Turismo

Turismo in montagna: la stagione estiva 2014 è critica, resiste chi attrae gli stranieri

Escursionisti (Photo courtesy of Wikipedia.org)
Escursionisti (Photo courtesy of Wikipedia.org)

BERGAMO – In montagna, la stagione turistica dell’estate 2014 è “piuttosto critica”, con una diminuzione delle presenze, soggiorni più brevi, spesa delle famiglie più bassa. A dirlo è l’Osservatorio turistico della montagna, in un report curato dalla società di consulenza turistica Trademark Italia.

Il primo punto critico è l’accorciamento della stagione estiva, una tendenza che, si legge nello studio, “continua e si consolida generando un sentiment negativo negli albergatori che sottolineano come ‘con 50-60 giorni di apertura non c’è remuneratività. Se il margine operativo si riduce diventa difficile stare sul mercato e impossibile aggiornare, riqualificare e rinnovare’”.

Inoltre, dal dossier emerge anche un cambiamento nella composizione della clientela: “Il 74% degli operatori segnala un calo della clientela italiana, mentre migliorano i flussi internazionali per il 17% circa degli operatori con un altro 62,2% che afferma che il movimento straniero sarà stabile”. In quest’ottica, “le località che non hanno significative quote di domanda straniera vedono crescere la congiuntura negativa, che significa un calo del movimento quantificabile tra il 3% e l’8%”, mentre “la costante di ogni stagione dal 2005 in poi è la conferma delle località dell’Alto Adige che nel 2014 salgono ai vertici delle richieste dei turisti stranieri”.

Quest’estate, solo quattro italiani su dieci partiranno per le vacanze estive, e chi lo farà ridurrà periodo di permanenza e spesa. Per quanto riguarda le singole aree, l’Osservatorio prevede una situazione stabile in Alto Adige, Lombardia e Piemonte, mentre le perdite più significative per il settore del turismo di montagna si registreranno quest’anno in Friuli Venezia Giulia (tra il -5% e il -10%). In mezzo, con un leggero calo tra l’1% e il 5%, si collocano Valle d’Aosta, Veneto e Trentino.

Secondo il dossier, gli arrivi complessivi saranno 3,7 milioni con 2,8 milioni di italiani e 900 mila stranieri. Le presenze complessive si attesteranno a quota 17,5 milioni, di cui 13 milioni di italiani e 4,5 milioni di stranieri. Il fatturato diretto sarà di 1,70 miliardi di euro e il giro d’affari complessivo 2 miliardi.

L’Osservatorio riserva anche alcune sorprese. Tra queste, c’è il basso livello di gradimento, da parte dei frequentatori assidui di sentieri e rifugi, verso le proposte innovative di turismo attivo che da alcuni anni molte località delle Alpi hanno iniziato a offrire. “Cercando di attrarre i più giovani, le comunità e gli enti di promozione alpini esaltano ed investono in nuove attività: cicloturismo, mountain bike, cross country, downhill, rafting, nordic walking, etc. introducendo ritmi, rumori e agonismi incoerenti con la tradizione. Tre turisti adulti su dieci affermano che proprio queste violazioni producono serie perdite di appeal della montagna da parte dei suoi storici sostenitori”. Secondo l’Osservatorio, “con le variazioni di ritmo generazionale, inserendo atmosfere agonistiche, appare improbabile che la montagna migliore riesca a sostituire economicamente la clientela fondamentale, quella adulta, pacifica e innamorata del glam alpino”.

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