Curiosità

L’antibiotico dei Neanderthal: il segreto nella corteccia di betulla

Più che una semplice colla per le lance, il catrame di betulla era per i Neanderthal un vero rimedio medico.

Passeggiando in un bosco, è difficile non restare incantati trovandosi davanti a una betulla. È forse uno degli alberi più facili da riconoscere, anche per i meno esperti, grazie alla peculiare corteccia bianca e alle chiome leggere che brillano nel vento. Una specie in grado di emanare un’aura di eleganza quasi eterea. Centinaia di migliaia di anni fa i Neanderthal guardavano le betulle con occhi diversi. Per loro, quell’albero dalla corteccia candida non era solo parte del paesaggio: era una fonte di risorse indispensabili per la sopravvivenza.

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One e condotto da un team internazionale guidato dalle Università di Colonia e Oxford, ha gettato nuova luce su un prodotto che i Neanderthal avevano imparato a ricavare dalla betulla: il catrame.

Questa sostanza, nera e viscosa, estraibile dalla corteccia della pianta, è comunemente presente nei siti archeologici neandertaliani in Europa ed è stata a lungo considerata il collante che gli uomini primitivi utilizzavano per fissare le punte di selce alle lance, il cosiddetto “immanicamento”. La nuova ricerca mostra una verità più affascinante: i Neanderthal avevano scoperto che quel composto gommoso era, a tutti gli effetti, un “antibiotico” naturale.

Non solo colla: i Neanderthal e i diversi usi del catrame di betulla

Secondo il nuovo studio, i Neanderthal avevano compreso che la betulla potesse risultare preziosa per scopi medicinali. Per provare tale tesi, i ricercatori si sono immedesimati nei Neanderthal stessi, cercando di estrarre il catrame dalla pianta di betulla secondo metodologie antiche.

Hanno provato a bruciare la corteccia in fosse sigillate, per favorire una distillazione a secco in ambiente anaerobico, un procedimento che ricorda, per principio fisico, quello in uso nelle nostre carbonaie fino a qualche decennio fa. Altro metodo testato è stato il bruciare la corteccia vicino a una superficie dura, come una pietra, facendo in modo che il catrame si condensi sulla fredda superficie rocciosa.

Un’esperienza, a detta dei ricercatori, entusiasmante: “Ogni fase del processo è di per sé un’esperienza sensoriale, e togliersi il catrame dalle mani dopo aver passato ore al fuoco è stata una vera sfida ogni volta.”

Analizzando le proprietà antimicrobiche del catrame prodotto sperimentalmente, gli scienziati hanno scoperto che questa sostanza è incredibilmente efficace nel bloccare la crescita dello Staphylococcus aureus.

Questo batterio, un nemico silenzioso e insidioso, è uno dei principali responsabili delle infezioni delle ferite e delle sepsi. A renderlo particolarmente attenzionato è la sua capacità di sviluppare rapidamente resistenza agli antibiotici, tanto che oggi è classificato come un super-batterio multiresistente, una vera sfida per la medicina moderna.

Sapere che i Neanderthal avessero già individuato un rimedio capace di contrastarlo cambia radicalmente la nostra percezione della loro cultura medica. “Abbiamo scoperto che il catrame di betulla prodotto dai Neanderthal e dai primi esseri umani aveva proprietà antibatteriche – spiegano gli scienziati – . Ciò ha importanti implicazioni su come i Neanderthal potrebbero aver mitigato il carico di malattie durante le ultime ere glaciali e si aggiunge a un crescente insieme di prove sull’assistenza sanitaria in queste prime comunità umane.”

“Paleofarmacologia”: il passato a supporto del futuro

Questa scoperta non è solo un tassello aggiuntivo nel percorso di ricostruzione della figura del Neanderthal, dimostrandone una grande competenza in quella che potremmo definire “paleofarmacologia”, ma presenta anche un forte legame con il presente.

Ancora oggi, comunità indigene in Canada (i Mi’kmaq) e in Lapponia utilizzano estratti di betulla per curare infezioni cutanee e ferite. In un’epoca in cui la resistenza antibiotica mina la sanità globale, guardare indietro a ciò che i nostri antenati raccoglievano nei boschi non è più solo una curiosità storica, ma una necessità scientifica.

Come conclude il team di ricerca nelle battute finali del paper, “i nostri risultati rinforzano l’ipotesi che le proprietà antibatteriche del catrame di betulla siano state sfruttate intenzionalmente per la cura delle ferite. In un mondo che affronta una crisi di resistenza batterica, il confronto con i rimedi tradizionali e preistorici diventa ogni giorno più importante.”

Insomma, i Neanderthal non erano affatto dei “bruti”. Erano attenti osservatori della natura e anche chimici competenti, capaci di estrarre dalla corteccia di un albero non solo la colla per le loro armi, ma anche farmaci utili per la comunità.

Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close