Una strada per le salamandre nel cuore dell’Appennino
Dai monitoraggi GPS ai sottopassi e barriere salvavita: Marco Carafa, biologo del Parco della Maiella, ci racconta "Una strada per le salamandre", iniziativa che ha trasformato un tratto critico dell'Appennino in un modello di coesistenza.
Tra i boschi di faggi e querce della provincia di Chieti corre la SP164, una via di collegamento che si snoda nel cuore del Parco Nazionale della Maiella tra i borghi di Palena e Gamberale. Quella che all’apparenza risulta essere una classica strada di montagna, è in realtà il teatro di una delle migrazioni più fragili del Parco. Qui, piccoli anfibi come la salamandra pezzata (Salamandra salamandra) e la salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata), devono sfidare le auto per raggiungere i ruscelli dove depongono le uova o partoriscono.
Per rispondere a questa criticità, da alcuni anni in primavera la SP164 diventa protagonista di interventi di messa in sicurezza, che oggi vedono la partecipazione di decine di cittadini volontari, accanto agli esperti del Parco della Maiella, ai Carabinieri forestali e ad associazioni come Rewilding Apennines. Grazie a un sistema di barriere stagionali e sottopassi dedicati, i preziosi anfibi dei boschi della Maiella possono oggi completare la loro migrazione riproduttiva senza rischiare la vita sull’asfalto. Per scoprire i dettagli di questa iniziativa – unica nel suo genere su scala nazionale e ribattezzata “Una strada per le salamandre” – abbiamo incontrato Marco Carafa, biologo del Parco esperto in erpetologia, da anni impegnato nella gestione e monitoraggio della fauna selvatica nell’area protetta.
Dott. Carafa, quando e come è nato il progetto “Una strada per le salamandre” e perché proprio sulla SP164?
Il progetto è nato alcuni anni fa, da un evento particolare: la provincia di Chieti aveva chiesto al Parco della Maiella il nulla osta per la messa in sicurezza della SP164. Un intervento per il bene degli autisti, che prevedeva dunque rifacimento di buche e stabilizzazione di zone a rischio frana. In tale occasione, andai a parlare con la Provincia, chiedendo se avessero fondi da destinare a interventi di mitigazione per ridurre il rischio di investimenti per la piccola fauna. Su quella strada avevo condotto anni di ricerche, constatando che, nonostante il traffico non fosse particolarmente elevato, in alcuni punti si registrava una elevata mortalità da investimento, soprattutto di anfibi, come la salamandra pezzata, la salamandrina di Savi e la rana italica, specie molto diffuse in quei boschi. La Provincia riuscì a destinare dei fondi e definimmo insieme dove e come condurre gli interventi. Furono così realizzati i primi quattro sottopassi. A seguire, il Parco della Maiella ha promosso ulteriori interventi mirati alla salvaguardia di questi anfibi, arrivando a un totale di otto sottopassi. Alla squadra iniziale si sono unite nel tempo l’associazione Rewilding Apennines e i Carabinieri Forestali del Reparto Biodiversità di Castel di Sangro.
Sembra un po’ un controsenso il fatto che su una strada poco trafficata si registrino tante morti da investimento, qual è la ragione?
La SP164 attraversa per circa 6 km un bosco di faggio misto a querce, intervallato da fossi e ruscelli a debole flusso, dove gli anfibi trovano il loro ambiente ideale. In primavera accade che gli anfibi si ritrovano a doverla attraversare per recarsi nei ruscelli sottostanti per riprodursi. Si tratta soprattutto di femmine gravide che devono raggiungere i corsi d’acqua per liberare le uova e partorire i piccoli (mentre la salamandra pezzata è ovovivipara, la salamandrina di Savi è ovipara, ndr). È in queste fasi che la mortalità è risultata incrementare.
In Italia sono in crescente diffusione le attività a supporto degli anfibi nella stagione riproduttiva, però non ci risulta di aver sentito parlare di salamandre al di fuori della Maiella: la vostra iniziativa rappresenta un unicum su scala nazionale?
Interventi simili, a protezione degli anfibi, vengono effettivamente svolti in tutta Italia, generalmente su base volontaria, ma nelle altre regioni ci si concentra sullo spostamento di individui, soprattutto rospi, che vengono aiutati ad attraversare la strada attraverso l’uso di secchi. Nel nostro caso invece abbiamo applicato in Appennino un sistema collaudato in Nord Europa, che consente una salvaguardia costante attraverso la realizzazione di sottopassi e barriere che vengono posizionate a maggio e rimosse a novembre.
Possiamo chiederle di spiegarci in cosa consistano sottopassi e barriere?
I sottopassi sono le classiche griglie in ghisa con supporto in cemento che si usano, ad esempio, per lo scolo dell’acqua nei garage. Ovviamente in questi ambienti vanno sottoposte a manutenzione annuale, in quanto non devono riempirsi di terra e foglie, altrimenti gli animali sono costretti a tornare sulla carreggiata rischiando la morte. Le barriere sono invece composte da picchetti e teli ombreggianti, e vanno rimosse stagionalmente perché, a causa della neve caduta e a quella accumulata ai bordi stradali dagli spazzaneve, in primavera finiremmo per trovarle danneggiate. Inoltre l’attività degli anfibi diminuisce fino ad annullarsi dalla primavera nei mesi a seguire, pertanto la rimozione non ha un impatto sul loro benessere. Inoltre l’attività degli anfibi diminuisce fino ad annullarsi dalla fine dell’autunno nei mesi a seguire, pertanto la rimozione non ha un impatto sul loro benessere.
Tornando alle salamandre, le specie che giovano di questi interventi sono considerate a rischio?
La salamandra pezzata non è a rischio, è riconosciuta dalla IUCN come least concern (rischio minimo), ma ha un impatto molto forte in termini di divulgazione e sensibilizzazione. È appariscente, con i suoi colori giallo e nero, risulta simpatica e funge dunque da specie ombrello per altri anfibi, come la salamandrina di Savi, appartenente a quello che è un genere endemico, presente solo in Italia e solo in Appennino, che comprende due specie che si spartiscono l’Appennino centro-meridionale (Salamandrina terdigitata) e centro-settentrionale (Salamandrina perspicillata). Sono loro il tesoro faunistico che stiamo difendendo. Ad ogni modo, se andiamo a guardare alla scala locale, anche la stessa salamandra pezzata è poco presente in Abruzzo. La categoria least concern rispecchia l’abbondanza della specie in Nord Europa, ma nel nostro territorio è bene cercare di conservarle.
Le attività ci accennava che vengono svolte da volontari, giusto?
Una volta il lavoro veniva svolto da noi dipendenti del Parco, impiegando 4 o 5 giorni, ma abbiamo cercato nel tempo di dare all’iniziativa una funzione di divulgazione e sensibilizzazione, organizzando delle giornate aperte al pubblico. Diamo così la possibilità a chiunque di iscriversi per venire a collaborare con il Parco, le associazioni e i Carabinieri forestali.
Il pubblico come ha risposto e sta rispondendo a questa proposta?
La risposta è al di sopra delle aspettative e siamo stati costretti a porre un numero limite di partecipanti, pari a 20, anche per ragioni di sicurezza stradale.
Oltre al salvataggio fisico degli animali, cosa si può fare come singoli cittadini per aiutare le salamandre?
In generale, ogni volta che si attraversa un ambiente naturale bisogna fare attenzione e pensare che ci sono animali piccoli, medi o grandi che potrebbero attraversare. Prima di tutto bisogna moderare la velocità. Purtroppo, a volte rallentare non risolve il problema, perché ci sono animali davvero piccoli che sono difficili da vedere. Pensate che la salamandrina misura solo 7 cm in media. Una salamandra pezzata misura circa 20 cm, è già più facile da notare e schivare, evitandone così l’uccisione. Questo discorso può essere esteso anche a serpenti e lucertole.
In questi anni siete riusciti a valutare quanto il progetto sia effettivamente utile per ridurre la mortalità?
Salamandre, salamandrine e rane italiche, che sono i principali destinatari dei nostri interventi, si spostano in condizioni di temperature medio-alte o di notte, perché l’umidità sale, oppure di giorno se piove. Ogni volta che ci sono queste condizioni, io percorro i 6 km di strada e procedo a mappare – prendendone i punti GPS – gli animali investiti. Abbiamo notato che in presenza di barriere fisse e sottopassi si annulla totalmente l’investimento, dunque possiamo ritenere che, grazie alla “strada per le salamandre”, gli anfibi riescano ad attraversare in sicurezza.
















