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Non sono a 7400 metri. Aggiornamenti certi su Moro e Göttler: sono rientrati al base

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La via Schell con la posizione indicativa dei campi (Photo Emilio Previtali - The North Face)
La via Schell con la posizione indicativa dei campi (Photo Emilio Previtali – The North Face)

ISLAMABAD, Pakistan — Sono arrivati al campo base Simone Moro e David Göttler, dopo aver passato una notte a campo 3 a 6700 metri ed essere saliti questa mattina verso la Mazeno Ridge. Non sono quindi, né sono ancora mai arrivati, a 7400 metri, come si vociferava ieri. Gli aggiornamenti vengono come sempre da Simone Moro e dal membro della spedizione deputato appositamente alla comunicazione dei fatti, Emilio Previtali, che tuttavia nelle scorse ore ha dovuto “lottare” contro una serie di false notizie diffusesi sul web in merito alla posizione dei due alpinisti. Nel frattempo sulla parete Diamir anche Daniele Nardi è arrivato al campo base.

Una notte a campo 3, a 6700 metri, e un tratto di salita al risveglio verso la Mazeno Ridge prima di ridiscendere verso il campo base dove sono arrivati circa un’oretta fa. L’informazione è sicura perché arriva direttamente da Simone Moro, come era sicuro del resto che ieri notte lui e Göttler si trovavano a campo 3 a 6700 metri, perché puntualmente riferito da Emilio Previtali. Solo che sul web ieri si sono alternate indicazioni differenti provenienti da fonti altre, notizie che hanno portato Previtali a smentite, assicurazioni, ribadimenti in merito alla posizione dei suoi compagni. Un po’ comico a dire il vero, se si pensa che l’alpinista, freerider e scrittore bergamasco è in spedizione apposta per quello, in veste di cronista “dal fronte”.

Emilio Previtali in collagamento dal cb del Nanga (Photo Veronica Mantellina - Facebook)
Emilio Previtali in collagamento dal cb del Nanga (Photo Veronica Mantellina – Facebook)

Così scriveva questa mattina Previtali sulla sua pagina Facebook: “>Ciao, scusa se ti disturbo, ho letto su un sito che Simone e David adesso sono a 7400 metri e stanotte dormono a C4, per acclimatarsi, mi confermi la notizia? Rispondi > Ciao. No guarda, non so da dove viene questa notizia, questa notte hanno dormito a C3, più o meno a 6700 metri, oggi sono saliti un po’ ancora e adesso stanno già scendendo, sono a C2 perché domani le previsioni dicono che arriva il vento> Invio. Passa qualche minuto, Nuovi messaggi in arrivo > Guarda che lo sto leggendo su Twitter e anche su altri siti, non su uno solo, che adesso Simone e David sono a 7400 metri, forse tu non lo sai o non lo hai visto ancora, forse che a te non funziona internet, oggi? Puoi verificare? Grazie. Ciao. Faccio un bel respirone. Scrivi > Ho parlato un minuto fa alla radio con Simone, sono a C2, stanno scendendo di corsa. Vogliono essere qui per pranzo. > Invio. Esco dalla tenda a prendere una boccata d’aria, guardo verso ABC, magari li vedo scendere. Rientro in tenda. Nuovo messaggio in arrivo: > Ma sei sicuro?”

Poco dopo arriva un nuovo messaggio, questa volta privato inviatoci direttamente da Simone Moro.

“Rientrati al Campo base” – ci ha scritto. “Sei sicuro? Avete avvisato Emilio?” – abbiamo scherzato noi. “Stamattina avremmo potuto anche andare a 7400 metri – ha ribattuto lui scrivendo una risata -, ma facevo un freddo indescrivibile, intorno ai -40, e io e David non avevamo le tute d’alta quota ma solo vestiti ‘normali’ per essere più veloci…. Però il freddo maggiore erano le mani, il resto ok”.

David Göttler e dietro il campo 3 a 6700 metri (Photo Simone Moro)
David Göttler e dietro il campo 3 a 6700 metri (Photo Simone Moro)

Moro e Göttler si sono quindi fermati a circa 7000 metri, tornando indietro anche per via delle indicazioni dell’esperto metereologo himalayano Karl Gabl, che ha previsto l’arrivo del vento da stasera. In ogni caso la tappa è stata fruttuosa dal momento che hanno potuto attrezzare un tratto nuovo e mettere 400 metri di corde fisse prima di dover arrampicare slegati. La via infatti sarebbe in condizioni diverse da come si aspettavano.

“Tutta la cresta della Schell route è conosciuta come una lunga e abbastanza ripida camminata – ha spiegato Moro -. Qua invece è tutto ghiaccio…un errore e sei morto…”. In ogni caso l’umore è buono: i due alpinisti si sentono veloci e in buone condizioni, il che fa ben sperare per il raggiungimento della vetta.

Nardi al campo base della parete Diamir
Nardi al campo base della parete Diamir

Anche i polacchi non hanno proseguito nella salita, facendo un bivacco intermedio a metà cresta. Al momento, secondo il racconto di Moro, sarebbero al Campo 2 ora, dentro una grotta di ghiaccio, un posto un po’ angusto e spettrale ma riparatissimo. La loro idea è quella di stare sulla montagna una settimana, nonostante le brutte previsioni meteo.

Dall’altro lato del Nanga Parbat, sul versante Diamir, nel frattempo la spedizione di Daniele Nardi è finalmente pronta a cominciare. L’alpinista di Sezze, ai piedi della montagna per tentare una salita solitaria e leggera lungo lo Sperone Mummery, è arrivato ieri al campo base.

Info: pagine Facebook di Emilio Previtali, Simone Moro e Daniele Nardi

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