rilascio, non sono state documentate ulteriori riproduzioni per lungo tempo, rendendo necessarie nuove e urgenti misure di conservazione.
Un passo avanti è stato compiuto nel 2020 grazie al progetto europeo LIFE Lynx, con il trasferimento nelle Alpi Giulie slovene di cinque linci di origine carpatica. Il processo di rinforzo è culminato tra il 2022 e il 2023 con l’introduzione di altri sei esemplari di origine carpatica, svizzera e croata, nell’ambito dei progetti LIFE Lynx e ULyCA2.
Per documentare scientificamente questo percorso, dal 2022 vengono redatti rapporti di monitoraggio annuali per tracciare l’andamento della specie tra le Alpi sud-orientali e i Monti Dinarici. I dati raccolti tra il 1° maggio 2024 e il 30 aprile 2025 mostrano l’evoluzione di questo scenario, confermando che a partire dal 2020, la popolazione di linci nell’area delle Alpi sud-orientali è in costante crescita.
Linci in espansione
La presenza della lince si sta consolidando in modo significativo nell’area transfrontaliera. Questo è il dato che emerge dalle campagne di monitoraggio attivate tra Italia, Austria e Slovenia, realizzate attraverso la raccolta
opportunistica di dati (ovvero osservazioni casuali) in Italia, Slovenia e Austria, telemetria GPS e VHF in Italia e Slovenia e l’uso sistematico di fototrappole in Italia. Un imponente lavoro di squadra, realizzato in stretta collaborazione con gli enti forestali, le istituzioni scientifiche e i corpi di vigilanza dei tre Paesi, insieme al fondamentale supporto dei cacciatori e di numerosi volontari attivi sul territorio.
Con riferimento alla raccolta di dati mediante fototrappole, realizzata esclusivamente in Italia, il monitoraggio è stato svolto su 90 siti specifici per un volume complessivo di 20.184 notti-cattura. L’efficacia e la complessità di questa operazione emergono chiaramente dall’estrema elusività del felino. I ricercatori hanno stimato che sono state necessarie in media 651 notti di funzionamento continuo di una singola fototrappola per ottenere un solo scatto fotografico dell’animale. Nonostante queste difficoltà, i dispositivi hanno catturato in totale 31 immagini, che hanno permesso l’identificazione precisa di 5 individui distinti. Tra questi spiccano i maschi Flori e Toni, immortalati rispettivamente in 9 e 7 occasioni. L’indice di abbondanza relativa più elevato di tutta l’area monitorata è stato localizzato nel territorio situato a est della città di Gemona.
Nell’ultimo anno sono state ufficialmente identificate almeno 16 linci indipendenti (esemplari giovani e adulti non più dipendenti dalla madre) tra Italia, Austria e Slovenia, di cui 8 monitorate mediante collare GPS. In merito alla raccolta opportunistica di dati, su un totale di 157 segnalazioni raccolte tra cacciatori e personale forestale nell’intera area alpina sud-orientale, 43 provengono dall’Italia.
Il dato più incoraggiante sul fronte della stabilità biologica riguarda le nascite: sono state documentate 4 riproduzioni distinte, per un totale di almeno 6 cuccioli osservati nel loro primo anno di vita, tutte in Slovenia. Una menzione speciale va a Talia, la femmina rilasciata nella Foresta di Tarvisio nel 2023 che si è spostata oltre confine, dando alla luce due cuccioli in territorio sloveno. Il numero totale di cuccioli nati dal 2021 al 2024 sale ad almeno 21.
Il ruolo della cooperazione internazionale
Il motore principale della ripresa della specie nelle Alpi sud-orientali risiede nei progetti di conservazione europei e, in particolare, nel programma attualmente in corso ULyCA2. Questa iniziativa è coordinata sotto il profilo tecnico dal Progetto Lince Italia insieme ai Carabinieri Forestali, e beneficia della collaborazione sul territorio di importanti realtà locali come il Corpo Forestale Regionale del Friuli Venezia Giulia e la Polizia Provinciale di Belluno.
Nel settembre 2024, questo sforzo comune ha vissuto un momento chiave con il rilascio nelle Alpi Giulie italiane della giovane femmina Luna. Nata in cattività in Germania, Luna ha fornito fin da subito dati preziosi: i sistemi satellitari hanno mostrato che ha iniziato a muoversi lungo il confine italo-sloveno, stabilendosi in un territorio idoneo circa 30 chilometri più a sud rispetto al punto di rilascio.
Anche se il percorso verso una popolazione stabile e interconnessa riserva ancora molte insidie, la cooperazione internazionale si sta confermando essenziale per il futuro del grande felino delle Alpi.
Il rapporto integrale è consultabile sul sito ufficiale del Progetto Lince Italia.





