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Tunnel Lecco: polemica sulla sicurezza

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LECCO — Due morti e 120 intossicati. E’ questo il drammatico bilancio dell’incidente avvenuto ieri pomeriggio nella galleria sotto il monte San Martino, sulla statale 36, a pochi chilometri dal centro abitato di Lecco. Ma a tenere banco in queste ore è la sicurezza del tunnel.

Tutto è cominciato quando un 33enne di Abbadia Lariana ha perso il controllo della sua Opel Tigra che si è schiantata contro un guardrail del sottopasso, prendendo fuoco. L’uomo al volante è morto carbonizzato. Il tunnel si è subito riempito di fumo, mentre altre auto rimanevano coinvolte in un tamponamento a catena.
 
In poco tempo il fumo tossico faceva la seconda vittima: un camionista lituano morto per intossicazione da ossido di carbonio. Altre 14 persone rimanevano ferite nei tamponamenti o per le ustioni. Due persone venivano ricoverate all’ospedale Manzoni in gravi condizioni. Alla fine saranno oltre 120 gli intossicati a vario grado giunti in ospedale. 
 
Certo è che nel tunnel di Lecco si sono vissuti momenti di autentico terrore. Impossibile non pensare all’inferno del traforo del Monte Bianco in cui persero la vita oltre 30 persone. Soprattutto vedendo quel turbine di fumo grigio che usciva dalla galleria.
 
E ora a divampare è la polemica. Il tunnel del San Martino ha qualcosa di sinistro. Un pompiere ieri lo ha definito «strutturalmente pericoloso». Da Colico in direzione Milano, per esempio, è una specie di toboga: pieno di curve e in discesa, con un divieto di velocità ed un autovelox che comunque non rallentano le auto che arrivano veloci sul ponte Manzoni.
 
Il tunnel è lo sbocco di una strada altrettanto ostica. La Statale 36, uno degli assi viari più intasati della Lombardia. Ottantasette chilometri che vanno dalla Valtellina al centro di Milano costellati da croci d’incidenti.
 
Se poi aggiungiamo che le otto ventole giganti inserite nel tunnel – che servono a estrarre i fumi in caso di incendio – ruotavano lentamente, troppo lentamente per quella situazione, la frittata è fatta.  Anzi, secondo alcuni testimoni le pale sarebbero partite con 40 minuti di ritardo, quando la galleria era già intrisa di fumo. I vigili del fuoco hanno dovuto azionarle manualmente. Il che significa che i sensori automatici non hanno funzionato.
 
Perchè? Lo stabiliranno le indagini. Resta il fatto che se il camion del povero lituano fosse stato pieno di benzina invece che vuoto, sarebbe andata molto, molto peggio…

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