Alpinismo

Unterkircher e Compagnoni: un’avventura unica

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CAMPO BASE GII SUD, Pakistan — Un pendio di oltre 50 gradi. Un compagno che non sta bene, la decisione di separarsi a pochi metri dall’obiettivo. E poi passi lenti, uno ogni dieci respiri, verso la cima, raggiunta a tarda ora. Infine la discesa al buio e un bivacco nella neve, sopra un gigantesco seracco. Nelle parole di Karl Unterkircher e Michele Compagnoni, il racconto in esclusiva della prima salita assoluta alla Nord del GII. 

Sono al campo base pakistano, i tre eroi della parete Nord. Ristorati dalla pasta, dalla coca cola, dal calore del sacco a pelo e degli abbracci degli amici che gli sono andati incontro dopo quell’estenuante discesa, che ci ha tenuto tutti col fiato sospeso per una notte e un giorno interi.
 
Al satellitare risponde Michele. La voce è squillante, il tono sereno. "Stiamo bene, ormai abbiamo ripreso tutte le forze".
 
Avete festeggiato? "Sì, ieri sera. Karl e Daniele sono stati grandi. A me dispiace moltissimo di non essere stato in cima, di non aver fatto quegli ultimi 150 metri, che alla fine erano solo da camminare perchè le difficoltà tecniche erano finite a 7.500. Ma proprio non stavo bene".
 
"Avevo lo stomaco bloccato da due giorni – prosegue Compagnoni -, non riuscivo a mangiare nè a bere niente da quando eravamo a 6000 metri. Sono riuscito a salire fino a 7.850 ma poi era tardi e ho deciso di attraversare sulla sella ovest, all’altezza del pilastro dorato, mentre gli altri salivano in cima. Eravamo d’accordo di trovarci dall’altra parte e così è stato".
 
"Ho chiamato Tamayo – racconta ancora l’alpinista valtellinese – mi ha detto che le condizioni di là, sulla normale, erano brutte, ma di qui c’era troppo vento, abbiamo preferito la traversata. Ci siamo ritrovati sulla Sud e siamo scesi verso le tende, ma abbiamo bivaccato a 7.200 metri. Ieri mattina, sotto il nevischio, siamo arrivati prima a campo 1, dove i cecoslovacchi ci hanno dato da bere, e poi al base. I due Marii ci sono venuti incontro. Ci siamo sentiti a casa".
 
Poi Compagnoni spiega la difficile scelta di rinunciare agli ultimi metri verso la cima. "Ho preferito essere prudente. Col senno di poi è facile dire che tornando indietro sarei andato in cima lo stesso, anche due ore dopo. Ma ormai è andata così. Dispiace, però, perchè era un’occasione unica. E’ una bella via: misto, neve, roccia, un po’ di tutto. E’ stato bellissimo farla in stile alpino".
 
Arriva Unterkircher, nel frattempo. Continua lui a descrivere questa nuova via. "La salita è stata difficile – racconta l’alpinista altoatesino -. Noi non non avevamo un capospedizione che ci dava indicazioni sul salire o scendere da qui o da là. Abbiamo improvvisato tutto, abbiamo attaccato dov’era più logico e siamo saliti. Abbiamo fatto un bivacco a 7000 metri, e poi ci siamo giocati il jolly per la cima".
 
"Il tempo era quasi scaduto – prosegue Unterkircher – eravamo alla fine dei 2-3 giorni di bel tempo che ci avevano promesso da Innsbruck. Quando siamo partiti, la mattina della vetta, soffiava un vento tremendo, tornare indietro dallo spigolo sarebbe stato troppo pericoloso. Meglio su che giù, insomma. Per fortuna il meteo ci è venuto incontro, la sera era tutto sereno, con tempo bellissimo".
 
Ma vogliamo sapere di più. Com’è questo spigolo inesplorato, che fino a tre giorni fa nessuno aveva visto dal vivo, ma solo in fotografia? "Molto più ripido di quanto appare in foto – racconta Unterkircher –  Credo 50 gradi, anche 55. Mentre salivo mi chiedevo se sarei riuscito a scendere con gli sci. Ma no, no: era troppo troppo ripido! Gli ultimi 200-300 metri, invece, sono belli da camminare".
 
Siete arrivati in vetta tardissimo, sfiniti. Avete avuto paura? "Devo dire che ad arrivare in cima ho fatto una fatica bestiale. Dieci respiri e un passo. Poi ancora: respiri dieci volte e fai un altro passo. Pensi sempre: adesso arrivo, adesso sono in cima. E passano i minuti, le ore. Ma abbiamo tenuto duro: quando sei lì dai il tutto per tutto, combatti per la pelle. Non pensi alla paura".
 
E la discesa com’è stata? Di là non era ancora passato nessuno. La montagna era carica di neve. "Dalla cima vedevamo le tende di campo 2, campo 1: sapevamo dove andare. Poi col buio non vedevamo più niente, ci siamo trovati bloccati su un seracco e abbiamo bivaccato lì, sulla neve. L’abbiamo superato la mattina dopo, ma non è stato facile. Abbiamo dovuto fare qualche doppia. Poi abbiamo proseguito e finalmente abbiamo raggiunto le tende".
 
Ora che vi siete riposati, rifocillati, rilassati. Vi siete resi conto di cosa avete fatto?Dell’impresa incredibile che avete compiuto? Unterkircher ride. Forse un po’ si sono resi conto. Ma la modestia, quella sincera, bellissima dote che sta portando questo ragazzo altoatesino e gli altri due suoi amici nella storia dell’alpinismo, ancora una volta prevale. "E’ stata una bellissima avventura, abbiamo dovuto valutare tutto di volta in volta, raccogliere tutta l’esperienza e prendere decisioni. Un’avventura unica, davvero. Poi, il valore alpinistico e storico, si vedrà".
 
Sara Sottocornola

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