Lago di Pilato preso d’assalto: il CAI lancia l’allarme
L'afflusso record di escursionisti preoccupa il CAI di Fermo. Nel delicatissimo ecosistema del Lago di Pilato aumentano i comportamenti scorretti e i rischi per una delle specie più rare dell'Appennino.

Dopo aver ritrovato, per la prima volta in quasi dieci anni, la sua iconica forma “a occhiali”, il Lago di Pilato è tornato al centro dell’attenzione di migliaia di escursionisti. Ma quello che potrebbe sembrare un segnale positivo per il turismo montano sta mostrando anche il suo lato più critico. Le sezioni del CAI di Fermo, Amandola e Montefortino hanno infatti lanciato un allarme per l’eccezionale afflusso registrato nelle ultime settimane, denunciando una situazione che rischia di compromettere sia la conservazione dell’ecosistema sia la sicurezza dei visitatori.
Il Lago di Pilato, incastonato a 1941 metri sotto le pareti del Monte Vettore, è uno degli ambienti più preziosi dell’Appennino. Oltre a essere l’unico lago naturale delle Marche e uno dei rarissimi laghi glaciali dell’Appennino, ospita infatti l’unica popolazione al mondo del Chirocephalus marchesonii, minuscolo crostaceo endemico che vive esclusivamente in queste acque e rappresenta uno dei simboli della biodiversità dei Monti Sibillini.
Sempre più persone, ma non sempre preparate
Secondo il CAI, i sentieri che conducono al lago stanno registrando un numero di visitatori senza precedenti. A preoccupare non è soltanto la quantità di persone, ma soprattutto il modo in cui molti affrontano l’escursione.
Scarpe inadatte, poca acqua, partenze nelle ore più calde, scarsa conoscenza dell’itinerario e una preparazione insufficiente stanno aumentando gli interventi di assistenza e creando situazioni di rischio. A questo si aggiungono comportamenti che il Parco vieta espressamente: persone che oltrepassano le delimitazioni per avvicinarsi alle rive, escursionisti che percorrono i ghiaioni fuori sentiero, cani introdotti nelle aree interdette e persino droni fatti volare sopra il lago.
Il presidente del CAI di Fermo, Roberto Tomassini, spiega in una intervista come il fenomeno possa essere figlio anche della crescente esposizione sui social network. “Stiamo vedendo persone partire a mezzogiorno senza acqua, in scarpe da ginnastica, seguendo soltanto un reel visto la sera prima. La montagna richiede preparazione e rispetto”.
Un ecosistema già messo alla prova dal clima
L’allarme arriva dopo anni difficili per il Lago di Pilato. Nel 2024 il bacino si era praticamente prosciugato, costringendo il Parco Nazionale dei Monti Sibillini a installare una recinzione temporanea per impedire agli escursionisti di attraversarne il fondo e calpestare le uova del chirocefalo, deposte tra i sedimenti durante i periodi di asciutta.
Quest’anno le abbondanti precipitazioni e l’innevamento hanno invece restituito al lago la caratteristica forma “a occhiali”, risultato dell’unione dei due bacini glaciali che lo compongono. Un’immagine spettacolare che ha inevitabilmente richiamato ancora più visitatori.
Perché non ci si può avvicinare all’acqua
Molti escursionisti percepiscono il divieto di avvicinarsi alle rive come una semplice limitazione, ma la ragione è scientifica. Il Chirocephalus marchesonii depone infatti le proprie cisti lungo le sponde del lago. Basta il passaggio di poche persone per compromettere parte del ciclo riproduttivo della specie. Per questo motivo il regolamento del Parco impone di mantenere una distanza minima dalle rive, vieta la balneazione, l’uscita dai sentieri ufficiali e qualsiasi comportamento che possa alterare questo ambiente unico.
Il problema non è il turismo, ma come viene vissuto
L’appello del CAI non è contro la frequentazione della montagna. Al contrario, invita a viverla con maggiore consapevolezza. Il Parco raccomanda di programmare l’escursione verificando il meteo, partire nelle prime ore della giornata, utilizzare calzature adeguate, portare acqua sufficiente e rimanere sempre lungo i sentieri segnalati. Suggerisce inoltre di evitare i periodi di maggiore affollamento, riducendo così sia l’impatto ambientale sia il rischio di incidenti.
Il caso del Lago di Pilato rappresenta, in fondo, uno dei simboli della montagna contemporanea. Da una parte cresce il desiderio di scoprire luoghi straordinari; dall’altra aumenta la responsabilità di proteggerli. Perché ecosistemi così delicati non possono sopportare una frequentazione indiscriminata, soprattutto in un periodo in cui gli effetti del cambiamento climatico li rendono ancora più vulnerabili.










