Trient, nuova via sulla Tête de Biselx. Fay Manners: “Non volevamo lasciare tracce”
Le britanniche Fay Manners ed Ella Wright firmano “La Muse du Trient”, nuova via di misto sulla Tête de Biselx. Due giorni di scalata fino all'M7, senza spit, nel segno di un alpinismo “che non lascia tracce”.
Il 3 e 4 aprile 2026 le alpiniste britanniche Fay Manners e Ella Wright hanno aperto “La Muse du Trient”, una nuova linea di misto, elegante e impegnativa, sulla parete nord-nord-est della Tête de Biselx, sopra al ghiacciaio del Trient, nel massiccio del Monte Bianco. Le due scalatrici sono riuscite a tracciare un itinerario in stile tradizionale, senza l’uso di spit.
L’idea
L’idea nasce due anni fa, durante una traversata con gli sci da Chamonix al Plateau du Trient. “Dopo aver rinunciato a un canale per condizioni sfavorevoli, ho sciato il Copt Couloir e ho iniziato a chiedermi quali linee fossero state salite su quella parete e in che stile” racconta Manners. “È stato lì che si è accesa la curiosità per quella grande parete sopra il ghiacciaio”.
Le ricerche successive hanno mostrato un’attività alpinistica limitata, con solo due itinerari di misto già presenti. Da qui la volontà di immaginare una nuova linea, coerente con le condizioni attuali della montagna e con un’etica precisa: “Volevo aprire una via adatta a fine inverno o inizio primavera, interamente con piccozze e ramponi, e soprattutto senza lasciare tracce”.
Una montagna che cambia
La parete conserva pochi segni del passato: Qualche vecchia corda e tracce di ritirate lungo il Copt Couloir. Ma è soprattutto il confronto storico a raccontare la trasformazione dell’ambiente. Nel 1972 Jean Troillet aveva aperto una via su questo versante, in condizioni completamente diverse. Al tempo il ghiacciaio era molto più alto e il couloir era pieno di neve. “Oggi un accesso estivo sarebbe molto più pericoloso, tra roccia instabile e caduta di sassi. L’attacco delle vie si è abbassato di oltre 50 metri”.
Un cambiamento che ha orientato la scelta verso una linea moderna: non più una salita estiva su roccia, ma un itinerario di misto continuo, adatto a condizioni invernali.
La salita
Dopo l’avvicinamento alla Cabane du Trient il 2 aprile, le due alpiniste hanno dedicato una giornata allo studio della linea. “Era chiaro fin da subito che sarebbe stata una salita impegnativa e che avremmo dovuto essere molto dinamiche nelle decisioni” Spiega Manners. La scelta è stata quindi quella di salire la via in due giorni, privilegiando lo stile rispetto alla velocità. Il primo giorno hanno aperto tre tiri, fissando le corde su soste naturali per poi rientrare. “Questo ci ha permesso di tornare il giorno dopo con più chiarezza, senza compromessi rispetto alla nostra etica”.
Il secondo giorno la salita è proseguita su terreno sostenuto e vario, con due lunghezze chiave valutate intorno a M7. “Tra i passaggi più difficili, la scalata era fluida: sezioni delicate di piedi, movimenti più fisici e momenti di puro piacere su granito lavorato”. Fondamentale anche la scelta della linea da seguire: “Per noi era importante arrivare in cresta, chiudendo la via in modo elegante, senza uscire lateralmente”.
Nasce così “La Muse du Trient”, una linea che si inserisce pienamente nella tradizione alpinistica del massiccio, ma con uno sguardo contemporaneo. Niente spit, solo protezioni mobili. “Il granito offriva tutto ciò che serviva per proteggersi in modo naturale” sottolinea Manners. “Volevamo rispettare l’etica della montagna e lasciare la roccia intatta”. Il nome scelto riflette proprio questo approccio: “Rappresenta il processo creativo della salita e una presenza femminile sottile: ispirazione, intuizione ed energia condivisa”.
“Nessuna cordata femminile aveva mai aperto una via su questa parete, né su roccia né su misto” spiega ancora Manners. “Queste ascensioni restano rare, ma mostrano cosa è possibile fare e, soprattutto, possono ispirare altre donne a immaginare e aprire nuove vie in montagna”. Una linea nuova, dunque, ma anche una visione: leggere il passato, interpretare il presente e immaginare il futuro di una montagna che cambia.















