Guide ambientali escursionistiche, il Consiglio di Stato respinge i ricorsi contro la zonazione lombarda
Confermata la delibera della Regione Lombardia che riserva agli accompagnatori di media montagna i sentieri EE e quelli sopra i 700 metri. Per i giudici la sicurezza degli escursionisti è prioritaria.
Si chiude dopo quasi dieci anni di contenziosi la battaglia legale sulla delimitazione degli ambiti professionali tra Guide ambientali escursionistiche (GAE) e Accompagnatori di media montagna (AMM) in Lombardia. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto tutti i ricorsi presentati da diverse associazioni di guide ambientali contro la delibera della Regione Lombardia che individua i percorsi riservati agli AMM.
La sentenza conferma la legittimità della delibera regionale approvata nel settembre 2024, che riserva agli accompagnatori di media montagna gli itinerari classificati “EE” (escursionisti esperti) e i sentieri “E” posti oltre i 700 metri di quota.
La vicenda: dieci anni di scontro sulle competenze
Il contenzioso nasce dalla storica contrapposizione tra le associazioni delle guide ambientali escursionistiche e il sistema professionale delle guide alpine e degli accompagnatori di media montagna. Al centro della disputa, la possibilità per le GAE – professione disciplinata dalla legge 4/2013 – di accompagnare clienti anche in ambiente montano.
Secondo le guide ambientali che hanno presentato ricorso, le GAE avrebbero dovuto poter operare su tutti i sentieri escursionistici, esclusi soltanto i terreni che richiedono tecniche e materiali alpinistici. La Regione Lombardia, invece, ha scelto di delimitare alcuni ambiti ritenuti più delicati dal punto di vista della sicurezza.
La questione era già approdata al Consiglio di Stato nel 2020, quando una precedente delibera regionale del 2017 era stata annullata parzialmente perché considerata troppo ampia: allora la Lombardia aveva riservato agli AMM tutti i sentieri “E” ed “EE” sopra i 600 metri di quota.
Dopo quel pronunciamento, la Regione aveva riaperto il procedimento e ridefinito i limiti, fissando la soglia a 700 metri e motivando la scelta sulla base dei dati del Soccorso Alpino relativi agli incidenti in montagna.
Il nodo della sicurezza in montagna
Nella nuova sentenza, il Consiglio di Stato ribadisce che la limitazione è giustificata dalla tutela della sicurezza degli escursionisti. I giudici sottolineano come i dati del CNSAS mostrino un aumento significativo degli interventi di soccorso proprio nell’ambito escursionistico e in particolare oltre i 700 metri di quota.
Secondo il Consiglio di Stato, gli accompagnatori di media montagna possiedono competenze specifiche per la gestione della sicurezza degli accompagnati in ambiente montano, competenze considerate differenti rispetto a quelle delle GAE. La sentenza richiama in particolare la capacità di prevenire e gestire situazioni legate a scivolate, cadute e improvvisi cambiamenti delle condizioni meteo.
Uno dei passaggi più rilevanti del pronunciamento riguarda proprio il principio di proporzionalità: “l’attività delle GAE è consentita nella misura in cui non esponga a pericolo i turisti escursionisti”, scrive il Consiglio di Stato, evidenziando come i percorsi più impegnativi possano giustificare una regolamentazione specifica per motivi di interesse pubblico e tutela dei consumatori.
Respinte tutte le contestazioni
I giudici hanno respinto integralmente le contestazioni avanzate dalle associazioni di guide ambientali, che accusavano la Regione di aver creato una nuova “riserva professionale” senza averne competenza. Respinte anche le accuse di istruttoria insufficiente e di mancato confronto con le categorie interessate.
Il Consiglio di Stato ha ritenuto adeguato il percorso istruttorio svolto dalla Regione Lombardia, fondato sui dati statistici del Soccorso Alpino e sui confronti avvenuti con le associazioni di categoria, il CAI Lombardia e il Collegio regionale delle Guide alpine. Con la decisione della Quinta Sezione si chiude così uno dei più lunghi contenziosi italiani legati alle professioni della montagna, destinato probabilmente a fare giurisprudenza anche nelle altre regioni italiane.








