40 anni fa la “Corona Imperiale” di Erhard Loretan e André Georges
Diciannove giorni, 38 vette (tra cui Monte Rosa, Lyskamm, Dent Blanche e Cervino), 25.000 metri di dislivello: ecco i numeri della traversata compiuta tra il 14 febbraio e il 4 marzo 1986 dai due svizzeri. Loretan ci ha lasciato nel 2011, Georges vive e dipinge nella sua Val d’Hérens
“In montagna ho bisogno di creare, di disegnare qualcosa di speciale. Nell’alpinismo è importante avere uno spirito da pioniere, aver voglia di realizzare una prima, poco importa se sulle Alpi o in Himalaya”. Erhard Loretan, terzo alpinista a completare la collezione dei 14 “ottomila” spiega così un’impresa straordinaria davanti alle telecamere della Radio Televisione Svizzera. Accanto a lui c’è André Georges, suo compagno nella prima invernale della Corona Imperiale, l’interminabile e difficile cresta che chiude le valli di Zermatt e di Saas, in Vallese.
In realtà è stato Georges, guida della Val d’Hérens, a ideare quella traversata lunga 140 chilometri, con 25.000 metri di dislivello, che tocca in successione 38 vette, 30 delle quali oltre i 4000 metri di quota. “Avevo già provato con altri compagni, che però mi hanno abbandonato. Allora mi sono detto che avrei potuto provare con l’artista. Mi ha risposto di sì senza nemmeno pensarci”, sorride André davanti alla telecamera di RTS.
Una sfilata di vette senza paragoni
Prima di continuare, per capire di cosa stiamo parlando, è bene dare un’occhiata a una mappa. Sul foglio Zermatt-Gornergrat della Carta Nazionale della Svizzera in scala 1:25.000, la Corona Imperiale c’è quasi tutta. Si comincia con il Dom, 4545 metri, la più alta cima interamente in Svizzera, seguito dal Täschhorn 4491 metri.
Vette un po’ meno imponenti portano al Rimpfischhorn, 4022 metri e allo Strahlhorn 4190 metri, oltre il quale ci si affaccia sulla valle di Macugnaga. Un tratto di spartiacque privo di “quattromila” porta alle cime più alte del Monte Rosa, e cioè la Nordend 4608 metri, la Dufour 4633 metri, la Zumstein 4563 metri e la Gnifetti (dov’è la Capanna Margherita) 4554 metri.
Oltre il Colle del Lys, la Corona Imperiale si affaccia sulla Valle d’Aosta. All’aerea cresta del Lyskamm, 4527 metri, la “divoratrice di uomini” dei testi di fine Ottocento, seguono il Castore 4225 metri, il Breithorn 4164 metri e le distese glaciali del Plateau Rosà e del Colle del Teodulo.
Poi arriva il Cervino-Matterhorn, 4478 metri, una delle montagne più celebri e fotografate della Terra, seguito dall’imponente Dent d’Hérens, 4171 metri. Sulla groppa glaciale della Tête Blanche, 3724 metri, la Corona Imperiale lascia la cresta di frontiera e sale alla spettacolare Dent Blanche, 4357 metri, un’altra vetta-simbolo della Svizzera. Seguono l’Obergabelhorn 4063 metri, lo Zinalrothorn 4221 metri e il gigantesco Weisshorn, 4505 metri, l’ultima perla della collana. Anche solo studiare la mappa fa venire il mal di testa, figuriamoci affrontare la traversata.
Diciannove indimenticabili, e durissimi, giorni
Ma torniamo all’impresa del 1986. André Georges, come abbiamo scritto all’inizio, ha già tentato due volte la traversata insieme a Michael Siegenthaler, nel 1983 e 1984, e la seconda volta il suo compagno ha rischiato di essere ucciso da una valanga.
L’appuntamento con Loretan è il 12 febbraio 1986 al bar della stazione di Sion. Il Carnevale è finito la sera prima, Erhard ha un gran mal di testa ma deve aspettare invano tutto il giorno, perché André è stato trattenuto a Evolène, il suo paese, per questioni relative al servizio militare.
Dopo due giorni di bel tempo sprecati, i due alpinisti partono il 14 febbraio da Grächen, lasciandosi alle spalle le piste da sci e salendo prima l’Höhberghorn, 4219 metri, e poi sua maestà il Dom. In tutto la traversata dura 19 giorni, solo sette dei quali caratterizzati dal bel tempo. Per tre giorni, Erhard e André restano bloccati dalla bufera nei bivacchi o nei locali invernali dei rifugi. “Il cielo azzurro era diventato un optional, un elemento decorativo”, scriverà Loretan.
Al rifugio del Teodulo i due si regalano una vera giornata di riposo, senza scendere a Zermatt per non “sporcare” l’impresa. Quel giorno, sale a trovare i due alpinisti Ulrich Inderbinnen, la più vecchia guida di Zermatt, classe 1900. “La sua visita mi è rimasta nel cuore, il resto sono chiacchiere da salotto”. La traversata si conclude il 4 marzo a Zinal, dopo la traversata del Weisshorn. I media elvetici inneggiano a lungo all’impresa, ma qualcuno nel Club Alpino Svizzero mugugna.

Loretan: tante imprese dopo la Corona Imperiale
Poi le strade dei due uomini della Corona Imperiale si separano. Nell’agosto del 1986, pochi mesi dopo la grande traversata, Erhard Loretan compie un’altra impresa straordinaria. Con Jean Troillet, un altro vallesano da record, sale e scende in 43 ore la parete Nord dell’Everest lungo il Couloir Hornbein, superando 3500 metri di dislivello.
Nel gennaio del 1989, di nuovo in cordata con Georges, concatena in 13 giorni ben 13 pareti Nord dell’Oberland Bernese. Nell’ottobre del 1985, sugli 8586 metri del Kangchenjunga, Loretan diventa il terzo alpinista della storia a salire i 14 “ottomila”, dopo Reinhold Messner e Jerzy Kukuczka. Poi si dedica soprattutto al mestiere di guida.
Nella vita di Erhard, però, al successo si affianca spesso il dolore. Nel 1992, durante un tentativo di via nuova sul Cho Oyu, muore il compagno di spedizione Pierre-Alain Steiner. Nel 2001, causa involontariamente la morte del figlio Ewan, 7 mesi, scuotendolo per qualche istante per farlo smettere di piangere. Una vicenda che finisce in tribunale, e fa discutere a lungo la Svizzera.
Erhard Loretan muore il 28 aprile 2011, il giorno del suo 52° compleanno, durante una gita di scialpinismo al Grünhorn, nell’Oberland Bernese. La sua compagna scivola per 200 metri ma sopravvive. Per Loretan, trascinato nella caduta, non c’è niente da fare.
“Loretan, Troillet, Steiner e Voytek Kurtyka hanno fatto fare un balzo in avanti all’alpinismo sugli “ottomila” con le loro ascensioni compiute senza bivaccare, e spesso senza portare nemmeno una tenda” scriverà l’americano Steve House, autore di una straordinaria via nuova sul Nanga Parbat, per ricordare l’amico scomparso.
“Ha segnato un’intera generazione di alpinisti, con le sue imprese, ma anche con il suo rispetto e con la sua modestia nei confronti delle montagne”, dirà nel 2015 Françoise Jacquet, prima donna diventata presidente del CAS, all’inaugurazione del Parco Loretan che ricorda l’alpinista a Bulle, la sua città, nel cantone di Friburgo.
André Georges, un campione poco noto
André Georges, sei anni più dell’amico (è nato nel 1953, Erhard nel 1959) vive ancora in Val d’Hérens, ai piedi delle grandi montagne. Lavora per molti anni come guida, salendo per ben 225 volte la Dent Blanche. Nel suo curriculum, oltre alla Corona Imperiale, spiccano 9 “ottomila”, e la prima solitaria della via Cerruti-Gogna sulla parete Nord del Cervino.
Nel 2017, dopo un brutto incidente in moto, lascia il lavoro di guida e si dedica interamente alla pittura, che era da sempre la sua seconda passione. Dipinge soprattutto paesaggi, che i visitatori della valle possono ammirare nel suo atelier ricavato nella vecchia stalla di famiglia, oppure sul sito. Nei suoi quadri, compaiono spesso le vette della Corona Imperiale.


