Cold Case nell’Artico: dal DNA i nomi di 4 marinai della spedizione perduta di Franklin
Grazie all'analisi del DNA sui resti scheletrici, gli scienziati hanno identificato quattro membri della tragica missione di Sir John Franklin alla ricerca del Passaggio a Nord-Ovest.



È l’aprile del 1848. Nel deserto bianco e spietato dell’Artico canadese, 105 uomini stremati marciano verso sud nel vento polare, trascinando scialuppe cariche di provviste ormai deteriorate su pesanti slitte di legno. Le loro navi, la HMS Erebus e la HMS Terror, sono rimaste intrappolate tra i ghiacci per quasi due anni e il capitano è deceduto. Erano partiti tre anni prima alla ricerca del leggendario Passaggio a Nord-Ovest guidati da Sir John Franklin, esperto contrammiraglio della Royal Navy e veterano delle rotte polari, considerato un vero eroe nazionale in Gran Bretagna. Non troveranno mai il Passaggio ma solo una tomba di ghiaccio. Nessuno di loro si salverà.
Resti scheletrici ritrovati sull’isola di King William e nella penisola di Adelaide sono rimasti a lungo senza nome. Un’ecatombe avvolta nel mistero e segnata da storie horror di cannibalismo e disperazione. Oggi, però, quella fredda scena del crimine, vecchia ormai 180 anni, ha finalmente ricominciato a parlare, grazie alle più moderne tecniche di genetica forense.
Il “Cold Case” del 1848: dal DNA i nomi di quattro marinai
Come in un moderno episodio di CSI, gli antropologi della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Waterloo, guidati dai professori Douglas Stenton e Robert Park, sono riusciti a dare un volto e un nome a quattro scheletri. Per risolvere il mistero ultrasecolare, i ricercatori hanno puntato all’estrazione del DNA da denti e reperti ossei per effettuare un confronto con il DNA mitocondriale (che si trasmette esclusivamente per via materna) e il cromosoma Y (ereditato solo per via paterna) dei discendenti viventi.
In quattro i casi il confronto ha prodotto corrispondenze con una distanza genetica pari a zero: in sostanza, la prova schiacciante della condivisione di un antenato comune. In questo modo è stato possibile identificare: William Orren, John Bridgens e David Young, marinati sulla HMS Erebus, e Harry Peglar, marinaio sulla HMS Terror. I campioni di DNA dei discendenti si sono rivelati fondamentali per l’identificazione dei resti, pertanto l’università invita gli altri discendenti della spedizione di Franklin a mettersi in contatto con il team di ricerca, per verificare se il loro DNA possa aiutare a identificare altri individui.
I risultati delle analisi sono stati raccolti in due pubblicazioni scientifiche, rispettivamente sul Journal of Archaeological Science: Reports e sulla rivista Polar Record della Cambridge University Press.
Il mistero dell’uomo con i vestiti sbagliati
Il colpo di scena più clamoroso della ricerca riguarda Harry Peglar. Il suo ritrovamento, avvenuto nel 1859 a 130 chilometri di distanza dagli altri, aveva scatenato un dibattito accademico lungo un secolo. Addosso allo scheletro erano stati trovati i documenti personali di Peglar – i famosi “Peglar Papers”, contenenti persino poesie e resoconti scritti – ma gli abiti che indossava erano chiaramente da cameriere o furiere, non adatti al suo rango (capitano della coffa di trinchetto).
Per un secolo e mezzo gli storici si sono chiesti: era davvero Peglar o un compagno che ne aveva preso i documenti? Il DNA ha chiuso il caso: era proprio Harry Peglar. Resta il mistero del perché indossasse quei vestiti: un furto disperato per coprirsi dal freddo o uno scambio di abiti negli ultimi, caotici istanti di vita?
La mappa della disperazione
Queste scoperte portano a sei il totale dei marinai identificati (dopo l’ingegnere John Gregory nel 2021 e il capitano James Fitzjames nel 2024, sul cui corpo erano state trovate tracce di cannibalismo). “A differenza di Fitzjames, i resti di questi quattro marinai non mostrano segni di cannibalismo”, spiegano i ricercatori.
La loro posizione geografica aggiunge un tassello drammatico alla ricostruzione della ritirata: conferma che Orren, Young e Bridgens sopravvissero ai primi tre anni di spedizione prima di cedere a Erebus Bay, mentre Peglar spinse la sua marcia della morte molto più avanti. Per i discendenti viventi, è la fine di un’attesa durata generazioni; per la scienza, è la dimostrazione che il ghiaccio può conservare i segreti a lungo, ma non è detto che sia per sempre.



