News

Nepal, la dea bambina sfrattata

immagine

KATHMANDU, Nepal — Ha solo 10 anni ed era venerata come una dea "Kumari", la dea vivente induista in Nepal. Ma forse quello non era il suo sogno. Non era quello che desiderava. Così, Sajani Shakya, una bambina di Bhaktapur, ha preso l’aereo e si è diretta negli Stati Uniti. Violando però l’antica tradizione e perdendo così il suo prezioso statuto di divinità.

Ora non sarà più venerata come una dea. Ha perso la sua purezza, la sua innocenza. E’ tornata a vivere una vita normale. E forse è un bene.
 
L’antico culto nepalese della "Kumari" è diffuso nella zona fin dal sesto secolo dopo Cristo. Secondo questa antica tradizione, le bambine di età compresa tra i 4 e i 7 anni vengono prelevate dalla comunità buddhista shakya e sottoposte al rituale di scelta.
 
Fra loro verrà eletta la dea Kumari, una per Patan, una per Bhaktapur e una per Kathmandu. Ma prima le piccole devono superare una serie di prove. Per esempio vengono chiuse in una stanza buia, circondate da teste di bufalo e da danzatori travestiti da demoni che volteggiano e emettono suoni spaventosi.
 
Dopo la scelta della bambina, comincia la sua purificazione. Viene vestita di rosso e le viene dipinto un terzo occhio in mezzo alla fronte. Da qui comincia la sua nuova vita. Abbandona casa e famiglia e assume le sembianze dell’incarnazione della dea Taleju Bhawani.
 
La Kumari resta chiusa in una stanza per molto tempo. I credenti vanno a far visita alla divinità per ottenere benedizioni e guarigioni da qualche male. La Kumari esce dalla stanza solo tre o quattro volte all’anno per essere esposta durante le celebrazioni del paese.
 
Poi, appena raggiunta l’adolescenza, la bambina può fare ritorno a casa. Ma la sua vita futura non sarà semplice. In Nepal, infatti, è diffusa la tradizione che chi sposa una Kumari non vivrà a lungo. Per questo, l’ex divinità non troverà facilmente marito e continuerà ad essere osservata con timore o curiosità.
 
La vita di una Kumari non è affatto semplice. Tutt’altro. La piccola Sajani Shakya, forse voleva solo godersi la vita da bambina, quegli anni innocenti, fatti di gioco e di innocenza.
 
La Corte Suprema del Nepal aveva deciso di indagare sulla questione per verificare se non ci fossero irregolarità. Ma per il momento la tradizione non si ferma. Alcune organizzazioni per i diritti umani nepalesi avevano anche chiesto l’abolizione della pratica, vista come una forma di sfruttamento dei minori. Staremo a vedere… 
 
Greta Consoli

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button
Close