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Tibet, a Lhasa infiamma la rivolta

LHASA, Tibet — Continua la protesta dei monaci buddisti in Tibet, che da lunedì stanno manifestando contro il governo cinese. Ai sacerdoti infatti si sono aggiunti centinaia di civili e ora alcuni negozi nelle vie di Lhasa sono in fiamme. Mentre la polizia militare di Pechino interviene con la forza, il Dalai Lama implora lo stop alla violenza.

Sta rapidamente degenerando la protesta anticinese innescata lunedì scorso dai monaci buddisti. Centinaia di civili si sono uniti infatti ai religiosi e hanno dato fuoco a negozi e macchine della polizia per le vie di Lhasa, la principale città tibetana.
  
L’agenzia di stampa ufficiale cinese, "Nuova Cina", ha affermato che ci sarebbero alcuni feriti che sarebbero ora ricoverati in ospedale. Non ha fornito però altri dettagli sugli scontri.
   
Alcuni testimoni invece, come alcuni cittadini americani residenti nella zona dello Jokhang, avrebbero sentito degli spari. Informano infatti, che la polizia militare sarebbe intervenuta di forza per disperdere i dimostranti e che sarebbero anche partiti dei colpi d’arma da fuoco.
  
Attualmente i tre principali monasteri buddhisti sono stati accerchiati da migliaia di soldati, mentre i monaci di Sera, il secondo monastero della regione, hanno cominciato uno sciopero della fame.
  
Ma con l’assedio dei luoghi religiosi sono esplose le proteste, arrivate ormai a un livello mai toccato negli ultimi 20 anni in questa regione nel nord-ovest della Cina. Il centro storico di Lhasa sarebbe praticamente sotto assedio, e secondo quello che riferisce Radio Free Asia, molti monaci starebbero compiendo gesti di autolesionismo. Due sacerdoti di Drepung sarebbero addirittura in condizioni critiche dopo aver tentato il suicidio tagliandosi le vene.
   
E intanto si moltiplicano le voci di disapprovazione della Comunità internazionale. Dopo Amnesty international infatti, oggi Washington si è detta "rammaricata" per le violenze avvenute in Tibet e ha richiamato la Cina al rispetto della cultura tibetana.
  
Il Dalai Lama inoltre, in una dichiarazione fatta a Dharamsala in India, ha chiesto alla Cina di abbandonare l’uso della forza e si è detto molto preoccupato per la situazione.
   
Nel frattempo i funzionari del Partito Comunista cinese e della polizia si dicono all’oscuro su quanto sta accadendo a Lhasa. Rispetto alle dichiarazioni dei testimoni stranieri a Lhasa e dell’emittente Radio Free Asia ivece, non rilasciano dichiarazioni.
   
Per quel che riguarda italiani in Tibet, secondo la Farnesina non sarebbero in pericolo. Si troverebbero infatti tutti al sicuro nei propri alloggi, e sarebbero in contatto costante con l’Ambasciata del nostro paese in Cina.
 
 
 
Valentina d’Angella
 
 
 
 
 
 
Foto courtesy of Corriere della Sera

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