Curiosità

Per salvare i sentieri dei fiordi, la Norvegia chiama gli sherpa dell’Himalaya

Da quasi vent’anni squadre di sherpa nepalesi costruiscono scale e sentieri sulle montagne norvegesi. Dietro questa storia curiosa si nasconde il problema sempre più globale del turismo di massa in quota.

Da quasi vent’anni, sui sentieri più frequentati della Norvegia lavorano anche squadre di sherpa nepalesi. Non per accompagnare spedizioni, ma per costruire gradinate in pietra tra i fiordi, consolidare percorsi erosi dal turismo e mettere in sicurezza alcune delle montagne più visitate del Paese.

È una storia poco conosciuta fuori dal nord Europa, ma che negli ultimi anni è diventata simbolica di un cambiamento più profondo: quello di una montagna sempre più frequentata, consumata e “gestita”. Le cosiddette “Sherpa stairs” (Le scale Sherpa) oggi attraversano alcuni dei luoghi più iconici della Norvegia, come Trolltunga, Preikestolen e Reinebringen. Lunghe scalinate di pietra costruite a mano per limitare l’erosione del terreno causata dal passaggio continuo di escursionisti.

Un fenomeno recente?

Per quanto sui social stiano circolando ultimamente notizie su presente “squadre sherpa” assunte dal governo norvegese, gli sherpa nepalesi lavorano in Norvegia almeno dai primi anni Duemila. Nel tempo il loro intervento si è trasformato in un progetto sempre più strutturato, sostenuto da enti locali, organizzazioni turistiche e associazioni per la gestione dei sentieri.

A renderli così richiesti è soprattutto una competenza molto specifica: la costruzione manuale di sentieri in pietra in ambienti ripidi e fragili, sviluppata da generazioni nelle vallate himalayane. Una tecnica che in molte aree europee si è progressivamente persa o è diventata troppo costosa da mantenere con maestranze locali specializzate.

Ma dietro questa scelta c’è anche la trasformazione della montagna norvegese. Negli ultimi quindici anni, i fiordi e le grandi pareti affacciate sul mare sono diventati una delle icone globali del turismo outdoor. I social network hanno fatto il resto: luoghi un tempo frequentati soprattutto da escursionisti locali si sono trasformati in mete internazionali da centinaia di migliaia di visitatori all’anno. Secondo dati ufficili dell’ente del turismo norvegese il sentiero di Preikestolen è arrivato a superare le 300 mila presenze annuali, con proiezioni ancora in crescita. E proprio l’esplosione del turismo ha iniziato a provocare problemi sempre più evidenti: erosione del suolo, ampliamento incontrollato delle tracce, vegetazione distrutta e aumento degli incidenti.

Le scalinate costruite dagli sherpa servono proprio a questo: convogliare il flusso delle persone su percorsi stabili, proteggere la montagna e ridurre il deterioramento dei versanti. Non semplici opere turistiche, ma infrastrutture pensate per evitare che il paesaggio venga lentamente consumato dal suo stesso successo.

E così si crea un cortocircuito curioso: uno dei Paesi più ricchi del mondo si affida a lavoratori himalayani per recuperare un rapporto più sostenibile con i propri sentieri. In alcuni casi queste opere hanno anche aperto un dibattito. C’è chi considera le “Sherpa stairs” un modello intelligente di gestione del turismo e chi invece vede in queste lunghe gradinate una trasformazione troppo artificiale della montagna. Alcuni escursionisti parlano di sentieri diventati quasi “urbanizzati”, altri sostengono che senza questi interventi molte aree sarebbero ormai devastate dal passaggio continuo delle persone.

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