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K2, pulito il Camino Bill da 700 metri di corde: “per le corde vecchie sono morti 2 alpinisti”

Attaco del Camino Bill
Attaco del Camino Bill

CAMPO BASE DEL K2, Pakistan — Sono tutti scesi a campo base gli alpinisti della spedizione K2 60 years later. In questo momento una forte nevicata e la stanchezza impongono una pausa. Cucchi, Origone insieme a Mehdi, Ali Durani e Rehmat, hanno fatto un complesso lavoro di pulizia lungo il Camino Bill uno dei passaggi più complicati lunga la salita per lo Sperone Abruzzi, il primo, a oltre  6700 metri di quota, poco prima del luogo dove si allestisce campo due.

Un dedalo pericoloso di corde lasciate nel corso degli anni dalle varie spedizioni che si sono succedute è stato smantellato dai cinque alpinisti. È una questione al tempo stesso ambientale e di sicurezza. Il camino è stretto e la presenza di tutti quei metri di corda rappresenta un pericolo.

“Negli anni passati due alpinisti sono morti per essersi assicurati su vecchie corde” racconta Michele Cucchi. Hai fatto un lavoro complicato gli dico…”Abbiamo  fatto!.. un gran lavoro”. Michele tiene a sottolineare quell’abbiamo,  il lavoro è stato fatto da tutti e cinque. “Brutto vedere tutto quel materiale abbandonato – aggiunge -, per non parlare di campo due. Abbiamo portato via io credo tra i 600 ai 700 metri di corda”. “Ho dovuto portarlo via altrimenti era ancora su – lo interrompe Simone Origone durante la telefonata . “Al tempo stesso mi rendo perfettamente conto che è complicato tenere pulita la montagna” riprende Cucchi.

Ho davanti agli occhi, sul monitor, il suo volto, è appena arrivato al campo base ed è stanco, si vede che non si è risparmiato. Ho appena visto le immagini del Camino Bill e quelle matasse di corda portate in basso. Il management plan del Parco prevede che vengano pagate delle tasse dai trekker per usufruire dei camp site e per la gestione dei rifiuti. La volontà è quella di prevenire situazioni di emergenza come quelle che si sono verificate nella valle del Khumbu. Se tenere pulito il Baltoro è complicato, farlo sui campi alti è ancora più complesso e individuare una soluzione non è semplice. Gli chiedo quali potrebbero essere a suo parere le soluzioni. È ipotizzabile una tassa per un servizio di pulizia anche in alta quota? O è giusto che ogni alpinista si assuma questa responsabilità?

“Difficile a dirsi – risponde la guida alpina di Alagna -. Per una piccola spedizione è impensabile portare tutto a valle, per una più strutturata è più facile. Quando vedo procedere i piccoli gruppi lentamente per via dei grossi carichi penso sia impossibile obbligarli a portare via i rifiuti. Forse si potrebbe pensare a un servizio svolto dai locali. Il progetto Keep clean Karakroum in questi anni ha fatto molto e ha mostrato che è possibile lavorare per tenere pulita la montagna. Certo in futuro occorre pensare  qualcuno che possa controllare. Individuare chi in modo continuativo sappia fare un lavoro non banale. ..”

E tu lo hai provato sulla tua pelle, lo interrompo. “Si un bel discorso – dice Cucchi -, comunque la situazione dei rifiuti anche a detta dei locali è molto migliorata almeno per quanto riguarda il parco e il trekking ai campi base. Ai campi alti è un altro discorso. Sono rimasto impressionato a vedere tutti quei cadaveri di tende. Oltre al lavoro specifico che abbiamo svolto, ogni volta che ci muoviamo portiamo via nello zaino qualche cosa, anche fosse solo un sacchetto verso il base. Questa è una attenzione che potrebbe avere chiunque sale e scende dalla montagna. Abbiamo un deposito qui, sono proprio curioso di vedere alla fine quanta massa faremo. Si potrebbe forse arrivare anche a pensare a un servizio in alta quota e strutturare un sistema per non arrivare alle situazioni difficilmente sostenibile come è già successo in Nepal “.

Cambiamo discorso e gli chiedo dei programmi nei prossimi giorni. Si consulta con Taqi, capo spedizione. “Qui nevica mica male oggi – conclude l’alpinisa -. E la prima valanga scesa dalla Cesen qualche giorno fa sembrava una bomba! Per arrivare all’attacco dello sperone attraversiamo il ghiacciaio che è proprio alla base della parete, con un enorme bacino nevoso. Poi per le valanghe fino al campo tre che è esposto non dovrebbero esserci problemi. Salendo a campo 1 e 2 siamo spesso sul filo della cresta e quindi potenzialmente al sicuro, almeno da questo pericolo”.

Per il momento si aspetta in attesa di nuove informazioni meteo. Al campo base intanto sono arrivati dodici sherpa insieme alle tre alpiniste nepalesi e con molte bombole di ossigeno.

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2 Commenti

  1. Encomiabile il lavoro fatto dagli alpinisti della spedizione. Altrettanto vero che ci sono parecchi altri alpinisti (in generale) maleducati che lasciano le loro tracce ovunque. Ma per essere corretti bisognerebbe dire anche che di fianco al CB dei Gasherbrum (K2 non so perchè non ci sono stato), c’è una base militare e nei pressi ci sono dei crepacci che sono delle discariche a cielo aperto dei loro rifiuti, che non trasportano a valle con l’elicottero che quasi giornalmente vola. Oltretutto il Governo Pakistano, chiede una tassa per lo smaltimento dei rifiuti delle spedizioni di circa 2000 Dollari. Quindi??????

  2. I militari han sempre fatto quel che volevano…
    Gran lavoro, questo team vive quest’esperienza nel miglior modo possibile.
    Ecco, pensavo. Una soluzione non potrebbe essere di installare delle corde fisse che possano usare gli alpinisti in sicurezza in modo che non sia necessario installarne altre?
    Beh, probabilmente col variare delle condizioni della montagna e il deterioramento è un’idea inapplicabile.

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