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Everest, cosa ci attende? Maurizio Folini spiega la via nuova sull'Icefall

SONDRIO – “Dopo l’incidente dell’anno scorso volando all’Everest avevo individuato un’eventuale via di salita per raggiungere campo 1. Avevo effettuato un sorvolo con gli Icefall Doctors a cui ho mostrato la via. In quell’occasione gli sherpa avevano fatto foto e una ricognizione anche di quella che adesso hanno scelto come la via migliore da seguire sull’icefall”. Questo il racconto di Maurizio Folini sui retroscena della nuova via sull’Icefall. Guida alpina ed esperto pilota, Folini è direttamente coinvolto nella realtà alpinistica del Nepal, dove da anni lavora come elicotterista nei soccorsi ad altissima quota. A lui abbiamo chiesto dunque un parere sull’Everest e la nuova stagione imminente.

Maurizio, tu sei stato contattato direttamente dal Nepal per un consiglio sulla nuova via di salita dell’Icefall. Ci racconti come è andata?
Dopo l’incidente della valanga dell’anno scorso, quindi nel maggio del 2014, volando in quelle zone avevo individuato un’eventuale via di salita per raggiungere campo 1. La via sale dallo sperone del Nuptse e poi attraversa tutto il ghiacciaio pensile e arriva direttamente a campo 1, bypassando tutta l’Icefall. Era la via scelta da Alexey Bolotov quando c’è stato il suo incidente, quella che volevano salire lui e Denis Urubko. Avevo chiesto e ottenuto un budget alla Fishtail Air per un sorvolo con gli Icefall Doctors a cui ho mostrato la via. In quell’occasione gli sherpa avevano fatto foto e una ricognizione anche di quella che poi adesso hanno scelto come la via migliore da seguire sull’icefall. Poco tempo fa il Sagarmatha Pollution Control Committee mi ha ricontattato per rivedere le foto del tracciato della via.

Cosa pensi della via individuata sull’Icefall?
Potrebbe essere un’alternativa. Sicuramente spostandosi al centro si elimina il problema del pericolo di valanghe o di crolli di seracchi che invece esistono passando sotto la parete a sinistra dell’Icefall. Però così facendo si trovano altri problemi, ovvero questi pilastri di ghiaccio instabili. Ad ogni modo i nepalesi che hanno individuato questa via sicuramente sono persone esperte, che si passano competenze e lavoro di generazione in generazione da anni.

Chi ha individuato la via nuova?
Gli Icefall doctor, responsabili di attrezzare la via sull’icefall. Sono stipendiati del Sagarmatha Pollution Control Committee (SPCC) per questa parte della salita all’Everest fino a campo 2. Nella parte finale se ne occupa invece l’Everest Operation Association, che attrezza da campo 2 in su.

Icefall
Icefall

Questo percorso alternativo sull’Icefall è di fatto la vecchia via di salita?
Sì, una volta salivano più sulla destra, poi si sono man mano spostati verso la sinistra. La lingua del ghiacciaio, l’Icefall appunto, poiché si muove così velocemente, crea questi blocchi di ghiaccio che è difficile capire se staranno su o se crolleranno. Quando raggiungono il punto in negativo crollano. Proprio per questo negli anni gli sherpa si sono spostati più a sinistra, per cercare di arginare questo pericolo. Sul lato destro invece, verso il Nuptse la pendenza del ghiaccio diventa più forte.

Come mai secondo te la tua idea è stata scartata?
Non lo so, ma posso immaginarlo. Innanzitutto c’era un problema di permessi perché si salirebbe sullo sperone del Nuptse, che richiede un permesso diverso dall’Everest. In più è molto più lunga e impegnativa. Perciò anche per gli sherpa, non solo per gli Icefall doctors, che devono percorrerla più volte, non era l’ideale. Se fosse più sicura dell’altra, io penso di sì, anche se c’è un bel fungo pensile anche lì. Una via oggettivamente più lunga, il che per gli alpinisti non sarebbe neanche male, ma per gli sherpa è diverso. Considera anche che alcuni sherpa-porter per contratto guadagnano a viaggio: a campo 1 dalla via classica riescono a fare anche 2 viaggi al giorno, dalla via del Nuptse invece non potrebbero farne più di uno. Ad ogni modo gli Icefall doctors, gli sherpa che hanno stabilito la via di quest’anno sono grandi professionisti, avranno scelto senz’altro la cosa che sembrava loro migliore da farsi.

Da anni con il tuo lavoro nell’elisoccorso vai in Himalaya nella stagione premonsonica. Cosa ti aspetti questa primavera all’Everest, dopo lo sconvolgimento dell’anno scorso?
È davvero difficile da dirsi, sicuramente negli ultimi anni ne sono successe troppe. Il governo ha abbassato i prezzi dei permessi, io credo per non far sfuggire tutta la “clientela”. Non sta a me dire se sia giusto o sbagliato, come non sta a me valutare se la via scelta sia giusta o no. Ma l’icefall resta un pericolo da superare e certo c’è una responsabilità differente tra chi decide per sé, se salire o no e da dove salire, e chi sceglie di mandare un gruppo di persone a lavorare, perché di lavoro si tratta, ad attrezzare una via che resta un pericolo oggettivo. Se si confronta con la nostra realtà, da noi non verrebbero mandati dei lavoratori laddove c’è pericolo. Non voglio giudicare, ma credo sia un punto su cui interrogarsi. Una cosa credo dovrà cambiare: il numero di viaggi verso campo 1 e campo 2 dovrà diminuire, per ridurre l’esposizione al rischio. Bisognerà salire il minor numero di volte possibile, trovando delle alternative, che mi pare sia quello che il governo sta cercando di fare adesso prevedendo fasi di acclimamento non solo sull’Everest ma anche su altre cime vicine inglobate nel permesso. So che questo le spedizioni più grandi lo fanno già. Naturalmente comporta un’organizzazione logistica più complicata, perché è molto più semplice avere tutto al campo base e fare su e giù dal campo 2 e campo 3. Bisognerà abbassare il livello di “lusso” a campo 2, con meno confort di quelli portati negli ultimi anni.

Maurizio Folini (photo Juri Baruffaldi)
Maurizio Folini (photo Juri Baruffaldi)

Si è mai ipotizzato di usare l’elicottero per il trasporto dei materiali ai campi alti?
Si era parlato di portare materiali pesanti in elicottero fino a campo 1. Penso comunque che non succederà e giustamente. Perché è facile che all’inizio si richieda il volo per poca roba e poi alla fine diventi tutto, e se l’opzione per salire rimane poi solo l’elicottero penso che di alpinismo non si possa più parlare.

Secondo te in Nepal temono che arrivino poche persone quest’anno all’Everest?
Naturalmente una spedizione va organizzata con molti mesi di anticipo, e quindi, per quel che so io, vista la situazione incerta per via dell’anno scorso, molte spedizioni quest’anno tenteranno dalla parte cinese. Se si stabilizza comunque la situazione in Nepal son convinto che tanti torneranno dal lato sud, perché è tutto più organizzato. Penso anche al mio lavoro: sapere che esiste un soccorso strutturato e funzionante è un grosso vantaggio. E’ un servizio che ad oggi la Cina offre solo parzialmente.

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