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Trentino, gli albergatori abilitati ad accompagnare i turisti in montagna. Scoppia la polemica

Valsugana (Photo archivio APT Valsugana)
Valsugana (Photo archivio APT Valsugana)

TRENTO — Gli albergatori trentini sono stati abilitati ad accompagnare in montagna i turisti in attività escursionistiche che si svolgano sotto un limite indicativo di 1800 metri di quota. E’ questa la nuova norma approvata dalla giunta provinciale di Trento nell’ambito delle riforme sul turismo. Il provvedimento ha immediatamente fatto scoppiare la polemica, suscitando non pochi dubbi da parte da parte dei tecnici del soccorso alpino e delle Guide alpine. “È un’assurdità contro cui ci muoveremo – ha detto Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio Nazionale delle Guide Alpine -. La legge nazionale è molto chiara: l’accompagnamento in montagna, escursionistico, alpinistico e scialpinistico è riservato esclusivamente alle Guide alpine, professionisti adeguatamente formati alla gestione del rischio in montagna”.

Il provvedimento è stato approvato pochi giorni fa dal consiglio provinciale e prevede sostanzialmente la possibilità per gli albergatori trentini di offrire ai clienti l’accompagnamento in montagna. “In escursioni – riferisce il quotidiano il Trentino Corriere delle Alpi – in cui non sussistano difficoltà di tipo alpinistico, ponendo come limite indicativo (ma nel dispositivo finale non risulterebbe) i 1.800 metri di quota”.

La nuova norma nasce all’interno di un piano per il rilancio del settore turistico, che si vorrebbe per il futuro più libero dalle strette maglie della burocrazia. Non sarebbe però questa una questione burocratica, quanto di sicurezza, secondo il punto di vista di chi è contrario al provvedimento. La questione infatti, ha immediatamente fatto scoppiare la polemica, seguita dal Corriere delle Alpi. Da una parte il Soccorso alpino e le Guide alpine, che sottolineano il rischio di dequalificare l’offerta turistica permettendo a personale non qualificato di svolgere attività di accompagnamento in montagna, sottovalutando la questione delle sicurezza degli stessi clienti; dall’altra gli albergatori che vedono invece la nuova norma come una ratificazione di una prassi già esistente da tempo.

“Le attività di accompagnamento in montagna – ci ha spiegato Cesare Cesa Bianchi, presidente delle Guide Alpine italiane in un’intervista che a breve vi proporremo integralmente – sappiamo che presentano dei rischi che professionisti adeguatamente formati quali sono le Guide alpine, gli Accompagnatori di media montagna, le Guide vulcanologiche sanno gestire. Permettere questo tipo di accompagnamento, anche solo su sentieri, a persone non formate non va bene. Permettere che un albergatore o i suoi dipendenti accompagnino i clienti d’estate o d’inverno in giro in escursioni non ha senso, soprattutto se si considera che nel campo dell’escursionismo si verifica il maggior numero di incidenti. Questa cosa va fermata. Lo sviluppo del turismo deve avere al primo posto la tutela del cliente, dell’allievo, del turista, non esporlo a dei rischi per una falsa idea di risparmio”.

Sulla stessa linea il presidente del soccorso alpino trentino Adriano Alimonta. “Innanzitutto – ha spiegato al Corriere delle Alpi -, la quota c’entra fino a un certo punto. Una difficoltà da superare la si può trovare anche a poche centinaia di metri. Gli incidenti nascono dalla non consapevolezza dei rischi e dalla scarsa praticità di un ambiente impervio. L’escursionista è in generale più estemporaneo, spesso affronta la montagna senza capire bene dove sta andando e così facendo ne sottovaluta i rischi. Dei circa mille interventi all’anno in Trentino circa il 65-70% riguarda escursionisti, che rappresentano anche la stragrande maggioranza dei frequentatori della montagna. Va pure detto che i nostri interventi non annoverano solo gli incidenti con lesioni, come gambe o ossa rotte, ma anche malori, ritardi (quando ci si ritrova al buio e senza riferimenti) e perdita dell’orientamento. Quello che posso dire è che quando c’è una figura professionale che accompagna l’escursionista o la comitiva, la probabilità di interventi di soccorso si abbassa di molto, e certe casistiche (come ritardi e perdita di orientamento) addirittura non si verificano. Il nostro consiglio, ma lo stesso lo può dire il Cai, la Sat, l’Accademia della montagna, o qualsiasi ente che si occupa della montagna vissuta in maniera responsabile, è di affidarsi a professionisti o persone esperte. Più sono esperte, minore è la probabilità di incidenti”.

Di tutt’altro avviso invece Luca Libardi, presidente dell’Associazione albergatori trentini. “Nessun albergatore è tanto stupido o tanto arrogante da sentirsi in grado di sostituire il prezioso lavoro delle Guide alpine – ha detto sempre al quotidiano trentino -. Già ora questo accade, come peraltro da tempo anche in Alto Adige, con la differenza che qui tale consuetudine avveniva in una situazione di sostanziale illegalità. Ecco il senso di quella norma: riportare il tutto a un contesto di ragionevolezza. Sfido chiunque a dire che un albergatore non sia in grado di accompagnare degli ospiti a fare una passeggiata, magari a una baita di sua proprietà, tanto per fare una bicchierata in compagnia. Perché di questo si tratta, e nient’altro. Pensare che per situazioni del genere sia indispensabile una Guida alpina o un accompagnatore di territorio è fuori dalla realtà. In Alto Adige questa previsione normativa non ha procurato alcun fastidio in termini di perdita di clienti alle guide alpine professionali. Dopo di che, mi verrebbe da dire, si parla tanto di liberalizzazioni, le invocano tutti, ma appena qualcuno si sente toccato nei propri interessi, in questo caso a torto, ecco subito le barricate e gli arroccamenti su posizioni di monopolio che fanno a pugni con la professionalità”.

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5 Commenti

  1. Finalmente qualcosa si muove e qualcuno prende l’iniziativa contro questa ignobile burocrazia italiana ferma da anni e vera causa di molti problemi economici finanziari del Paese. Ha ragione il presidente Libardi: tutti pronti ad inneggiare alle liberalizzazioni solo a patto che non si tocchino i propri interessi; è semplicemente ridicolo! Ed è assurdo che ci troviamo a vivere in un paese che arranca sempre più nelle classifiche per arrivi/presenze quando in realtà potrebbe vivere di solo turismo: in questo momento storico è opportuno che l’interesse della comunità venga anteposta a quello individuale di pochi. Siamo onesti, questa proposta non intacca quello che dovrebbe essere il corebusiness di una Guida Alpina (gite alpinistiche, che giustamente sono SOLO di loro competenza),

  2. riguarda piuttosto aree di competenza delle GAE o Accompagnatori MM, i quali però faticano a sopravvivere (se sopravvivono) anche a causa di un’assenza tanto incredibile, quanto ingiustificata di una regolamentazione nazionale completa e chiara. Proprio x questi ultimi inoltre sono fermi anche i bandi per la qualifica di MountainLeader, che potrebbe garantir loro un riconoscimento internazionale e la pratica anche di attività invernali, in questo momenti in un limbo incomprensibile a causa di gravi buchi legislativi (per non parlare dei corsi di abilitazione costosi e lunghi…) Mi dispiace per gli interessati, ma a queste condizioni e visto la situazione in cui si trovano tanto vale dare una svolta definitiva: simili iniziative di liberalizzazione sono l’unica chiave di svolta per rilanciare davvero l’intero movimento e portare vantaggi per tutti!

  3. Se si tratta di accompagnare i turisti di baita in baita su mulattiere, non vedo cosa ci sia di male: era necessaria però un’abilitazione ufficiale? Poi che tipo di escursionismo? T/E/EE? Porre la quota non dovrebbe essere l’unico criterio!
    Sta di fatto che se una Guida si sentisse professionalmente realizzata nell’accompagnare gruppi da una malga all’altra è la Guida stessa ad aver sbagliato mestiere!

  4. Le Guide Alpine non dovrebbero dir nulla. Tutti gli altri invece hanno le loro buone ragioni.
    Avete ragione, la lentezza della burocrazia esaspera e crea confusione. Così ognuno fa da sè, tipico in Italia.
    Fosse per me sarebbe un discorso di buon senso, ma ovviamente le regole sono fatte per tutelare interessi e persone (e se ci si fa male?). C’è in giro ancora un sacco di gente che accompagna gruppi facendosi pagare, in modo del tutto abusivo. Se io lo facessi gratis andrebbe anche bene, ma resta il discorso sicurezza. Dopodichè ci si può anche slogare la caviglia su un’ampia mulattiera pianeggiante…
    La soluzione passa prima di tutto dal confronto, ma non si può discutere e polemizzare all’infinito. Trovino una soluzione di compromesso. Nel caso specifico, potrebbe essere consentito l’accompagnamento solo su certi percorsi (previa classificazione difficoltà), in modo che se voglio portare a vedere il tal posto a un gruppo di clienti posso farlo in regola.

  5. Gli albergatori della zona sono, di solito, gente del posto che conosce benissimo i sentieri. assurdo pretendere che solo le guide siano capaci di accompagnare un cliente su un banale sentiero, oltre che mortificante per una guida: superare un esame su difficoltà elevate in falesia, scalata su roccia e ghiaccio di alta difficoltà per poi andare sui sentieri,,,, io al loro posto mi sentirei un vecchio pensionato

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