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75° Smalp: l'Italia ha bisogno degli Alpini

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AOSTA — Il futuro ha bisogno degli alpini. Della loro memoria storica e soprattutto della loro professionalità, della conoscenza e appropriatezza di relazione con il territorio della montagna. Questo è emerso dal convegno “Alpini ed Alpinisti: 75 anni di storia”, tenutosi qualche giorno fa ad Aosta in occasione dell’anniversario della Scuola Militare Centrale di Alpinismo dell’esercito italiano, che tanta gloria ha portato alla nostra nazione non soltanto in campo sportivo.

Certo qualche scampolo retorico non è mancato. Ma l’impressione generale è che al di là del passato lungo 75 anni carico di episodi sportivi importanti e di risultati ma anche di “ardimento” ed “eroismo” in tempo di guerra e di pace, ci sia un presente vivo. Un presente fatto anch’esso di sport, come ha raccontato Marco Albarello – Direttore Tecnico della Sezione Sport Invernali del Centro Sportivo Esercito -, snocciolando l’elenco di medaglie olimpiche e di vittorie ai campionati del mondo delle discipline più dure del circo bianco: il fondo, lo sci alpinismo, e non solo.

E poi ci sono formazione, capacità di comando, rigore, disciplina, attaccamento alla bandiera e al proprio lavoro, senso dello Stato. Capisco il Ministro Martino che nel governo precedente del centrodestra, alla prese con la razionalizzazione dell’esercito, prese di mira gli alpini, una realtà confinata, marginale. Capisco che la leva non esiste più e che gli alpini che ci sono ora sono professionisti e reclutati in regioni che certo la montagna ce l’hanno, magari più della Lombardia, come l’Abruzzo o la Calabria. Capisco tutto.

Ma quello dell’altro giorno alla Scuola Militare di Aosta, non è stato l’incontro celebrativo di quattro nostalgici. C’era del vero e del reale in quello che è stato detto. E ho capito anche che la modernità e il futuro hanno bisogno degli alpini. Della loro memoria storica e anche della retorica, ma soprattutto della loro professionalità, della conoscenza e appropriatezza di relazione con il territorio della montagna.

Perché, cari Ministri della Difesa e anche di altri Dicasteri, la montagna non è una questione marginale. Non smetterò mai di ripeterlo alla faccia di tutti i conformismi e i luoghi comuni. La montagna è il 40 per cento del territorio italiano e più del 20 per cento dei territori mondiali. La montagna è riserva di acqua, è biodiversità, è risorsa mineraria. La montagna è turismo e forse dovrebbe essere considerata maggiormente anche dal nostro presidente Berlusconi che, pur amando molto il mare, forse uno sguardo verso l’alto lo dovrebbe buttare. Vedrebbe che l’Italia dell’ottimismo, l’Italia che reagisce alla crisi internazionale, l’Italia che sa fare e che fa economia con le proprie forze, persino l’Italia che consuma e che spende sulle montagne esiste, si impegna, produce risultati, trascina il Paese e la sua speranza.

I risultati del turismo montano degli ultimi mesi, per esempio, meriterebbero da parte del presidente del Consiglio anche solo una pacca sulle spalle. Per dire che la montagna, al di là degli stereotipi, è una realtà tutt’altro che marginale. E’ invece importante e specifica. Sono tra quelli che da anni chiede l’abolizione o quantomeno la forte riduzione e razionalizzazione delle Comunità Montane, e che spera in una razionalizzazione delle spese tra i molti centri di spesa che si occupano di montagna a livello statale e locale.

Ma riguardo gli Alpini credo – e l’altro giorno ne ho tratto se non altro una forte impressione – che vadano valorizzati il loro compito  e la conoscenza che hanno di un terreno e territorio come quello montano. Queste qualità possono utilmente essere impiegate e, secondo me, fortemente potenziate in tutti quegli specifici ruoli che sono di valorizzazione del territorio montano, di conoscenza, di presidio. Non dimenticando certo ci sono altri corpi che si occupano con competenza delle montagne, ad esempio il Corpo Forestale, che però è un corpo di polizia. C’è poi la collaborazione internazionale, una vocazione alla quale l’Italia dedica sempre più attenzione. Ricordo infine, che la maggior parte degli scenari di crisi internazionale sono in aree montane, per mille e una ragione. Ecco, anche in questo, credo che gli Alpini dicano e potrebbero ancor più dare un loro contributo importante.

Agostino Da Polenza

La Smalp fu fondata il 9 gennaio 1934, per volontà del generale Celestino Bes, ispettore delle Truppe Alpine, con l’intento di formare i quadri destinati all’istruzione alpinistica dei reparti dislocati sull’arco Alpino. Ha sempre raggruppato i migliori atleti destinati a rappresentare le forze armate nelle competizioni nazionali e internazionali e ha una storia gloriosa di ascensioni e prime salite in ogni parte del mondo. Nel secondo dopoguerra la Scuola militare alpina ha conseguito il suo più brillante risultato alpinistico con la prima salita italiana dell’Everest nel 1973, con le cordate di Rinaldo Carrel e Mirko Minuzzo e di Fabrizio Innamorati e Virginio Epis. Dal 1998 il nome è mutato in Centro di Addestramento Alpino –
Scuola Militare.


Il convegno di Aosta è stato aperto dal Generale Caludio Berto, Comandante del Centro Addestramento Alpino, che ha ripercorso la storia alpinistica e sportiva militare dal 1934 ad oggi. Tra i protagonisti, Umberto Pelazza e Roberto Stella, il maggiore Remo Armano, i primi marescialli Ettore Taufer e Marco Albarello, il presidente nazionale dell’ANA Corrado Perona e gli alpinisti Arnaud Clavel e Agostino da Polenza, presidente del Comitato EvK2Cnr, che ha parlato del rapporto tra alpinismo, scienza e montagna. Da Polenza ha organizzato la spedizione Everest K2 nel 2004, nella quale Alex Busca, esponente della Smalp, ha raggiunto la vetta dell’Everest dal versante nord senza ossigeno e ha condotto, con i compagni, diverse rilevazioni scientifiche.

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