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Everest Sud, “un aeroporto aperto con la pista chiusa”

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Campo base Everest sud
Campo base Everest sud

KATHMANDU, Nepal — “L’Everest è come un aeroporto aperto con la pista d’atterraggio chiusa”. Così Alan Arnette descrive la situazione attuale sul versante nepalese dell’Everest. Le più importanti spedizioni commerciali stanno rientrando a Kathmandu, mentre i pochi rimasti temporeggiano, ipotizzano difficili soluzioni alternative a quello che sembra ormai un fatto ineludibile: gli sherpa quest’anno non lavoreranno per attrezzare la via, né sull’Icefall né più su.

La stagione nepalese dell’Everest sembra volgere al termine ancora prima di essere cominciata. Le grandi spedizioni commerciali hanno lasciato o stanno lasciano la montagna, i team più piccoli senza l’aiuto degli sherpa delle grandi commerciali e degli Icefall doctors di fatto non salgono, le giornate di fermo per lutto hanno comunque impedito di lavorare alla via di salita. E i giorni ormai avanzano, in sostanza anche il tempo riduce le reali possibilità della vetta in questa stagione pre-monsonica del 2014 dal versante nepalese.

Secondo Alan Arnette, che ogni anno segue col suo blog le cronache alpinistiche dal Tetto del mondo, “la situazione è la più difficile che abbia mai trovato all’Everest dal 2002. Si sentono bugie, manipolazioni, distrazioni ingannevoli, c’è confusione”. Gli sherpa che avrebbero voluto continuare a lavorare sarebbero stati minacciati dagli altri sherpa che invece hanno deciso di fermarsi.

“I piani alpinistici dipendono dagli Icefall Doctors – aveva scritto Arnette qualche giorno fa -, se loro vorranno fermarsi e attrezzare la salita dell’Icefall. Ma alcuni di loro sono stati minacciati, le loro famiglie sono state minacciate nel caso volessero fermarsi, e loro hanno detto agli altri team che se ne vanno”.

All’Everest infatti, lavorano sia le guide sherpa, sia gli sherpa che attrezzano l’Icefall (chiamati appunto Icefall doctors). I primi sono dipendenti dei tour operators, che si occupano quindi di stupendi, assicurazioni, ecc. I secondi sono ingaggiati da SPCC (Sagarmatha Pollution Control Commitee) e pagati molto meno, perchè questa organizzazione, con lo scarso introito che incamera dalle spedizioni, deve provvedere non solo a pagare il loro stipendio, ma anche le operazioni di pulizia del campo base e del Parco dell’Everest tutto.

Everest (Photo A 8000 metri e oltre - pagina facebook)
Everest (Photo A 8000 metri e oltre – pagina facebook)

“Attrezzare l’Icefall è un lavoro molto difficile e pericoloso – ha spiegato Maurizio Gallo che da anni segue per l’Associazione EvK2Cnr le attività di pulizia nella valle del Khumbu -, gli incidenti anche mortali fra gli sherpa sono frequenti, in questo caso è stato il numero di persone coinvolte che ha fatto salire il livello di attenzione. Hanno ragione gli sherpa a protestare, hanno profondamente torto prima di tutto i tour operators che non assicurano come dovrebbero i loro dipendenti, hanno profondamente torto i turisti che dovrebbero capire in che situazione è il mercato del lavoro locale e investire una quota maggiore dei 90000 dollari che spendono a favore degli sherpa. Torto ha il governo del parco che non assegna neppure un dollaro dei 30 che ciascuno paga per entrare nel parco a SPCC per la pulizia del parco stesso e per consentire un pagamento adeguato anche agli Icefall doctors, gli sherpa poco famosi ma che sono alla base del successo delle spedizioni e che nessuno considera”.

Fatto sta che ad oggi al campo base dell’Everest in tanti se ne sono andati. Una conferma di questo arriva anche dal team di Mario Vielmo e Annalisa Fioretti che volevano tentare la salita del Lhotse. “Percorriamo tutto il campo senza trovare un alpinista – si leggeva ieri sulla pagina facebook del blog della Fioretti -, solo tende deserte o abbandonate senza paleria come meduse sulla battigia”. Da quanto si evince, anche gli italiani avrebbero deciso di rinunciare all’obiettivo.

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