Ambiente

Allarme estinzioni: scomparse 800 specie

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CURTIBA, Brasile — Siamo di fronte alla più grande estinzione di animali e vegetali dall’era dei dinosauri. E’ la sconcertante denuncia lanciata dalle Nazioni Unite durante la sessione d’apertura dell’8va Convention on Biological Diversity in corso a Curtiba, in Brasile.

Un allarme più che preoccupante. E condiviso dal  WWF (World Wildlife fund), che rincara la dose: “Le minacce agli ecosistemi peggiorano la povertà e il degrado umano”.
Stando alle ultime ricerche sarebbero 844 le specie animali e vegetali scomparse negli ultimi 500 anni. Un tasso di estinzione mille volte più veloce di quello storico. Tutto ciò a causa dell’impatto umano che si misura in inquinamento, deforestazione e riscaldamento globale.
 
L’allarme è contenuto nel recentissimo rapporto Global Biodiversity Outlook 2 dell’Unep (l’agenzia per la protezione dell’ambiente targata Nazioni Unite) presentato proprio ieri alla Conferenza di Curtiba.
“L’umanità si trova a un punto di svolta” ha dichiarato Ahmed Djoghlaf, segretario esecutivo della Convention. “Mai prima d’ora si è visto un simile tasso di perdita di biodiversità. La natura stessa sta gridando l’allarme, bisogna ascoltarla e iniziare ad agire”.
E così i grandi della Terra hanno deciso di darsi una scadenza. Sarà il 2010 il termine entro il quale la perdita di biodiversità dovrà essere significativamente ridotta. E lo faranno proprio grazie alla Convention on Biological Diversity, costituita nel 2002 e riconosciuta a Johannesburg.
 
Il meeting di Curtiba – che è il maggiore evento sul tema delle biodiversità da decenni e cade esattamente a metà del guado – segnerà il passaggio dalla fase strategica alla fase esecutiva.
 
Anche l’Italia farà la sua parte. Fra le altre cose, è notizia di questi giorni l’avvio di una nuova partnership tra il Parco nazionale del Gran Paradiso e il Parco nazionale dell’Everest. L’annuncio ufficiale verrà dato oggi, durante uno “special event” a latere del meeting.
 
La perdita di biodiversità non si misura però solo in termini ambientali, ma implica anche elevatissimi costi economici e sociali. La distruzione degli ecosistemi spesso provoca ricadute negative e il degrado delle condizioni di vita delle popolazioni più povere. Quelle che spesso vivono negli stessi habitat naturali delle specie in via di estinzione.
 
Proprio su questo tema il Wwf alza la voce. Nel rapporto “Specie e lotta alla povertà” presentato ieri a Curtiba, l’ente ambientalista ha chiesto ai Governi che i programmi di lotta alla miseria vengano integrati con quelli di conservazione della specie. 
 
Attraverso l’analisi di alcuni casi in Nepal, Namibia, Cina, Uganda, Costa Rica, il Wwf ha dimostrato che i progetti di conservazione delle specie hanno contribuito in modo concreto anche allo sviluppo economico sostenibile delle zone più povere e vulnerabili del mondo.
  
Grazie a questi programmi, infatti, le popolazioni avrebbero un migliore accesso a beni e servizi provenienti dalle risorse naturali e il sistema si autorigenerebbe, producendo benessere. Come nel caso dell’ecoturismo. Insomma, la conservazione di flora, fauna e risorse naturali potrebbero fare da volano economico alle zone povere della Terra.
 
Sara Sottocornola

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