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Tibet , cortei di protesta contro Pechino

PECHINO, Cina — Proteste e disordini tra il popolo tibetano, dopo la decisione cinese di chiudere gli accessi all’Everest in occasione di Pechino 2008. I cortei di protesta si sono moltiplicati in diverse parti dell’Asia. Durissima la reazione del governo, che ha proceduto a oltre un centinaio di arresti in Cina. Un’azione condannata da Amnesty international e di altri gruppi internazionali.

La protesta tibetana è iniziata lunedì con il corteo di 500 monaci nella cittadina di Lhasa, capitale del Tibet. Corteo a cui si sono aggregate altre centinaia di persone, e che è stato seguito da proteste in altri luoghi. Il corteo però è stato duramente represso dal governo che ha fatto intervenire circa duemila poliziotti con gas lacrimogeni.

Le autorità cinesi hanno motivato l’azione definendo la protesta "illegale" e "minacciosa per la stabilità sociale". Ma l’intervento non è piaciuto ai gruppi internazionali, che uno dopo l’altro hanno espresso biasimo per l’intervento cinese.

In India, un’altra protesta contro Pechino 2008, azionata da un gruppo di rifugiati tibetani, sarebbe stata bloccata dalla polizia nazionale. I tibetani marciavano verso la frontiera.

Secondo quanto riferito dalle agenzie internazionali, queste sarebbero le più forti proteste tibetane degli ultimi vent’anni. Le Olimpiadi, infatti, rappresentano una grande occasione per ottenere visibilità. Ma, a quanto pare, questo tipo di protesta non avrebbe l’appoggio del Dalai Lama.

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