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Alpinismo, Alta quota

Nanga Parbat, Elisabeth Revol lascia il campo base

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ISLAMABAD, Pakistan — “Tutti abbiamo salutato con grande affetto Tomek, abbiamo avuto e trovato il tempo per parlare e di capire tante cose. Elisabeth ha abbandonato il campo base senza salutare nessuno. Tutti qui al Campo Base sono rimasti senza parole per il suo comportamento poco gentile e cortese.” Con queste parole di Daniele Nardi annuncia la fine dell’invernale al Nanga Parbat della sua ormai “ex compagna” di spedizione Elisabeth Revol. Sebbene nei giorni scorsi l’italiano avesse parlato di un possibile tentativo comune verso la cima della montagna, i fatti evidenziano una chiusura, a quanto pare non proprio serena e condivisa.

“Oggi 21 gennaio alle 6 am Elisabeth Revol senza nessun preavviso è partita – scriveva ieri Nardi sul suo blog -. L’abbiamo scoperto al nostro risveglio (ore 8). Ieri mattina mi aveva comunicato il suo desiderio di restare per un eventuale ulteriore tentativo alla vetta, possibilità che sarebbe stata da me valutata dopo aver verificato la ripresa fisica di Elisabeth e aver chiarito ogni malinteso. Ho messo a sua completa disposizione il nostro computer ed il collegamento ad internet per comunicare con i suoi familiari; dopo varie mail con il marito sembrava aver risolto le difficoltà sia sul lavoro che a casa e decide di rimanere. Sempre questa mattina apprendiamo da Altaf (unico poliziotto rimasto) che ieri, nel tardo pomeriggio, dopo le 5 circa, Elisabeth ha organizzato i bagagli per andare via la mattina successiva, cioè oggi (21 gennaio), portando con sé uno dei cuochi che gli farà da portatore e da un poliziotto che l’accompagnerà”.

Questa la versione di Nardi, l’unica al momento che racconta i fatti delle ultime ore al Nanga Parbat. La Revol era tornata al campo base insieme a Tomasz Mackiewicz solo lunedì scorso. I due erano stati 11 giorni sulla montagna, raggiungendo la quota di 7800 metri e poi superando nella fase di discesa i problemi causati dalla caduta del polacco in un crepaccio. Mackiewicz nell’incidente si è procurato delle ferite che gli impediscono di continuare la spedizione che pertanto è stato costretto a dichiarare chiusa all’indomani del rientro al base. Diversa sembrava la situazione della francese, che invece ha deciso di fare altrettanto.

“La partenza di Elisabeth – continua Nardi sul suo blog -, non pianificata e né comunicata, ha causato notevoli difficoltà a Tomek che, impossibilitato a camminare velocemente dopo il brutto incidente ed avendo bisogno di assistenza per scendere fino all’ospedale di Gilgit, si ritrova senza due persone che erano state programmate per lui. Tomek è costretto a scendere da solo alle 11.30 am, mezzo zoppo e con principi lievi di congelamento alle dita dei piedi. Nella sua simpatia prende alla buona il comportamento della compagna di cordata dicendo “Elisabeth è molto concentrata su se stessa” e sorride. Questa mattina lo abbiamo medicato, gli abbiamo dato l’eparina ( medicinale che fluidifica il sangue e aiuta un recupero dei congelamenti ) per i principi di congelamento e poi lo abbiamo quasi costretto a scendere per andare in una zona a maggior pressione e ossigeno com’ è la bassa quota. Tenterà di scendere da programma in tre giorni. Domani uno dei poliziotti, Altaf, lo raggiungerà a Gundagalì e lo accompagnerà fino a Bunar Das dove troverà una Jeep che lo porterà a Chilas. Nel frattempo dovrebbe risalire un poliziotto di scorta al Campo Base”.

A fronte di due alpinisti che hanno lasciato la montagna, altre due spedizioni sono attese in questi giorni sempre sul versante Diamir. Sono quella del basco Alex Txikon e degli iraniani, che però secondo il sito spagnolo Desnivel, non sarebbero ancora riusciti a partire per Islamabad, a causa dei problemi con i permessi. Nel frattempo sull’altro lato dell’ottomila, sulla parete Rupal, i russi hanno raggiunto quota 7150 metri e il 20 sono ridiscesi al campo base.

Si tratta di una quota importante, la stessa approssimativamente a cui si erano fermati David Goettler e Tomasz Mackiewicz l’anno scorso. Da qui la via si sposta sul versante Diamir per l’ultimo lungo tratto verso la cima.

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