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Nepal, addio alla dea bambina?

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KATHMANDU, Nepal — Saltata la Monarchia e instaurata la repubblica, il Nepal si prepara ora ad affrontare il difficile compito di coniugare tradizione e modernità. La storica figura della dea bambina, istituzione adorata in tutto il paese, rischia infatti di sparire insieme al vecchio regime.

Secondo l’antica tradizione nepalese le Kumari, ovvero le "vergini" dee bambine dei tre regni storici della valle, Patan, Kathmandu e Bhaktapur, sarebbero strettamente connesse con il re, di cui legittimerebbero il potere. Le piccole divinità dopo aver superato le dure prove di selezione, venivano scelta direttamente dal sacerdote del sovrano.
 
Ora che il re non c’è più e di conseguenza neanche il suo sacerdote, si pone al nuovo regime nepalese il problema di coniugare la tradizione, così profondamente legata al passato, alla situazione attuale.
 
Chi potrebbe nominare le nuove dee bambine? E come legare questa figura religiosa a cui è così devoto il paese, alle nuove istituzioni decisamente atee? Qualunque sarà la soluzione trovata si tratterà in ogni caso di una rivoluzione nelle antiche tradizioni nepalesi.
 
A far sorgere il problema in tutta la sua urgenza è stata la nuova dea bambina di Bhaktapur. Il posto di Kumari infatti è rimasto vuoto dallo scorso gennaio, quando la legittima detentrice del titolo ha deciso di ritirarsi per via delle polemiche che le erano state rivolte a causa di un suo viaggio negli Stati Uniti che l’avrebbe "contaminata". In ogni caso la ragazzina avrebbe dovuto cedere a breve il suo scettro vista l’età avanzata e l’incipiente arrivo del ciclo mestruale, momento in cui la presenza divina abbandonerebbe la piccola dea.
 
Si sono aperte così le selezioni per individuare la nuova Kumari che si sono svolte sotto la guida del capo del tempio di Taleju a Bhaktapur e del suo aiutante. Decine di bambine, di età compresa tra i 2 e i 7 anni, sono state passate in rassegna.
 
Primo requisito per essere elette è la provenienza dalle famiglie newar, gli Shakya, i primi abitanti della valle del Katmandu, discendenti di Buddha. Quindi indispensabili le "32 perfezioni" di bellezza: occhi neri, le ciglia lunghe come quelle delle mucche, "cosce di daino e l’organo sessuale non sporgente".
 
Ma è anche importante che la bimba non abbia subito perdite di sangue e sia priva di ferite o cicatrici. Infine le è richiesto di dimostrare il pieno controllo sulle sue emozioni, visto che durante i riti un suo lamento o anche solo un battito di ciglia potrebbe essere interpretato come un segno di disgrazia per il Paese. A tale scopo le aspiranti dee sono per tradizione sottoposte a prove durissime.
 
Durante le selezioni per la nomina di dea bambina di Bhaktapur era prevalsa sulle altre Shreeya Bajracharya, sei anni. Soltanto lei era riuscita infatti a dormire una notte intera senza piangere in una stanza buia tra le teste mozzate delle capre e dei bufali sacrificati in onore della dea Kali. Infine la bimba avrebbe rioconosciuto senza difficoltà gli oggetti appartenenti alla precedente Kumari, segno evidente della sua predestinazione.
 
A questo punto del rituale però dovrebbe intervenire il sacerdote del re a consacrare definitivamente la bambina come nuova dea, verificando che il suo oroscopo sia compatibile con quello del sovrano. Si vedrà dunque ora chi dovrà sostituire l’alta figura e decretare l’elezione della dea bambina.
 
Valentina d’Angella
Foto courtesy of Corriere della Sera
 
 

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